Nuova pagina 1

Le
Sezioni Unite della Corte di Cassazione – pronunciandosi sul ricorso preventivo
di giurisdizione  hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice
italiano. Secondo gli ermellini, il complesso di atti normativi adottati
dall’Argentina tra il 2002 ed il 2003, con i quali era stata stabilita la
moratoria sul pagamento delle obbligazioni pubbliche per l’emergenza in materia
sociale, economica e finanziaria, non fanno parte del diritto privato e, in
quanto tali, non possono essere sottratti al regime di immunità del quale
godono gli atti sovrani.

E’
principio di diritto consuetudinario internazionale, afferma la Cassazione, che
l’esenzione degli Stati stranieri dalla giurisdizione civile è limitata agli
atti attraverso i quali si realizza l’esercizio delle funzioni pubbliche statali
e non si estende a quelli che hanno natura privatistica, svincolati
dall’esercizio di funzioni sovrane. Rigettando la tesi del ricorrente La
Cassqazione ha altresi’ sottolineato che anche in considerazione delle misure
successive, attuate attraverso vere e proprie leggi pubbliche di bilancio, si è
trattato di "finalità pubbliche di governo della finanza per la tutela di
bisogni primari di sopravvivenza economica della popolazione in un contesto
storico di emergenza nazionale": devono pertanto essere considerati prevalenti
gli interessi della collettività organizzata in Stato che le misure contestate
hanno voluto tutelare, e anche se hanno finito con l’incidere sui diritti
patrimoniali di cittadini stranieri, tali provvedimenti restano nella loro
sostanza atti sovrani coperti da immunità.

 


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE


SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Vincenzo Carbone – Presidente aggiunto

Dott. Giovanni Olla – Presidente di sezione

Dott. Antonio Vella – Presidente di sezione

Dott. Enrico Papa – Consigliere

Dott. Antonino Elefante – Consigliere

Dott. Ernesto Lupo – Consigliere

Dott. Vincenzo Proto – Consigliere

Dott. Fabrizio Miani Canevari – Consigliere

Dott. Mario Rosario Morelli -Rel. Consigliere

Ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

BORRI LOCA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
TACITO 39, presso lo studio dell’avvocato BARONE GIANLUIGI, rappresentato e
difeso da se stesso, unitamente all’avvocato, CAMINITI ANTONIO, giusta delega in
calce al ricorso;

-ricorrente-


contro

REPUBBLICA ARGENTINA, in persona del Procuratore
del Tesoro della Nazione, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DI SPAGNA
15, presso lo studio legale SIRAGUSA-EMANUELE, rappresentata e difesa dagli
avvocati FAUSTO POCAR e MARIO SIRAGUSA, giusta delega a margine del
controricorso per il primo, e procura speciale, in atti, per il secondo;

-controricorrente-

per regolamento preventivo di giurisdizione in
relazione al giudizio pendente n. 3407/03 del Giudice di pace di FIRENZE;

uditi gli avvocati Luca BORRI, Fausto POCAR, Mario
SIRAGUSA, C.F. EMANUELE;

udita la relazione della causa svolta nella camera
di consiglio il 21/04/05 dal Consigliere Dott. Mario Rosario MORELLI;

lette le conclusioni scritte dal Sostituto
Procuratore Generale Dott. Umberto APICE il quale ha chiesto il rigetto del
ricorso e per l’effetto dichiarare il difetto di giurisdizione del giudice
italiano, con le conseguenze di legge. Tali conclusioni sono state confermate in
udienza dal Sostituto Procuratore Generale Raffaele PALMIERI.

ORDINANZA


RITENUTO I N FATTO

1.
L’avvocato Luca Borri – che, nel giugno 2001, per il (dichiarato) complessivo
importo di euro 183.000,00, aveva acquistato da B.N.L. e Monte Paschi Siena, che
già li detenevano nel loro portafoglio, titoli obbligazionari (denominati
global bonds) con scadenza aprile 2008 e tasso di
intesse annuo dell’ 8,125% [come emessi, nel 1998, dalla Repubblica Argentina
nello Stato di New York, quotati in Lussemburgo e poi rivenduti sul "mercato
secondario"] – chiedeva ed otteneva, nel successivo luglio 2002, decreti
ingiuntivi, con i quali il Giudice di Pace di Firenze intimava al Governo
Argentino di pagare al ricorrente, per ciascun decreto, la somma di euro 500,00
(quale frazione del suo maggior credito di euro 183.000,00). E cio’ in
applicazione del principio (sub art. 1186 c.c.) della
"decadenza dal beneficio del termine", applicabile quando il debitore versi in
conclamato stato di insolvenza; come nel caso, appunto, della Argentina che – in
conseguenza della grave crisi economica che aveva colpito quel paese dall’inizio
del 2002 – si era vista costretta a dichiarare, con legge n. 25 del 2002, la
"emergenza pubblica in materia sociale, economica e finanziaria".

2.
La parte ingiunta si opponeva ai provvedimenti monitori.

Stigmatizzava, in premessa, le iniziative
giudiziarie del Borri volte a "soddisfare i propri pretesi diritti in modo
unilaterale ed a scapito della paritetica posizione di altre centinaia di
migliaia di partecipanti al medesimo prestito obbligazionario. I quali nella
quasi totalità, avevano "prescelto, invece, la via dell’azione collettiva sotto
il profilo dell’intervento politico e diplomatico", in vista di "una soluzione
globale che soddisfi in modo paritario le ragioni di
tutti gli obbligazionisti nella misura che risulterà possibile".

– Articolava, quindi, numerosi motivi di
opposizione, in rito e nel merito: pregiudizialmente ai quali eccepiva, per
altro, il difetto di giurisdizione del giudice italiano. E cio’ sotto il
triplice profilo:

a)
della propria "immunità" da tale giurisdizione, per il principio "par
In parem non
habet iurisdictionem",
venendo nella specie propriamente in considerazione i provvedimenti statuali –
1. n. 25/02 cit., d.M. n. 73/02: 1. n. 25/03 – con i quali, per ragioni di
interesse pubblico, era stato disposto il differimento di pagamenti delle
obbligazioni pubbliche;

b)
dell’esistenza di una clausola (art. 22) del regolamento del prestito
obbligazionario in questione, attributiva della giurisdizione ai giudici dello
Stato di New York o della Repubblica Argentina per qualsiasi controversia
inerente a quei titoli ("L’Argentina
si sottopporrà
irrevocabilmente alla giurisdizione
di qualsiasi
delle suddette Corti, con
riferimento a qualsiasi delle
suddette azioni legali
e
rinuncerà irrevocabilmente
a proporre qualsiasi
eccezione relativa al difetto di competenza
di
dette Corti …");

c)
della inesistenza anche di alcun criterio di collegamento, dell’odierna
controversia, alla giurisdizione del giudice italiano,

exlege di d.i.p. n. 218 del 1995 [1]
.

3.
Nel giudizio cosi’ instaurato, il Borri ha proposto, quindi, regolamento
preventivo per far dichiarare la giurisdizione, invece, del giudice italiano. E
cio’ in ragione:

a)
della natura privatistica, e non iure
imperi, della attività svolta dalla Argentina
attraverso la collocazione sul mercato di titoli del debito pubblico e della
"irrilevanza del d.M. 73/02 e della 1. n. 25/03 citt. ai fini del riconoscimento
dell’autorità giudiziaria italiana";

b)
della "irrilevanza dell’art. 22 del cd. Accordo quadro";

c)
della esistenza della giurisdizione nazionale in virtù del combinato disposto
dell’art. 3, co. 2, 1. 218/1995 e 5, co. 2 n. 1, 1. n. 804/1971, di ratifica
della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (per cui, in materia
contrattuale, il convenuto puo’ essere citato in uno degli Stati contraenti in
relazione al luogo ove 1’obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere
eseguita).

– L’intimata ha replicato con controricorso.

– Il P.G. presso questa Corte, nelle sue
conclusioni scritte, ha chiesto respingersi il ricorso con declaratoria del
difetto di giurisdizione del giudice italiano.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.
Nel presente giudizio – che, in relazione alla nota vicenda dei
bonds argentini, non vede coinvolto alcun soggetto
(istituto intermediario/autorità di vigilanza) di nazionalità italiana, ma
solo ed esclusivamente la Repubblica Argentina – il quesito pregiudiziale sulla
giurisdizione si pone, quindi, in relazione, in primo luogo, al profilo
(potenzialmente di ogni altro assorbente) della sussistenza, o meno, della
immunità giurisdizionale di quello Stato in relazione al rapporto dedotto in
causa.

2.
La questione va risolta in applicazione del principio di diritto consuetudinario
internazionale, recepito dall’ordinamento italiano in virtù di richiamo
dell’art. 10 Costituzione: principio, cd. della "immunità ristretta o
relativa".

In virtù del quale l’esenzione degli Stati
stranieri dalla giurisdizione civile e