Garanti Ue: chieste più tutele per i visti di soggiorno. Approvato un parere sulla proposta di regolamento che istituisce il VIS

Il progetto di istituire un archivio centrale ed un
sistema di scambio di informazioni sui visti di soggiorno di breve durata pone
importanti questioni per i diritti fondamentali e le libertà degli individui e
il loro diritto alla protezione dei dati personali.

E’ quanto ha affermato il Gruppo che riunisce i
Garanti europei, che nei giorni scorsi ha deliberato un parere sulla proposta
di regolamento comunitario che istituisce il VIS, il Sistema europeo di
informazione visti, che prevede la raccolta e lo scambio di dati sui visti di
soggiorno di breve durata.

I lavori sul progetto di parere sono stati coordinati
dall’Autorità italiana.

L’archivio VIS sarà costituito da una banca dati
centrale e da interfacce nazionali e sarà accessibile da parte di sistemi
nazionali, collegati con i consolati e i posti di frontiera di ciascun Paese
partecipante; l’archivio conterrà i dati identificativi di tutte le persone
che richiederanno un visto di ingresso valido tre mesi per uno dei Paesi
aderenti all’Accordo di Schengen. Oltre ai dati alfanumerici, saranno
registrati anche i dati biometrici, in particolare la foto digitalizzata del
richiedente e le sue impronte digitali.

Nel parere i Garanti europei confermano l’apprezzamento
per gli impegni che la Commissione ha assunto nei mesi scorsi nel dialogo
diretto aperto con le autorità di protezione dei dati. In questa chiave
costruttiva pongono in evidenza i rischi che potrebbero derivare
dall’inserimento di una cosi’ massiccia raccolta di dati personali e biometrici
in un database centralizzato, che prevede uno scambio di dati su larga scala
riguardante un enorme numero di persone. I Garanti, pertanto, chiedono che:
vengano svolti alcuni approfondimenti, e che vengano in particolare specificate
chiaramente ed esaustivamente le finalità del trattamento dei dati contenuti
nel VIS, in rapporto alla politica comune dei visti che ne costituisce il
fondamento giuridico; siano stabiliti tempi di conservazione limitati e
proporzionati (attualmente previsti in cinque anni); siano definite con
precisione le autorità abilitate ad introdurre dati nel VIS cosi’ come a
modificarli e cancellarli, anche su richiesta dell’interessato; vengano
individuati gli organismi che possono accedere al sistema (in particolare con
riguardo alle previste interconnessioni con il sistema informativo Schengen) e
specificate meglio le funzioni di controllo e supervisione da parte delle
Autorità di protezione dei dati personali.

Il parere è stato inviato al Parlamento europeo e
alle altre istituzioni comunitarie che hanno in corso di esame la proposta di
regolamento in vista della sua definitiva adozione.

 

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