I familiari dei malati di Alzheimer non devono versare alcuna retta, ai Comuni, per il ricovero dei loro cari in strutture per lungodegenti, in quanto si tratta di importi a totale carico del Servizio sanitario nazionale dato che il tipo di patologia non consente di fare distinzione tra spese per la cura e spese per l’assistenza. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 4558 che ha respinto il ricorso di un Comune veneto che forniva assistenza a pagamento.

Nella sentenza si afferma che quando ci sono condizioni di salute che richiedono una stretta correlazione tra prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale, non trova luogo la determinazione di quote nel senso invocato dal Comune di Carbonera in quanto una distinzione tra gli aspetti della cura e
quelli dell’assistenza presuppone una scindibilità delle prestazioni che non ricorre nell’ipotesi dei malati di Alzheimer, che hanno bisogno di una stretta correlazione di prestazioni sanitarie e assistenziali, con netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria.