L’assunzione di farmaci per la cura di malattie croniche puo’ alterare i risultati dell’alcoltest. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione quarta penale che, con la sentenza n. 28388/12, depositata il 13 luglio 2012, ha accolto il ricorso di un malato cronico che aveva messo in dubbio l’attendibilita’ dell’alcoltest in presenza di assunzione di farmaci necessaria alla cura della sua malattia. In particolare, – come riportato dal sito Sicurauto.it – ne’ in primo grado davanti al Tribunale di Monza, ne’ in appello davanti alla Corte d’Appello di Milano, il ricorrente era stato preso sul serio. Eppure le sue argomentazioni hanno alla fine trovato un riscontro positivo, se pur in extremis, grazie alla Corte di Cassazione.

In questa particolare occasione, infatti, il ricorrente aveva sollevato un dubbio insolito che metteva in rilievo una possibile interrelazione tra assunzione di farmaci e il risultato dell’alcoltest. In primo e secondo grado, pero’, i giudici non avevano dato credito alle osservazioni del ricorrente e nessun tipo di verifica era stata effettuata, nonostante il ricorrente avesse prodotto un teste qualificato (se pur non esperto di alcoltest) e varia documentazione.

La pronuncia della Suprema Corte non deve indurre in errore pero’. Gli Ermellini infatti hanno richiamato solo ed esclusivamente ad una maggiore accuratezza nel giudizio, senza svolgere alcun ragionamento giuridico sulla validita’ della teoria per la quale l’assunzione di farmaci possa comportare inevitabilmente ad un errore dell’alcoltest. Tuttavia rimane molto difficile contestare l’esito dell’alcoltest e non è detto che la Corte d’Appello chiamata a decidere nuovamente non confermi la decisione presa in precedenza.

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