Cronaca

Nuovo porto di Fiumicino, sequestrato il cantiere: sette indagati

Roma, 19 nov. (TMNews) – Sequestrata a Fiumicino dalla guardia di finanza di Roma l’intera area del cantiere dove era in costruzione il nuovo porto turistico (il “Porto della Concordia”, una superficie di oltre un ettaro), lavori affidati ad una società del gruppo Acqua Pia Antica Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone. Sette gli indagati per frode nelle pubbliche forniture nel corso della realizzazione di un’opera di interesse generale, tra cui lo stesso imprenditore, i legali rappresentanti delle società sub-appaltatrici e il direttore dei lavori.

Il progetto del porto prevedeva la realizzazione, sia a mare che a terra, di cantieri nautici, strutture abitative, ricettive, commerciali, sportive e box auto che, secondo le intenzioni, dovevano garantire la ricettività di circa 1.500 imbarcazioni. Secondo le indagini, dirette dal sostituto procuratore della Repubblica di Civitavecchia Lorenzo Del Giudice e svolte delle Fiamme gialle della Tributaria, dietro i lavori di costruzione del porto c’era però un meccanismo di affidamento delle commesse tra imprese riconducibili, direttamente o indirettamente, al noto gruppo romano, con l’intento di realizzare l’opera ad un costo di gran lunga inferiore a quello stimato, circa un quarto dei previsti 400 milioni di euro.

L’impresa concessionaria, da parte della Regione Lazio, della zona demaniale marittima per un periodo di 90 anni (una società partecipata da un ente pubblico e di fatto gestita, anche attraverso patti di sindacato, dall’Acqua Pia Antica Marcia) avrebbe affidato la realizzazione ‘chiavi in mano’ della struttura senza ricorrere ad alcuna gara di appalto ad una società general contractor sempre del gruppo che, a sua volta, avrebbe sub-affidato le varie commesse, a costi contrattuali sensibilmente inferiori, ad altre società, prive di sufficienti capacità imprenditoriali e strutturali.

Soltanto l’ultima impresa della catena (una società di Reggio Emilia estranea al perimetro dell’Acqua Pia Antica Marcia) avrebbe avuto il compito di eseguire materialmente i lavori di costruzione dell’opera, ad un costo pari a circa un quarto di quello stimato, ovvero 100 milioni di euro invece che i 400 previsti.

La stessa contrattualistica utilizzata presenterebbe alcune evidenti anomalie: contratti redatti a distanza di un giorno, società inserite nella catena dei subappalti che avrebbero affidato i lavori ad altri soggetti prima di essere formalmente incaricate per la loro esecuzione e, addirittura, vi sarebbe stato, in un caso, il sub-affidamento delle opere senza un’assegnazione ‘a monte’.

Per i magistrati il sistema sarebbe stato funzionale ad una rilevante contrazione degli oneri di costruzione, a tutto beneficio delle società del gruppo.

Fonte: TmNews

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