hqdefaultLa percezione è il processo psichico soggettivo attraverso il quale entriamo in contatto con la realtà che ci circonda.
Ognuno di noi entra in rapporto con la realtà attraverso degli stimoli sensoriali, ma soltanto alcune di queste informazioni sono elaborate (informazioni rilevanti) mentre tutto il resto viene scartato e la selezione delle informazioni tenuta in considerazione è influenzata prevalentemente dai bisogni e dagli scopi soggettivi della persona.
Infine la persona attribuisce ad ogni informazione un giudizio e una valutazione soggettiva sulla base del suo sistema di valori, di credenze e dei bisogni del momento.

Il quotidiano Washington Post, sulla base di questo, fece un esperimento sulla percezione del bello: incaricò Joshua Bell, uno dei più bravi musicisti al mondo (nello specifico violinista), di suonare per 45 minuti in una delle stazioni della metropolitana più affollate nell’ora di punta.
Alla fine dei 45 minuti solo 6 persone si erano fermate ad ascoltarlo e raccolse appena 32 dollari, gli unici che sembrarono davvero interessati all’esecuzione erano bambini.
Il violinista se ne andò nella confusione della stazione senza nemmeno un riconoscimento o un applauso per la sua esecuzione e pensare che due giorni prima aveva riempito il teatro di Boston con una media di 100 dollari a biglietto.
Questo dimostra che il comportamento di ognuno è strettamente collegato ai bisogni temporanei e per questo si perdono molte sfaccettature della realtà, anteponendo questi bisogni alla realtà obbiettiva che ci circonda.

Ne deriva che se si introducono 10 individui in un ambiente con gli stessi identici stimoli sensoriali, del genere visivo, uditivo, olfattivo, etc.,ognuno di loro percepirà delle sensazioni diverse, a seconda dei propri bisogni, interessi o attitudini, quindi in una stessa realtà uguale per tutti, ne deriveranno 10 diverse realtà percepite.
Attraverso questo processo di selezione l’uomo crea, come afferma Schopenhauer, una propria realtà percepita, determinando così le varie epoche storiche, le varie credenze e i vari modi di vivere dovuta all’epoca storica, alla cultura, alle credenze religiose, all’educazione, in breve al processo formativo della personalità di ogni singolo individuo.

Alla luce di questo l’uomo è e può essere continuamente ingannato sia da se stesso, che dagli altri, i quali fin dalla creazione, cercano di imporre la propria realtà percepita su quella altrui; su questo e sullo studio dei meccanismi e di tecniche persuasive che i pubblicitari elaborano strategie, tattiche e metodi per attirare l’attenzione dell’osservatore e manipolare i suoi comportamenti, incidendo sui suoi bisogni e le sue necessità. La pubblicità non si limita semplicemente a dire qualcosa al consumatore, ma può far succedere qualcosa nella sua mente e nella sua percezione: può consolidare una convinzione, cambiare un’opinione,può rimuovere un pregiudizio, costruire un’idea, renderlo cosciente di un problema o di un vantaggio che il prodotto pubblicizzato può avere.

Ecco che nasce la strategia, ovvero la strada per portare la marca in una situazione diversa da quella attuale, il modo in cui il pubblicitario fa cambiare idea al consumatore, il cambiamento che desidera ottenere nella sua percezione , in ogni caso, riesce a modificare i nostri comportamenti.
Siamo dunque pasta da modellare nelle mani di chi decide per noi quali debbano essere le nostre esigenze e ci convince che non possiamo fare a meno di determinati prodotti. E’ talmente palese il nostro condizionamento mediatico che ci ritroviamo tutti a comprare le stesse marche di prodotti, d’altronde avrete senz’altro fatto anche voi quel gioco che ti chiede di pensare ad una nazione che comincia con la lettera D, un animale che comincia con la lettera E e ad un colore con la lettera R, e ci siamo tutti ritrovati con un elefante rosso in Danimarca.