Lo scossone delle elezioni regionali non rafforza nessuno, il governo tantomeno. Lo scontento di Ncd sui temi della giustizia, come sul canone Rai in bolletta, alimenta tensioni nella maggioranza, mentre il Pd è dilaniato e Fi pure

Da giorni si sussurra che le elezioni potrebbero avvicinarsi. Ci sarebbe solo da scommettere su chi creerà il casus belli, se lo stesso premier, gli alfaniani o Silvio Berlusconi, che cerca di ricucire le diverse anime del centrodestra.

Ieri è saltata la seduta della commissione Giustizia del Senato per «troppe assenze» ed è stata rinviata ad oggi: il gruppo di Ncd ha disertato i lavori pretendendo un «chiarimento» nella maggioranza. Il capogruppo Maurizio Sacconi ha protestato per il «ripetersi di maggioranze spurie su provvedimenti di elevato significato politico» e denunciato «lacerazioni» sia sulla riforma per la responsabilità civile dei magistrati che sul «divorzio breve». Nel giro di una settimana, infatti, per ben due volte la maggioranza si è spaccata e un inedito asse Pd-M5S ha tagliato fuori dai giochi gli alfaniani. Nello stesso giorno in cui si è ricomposta la frattura sul ddl per i risarcimenti per errori giudiziari delle toghe, sottolinea una nota di Ncd, «paradossalmente» il gioco si è ripetuto sui figli nel «divorzio breve»: gli alfaniani hanno votato contro e abbandonato la Commissione. Ora, il coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello chiede spiegazioni alla segreteria Pd. «La intensa stagione di riforme e provvedimenti nell’agenda della commissione Giustizia – avvertono i senatori di Alfano – richiede la massima coesione nella maggioranza che, solo una volta prodottasi, non esclude più ampi consensi».

Intanto, i deputati di Ncd chiamano il governo a riferire in aula sul canone Rai in bolletta, ma Matteo Renzi con una retromarcia fa sapere che i tempi sono «troppo stretti» per inserire il provvedimento in questa legge di Stabilità.

Le fibrillazioni con Ncd rientreranno? Il partito di Alfano fa capire che la maggioranza si può pure allargare, ma non cercando il sostegno di volta in volta di pezzi dell’opposizione. Oggi sarà il tema molto delicato della prescrizione a tenere banco. Arrivano in Commissione Giustizia della Camera le tre proposte di riforma targate Pd, M5S e Sc, con tutta la tensione provocata nell’opinione pubblica dalla sentenza Eternit in Cassazione, che ha chiuso senza colpevoli il processo sulle vittime dell’amianto.

«Il governo – annuncia il sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa – presenterà un suo testo che indicherà una soluzione. Senza allontanarsi dall’impianto della legge ex Cirielli, che ha prodotto quasi il dimezzamento dei casi di prescrizione, si prevederà un allungamento supplementare dei tempi solo dopo la condanna in primo grado. Quest’istituto ha una sua ratio nell’intero sistema e la cosa fondamentale è accelerare i tempi dei processi, allungando i termini sono in determinate circostanze, perché altrimenti si produrrebbe invece un rallentamento». Costa è di Ncd ed è convinto che l’accusa agli avvocati di manovre dilatorie per inseguire la prescrizione non sia fondata. «Altrimenti – sottolinea – non si spiegherebbe come mai su 113 mila casi di prescrizione nel 2012 quasi 70 mila si chiudono nella fase delle indagini preliminari, quando le scelte dei legali non pesano. Sembra più una patologia del principio di obbligatorietà dell’azione penale, nel senso che le procure selezionano i casi da salvare».

Fonte: Anna Maria Greco. Il Giornale

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