magistrati-cassazione-ansaIl cuore stesso della nostra giustizia, la Corte suprema di cassazione, è di fatto un organo infartuato. Come dimostrano questi dati. –

Volete sapere perché la giustizia penale italiana è tanto malata? Volete sapere perché, come ha dimostrato per ultimo il caso del processo per l’omicidio di Meredith Kercher (che ci ha fatto fare una figuraccia mondiale), troppo spesso le condanne e le assoluzioni vanno e vengono come su una giostra? Be’, le cause del disastro sono tante. Ma qualunque medico, data un’occhiata ai dati che state per leggere, potrebbe diagnosticare che lo stesso cuore della nostra giustizia, la Corte suprema di cassazione, è di fatto un organo infartuato.

Fate finta che la Cassazione penale sia una fabbrica dove lavorano 112 magistrati, che come altrettanti operai devono lavorare pezzi di metallo: questi pezzi sono i ricorsi presentati contro le sentenze pronunciate dalle corti d’appello e contro tutti i provvedimenti dei tribunali, da un arresto a un patteggiamento, fino a una qualunque misura cautelare. Bene. Nel 2014 i giudici-operai della Cassazione penale hanno ricevuto 53.374 ricorsi-pezzi di metallo. I difensori degli imputati ne hanno presentati 49.694, i pubblici ministeri si sono fermati a 3.116, altri 564 sono stati presentati da entrambe le parti in causa.

E questa è già una prima anomalia. Perché, con un numero di giudici equivalente, la Corte di cassazione francese affronta in media soltanto 8 mila procedimenti, e quella tedesca circa 3 mila. Ma negli altri paesi i patteggiamenti bloccano dagli otto ai nove decimi del carico giudiziario. E in particolare nei paesi anglosassoni le assoluzioni di primo grado non possono essere appellate.

corte-cassazione-sentenze-2014-tempi-itIl terzo grado? Un’eccezione
Ma torniamo alla nostra fabbrica. In 12 mesi, i 112 giudici-operai hanno dovuto trattare 477 ricorsi a testa, impegnando una media di 215 giorni dall’iscrizione del procedimento fino all’udienza che lo ha chiuso. Lavoro utile? Non proprio tutto, visto che 32.549 di quei ricorsi sono stati analizzati e studiati, ma poi respinti al mittente perché giudicati inammissibili, come fossero altrettanti pezzi di metallo fallati, inservibili. Sono sei su dieci, mica uno scherzo. Chi ha fatto lavorare a vuoto la Cassazione? In questo caso, più gli avvocati dei pubblici ministeri, perché è stato definito inammissibile il 64 per cento dei loro ricorsi, contro il 20,9 per cento dei secondi.

Il problema vero riguarda però quel che è sopravvissuto a questo primo vaglio “produttivo”. Perché, subito dopo, i giudici-operai hanno dovuto lavorare quel che restava di buono. E hanno dovuto annullare o rispedire indietro altri 13 mila ricorsi: in parte sono processi «annullati con rinvio», che quindi sono stati costretti a tornare indietro a una Corte d’appello, per un nuovo processo. In questo caso si sono comportati peggio i pm: si sono visti annullare il 59,8 per cento del totale dei loro ricorsi, mentre gli annullamenti attribuiti ai ricorsi degli avvocati sono stati il 19,8 per cento.

Ma insomma, alla fine, che cosa ha prodotto la fabbrica? Nel 2014, quante sono state le sentenze definitive pronunciate dalla Corte suprema di cassazione? Quanti processi sono terminati con una condanna o un’assoluzione nel fatidico “terzo grado di giudizio”? Sono stati 7.821 in tutto, il 14,7 per cento del totale iniziale. La fabbrica della giustizia è riuscita quindi a tornire, a completare solamente un pezzo di metallo su sette. Tutto il resto è finito in nulla. O è tornato indietro, come in un assurdo gioco dell’oca.

Maurizio Tortorella
Fonte: Se la Cassazione fosse una fabbrica | Tempi.it