Maria LimottaArticolo a cura dell’Avv. Maria Limotta – 

Troppo spesso oramai la mano dell’uomo sfiora visi di donne ma non per una carezza; lascia segni sui loro corpi ma non d’affetto. Dilaga una dinamica comportamentale tutta tendente ad affermare supremazia ed appartenenza, quasi come se la persona/vittima fosse una “proprietà”.

Una problematica sempre più frequente e preoccupante.

“Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”; così la violenza viene descritta dalla “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” del 1993, all’art. 1.

Stando alle statistiche dell’ONU risulta il crimine più diffuso nel mondo ma anche quello meno denunciato. Le vittime ed i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali, culturali ed economiche.

Eppure la maggiore difficoltà è ancora quella di non comprendere la gravità della violenza subìta o comunque la paura di chiedere un adeguato aiuto all’esterno. Per le vittime sembra più semplice “fingere che nulla sia accaduto”; come se tutto dovesse necessariamente cadere nell’oblio, come se il senso di vergogna ed imbarazzo prevalesse sulla consapevolezza, sulla volontà stessa di trovare giustizia e fornire tutela ai propri diritti.

Inutile dire che le conseguenze fisiche e psicologiche del maltrattamento subìto sono gravissime, spesso tragiche.

C’è un primo passo da fare? Seguire una “giusta strada” per uscire dalle conseguenze del maltrattamento?

Un piccolo grande contributo può provenire proprio dall’informazione: dar voce alle donne e fornire alle stesse delle risposte adeguate. Ancora una volta, dunque, l’importanza della “comunicazione” quale filo conduttore tra il prendere coscienza della violenza subìta ed affrontare, nonché superare, con il sostegno necessario, il disagio vissuto.

Ridare valore alla persona, alla donna vittima di violenza; favorirne il reinserimento sociale; far crescere la sua autostima, conferire autonomia ed indipendenza alla stessa; elaborare un percorso che tenda a far riscoprire quel potere decisionale che sembra esserle sottratto e, soprattutto fare in modo che la donna possa ancora guardare con fiducia il futuro.

Molteplici le meritevoli attività ed iniziative promosse da associazioni e professionisti, tutte tendenti al cambiamento culturale, a progetti di sensibilizzazione e formazione, nonché alla prevenzione dei fenomeni di violenza subìti dalle fasce deboli.

Nei prossimi numeri si aprirà un confronto diretto con associazioni, psicologi ed esperti che affrontano, quotidianamente, queste tematiche davvero delicate, con l’obiettivo di fornire informazioni, supporto, consulenze specifiche ed un validissimo aiuto psicologico, legale e sociale.

Avv. Maria Limotta

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