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Un dentista che si limita ad eseguire correttamente le cure odontoiatriche di sua competenza. non svolge in maniera esemplare il proprio lavoro. Deve infatti anche accertarsi che otturazioni, estrazioni, devitalizzazioni e qualunque altro intervento fatto in precedenza al paziente da un collega siano stati eseguiti con cura.

E’ quanto stabilisce la Cassazione con una recente sentenza. Il caso è quello di uno specialista condannato per responsabilità professionale: il dentista aveva montato una protesi su un paziente senza accorgersi che alcuni denti erano stati devitalizzati in modo grossolano da un altro medico che lo aveva avuto in cura precedentemente. Il fatto aveva creato gravi problemi all’assistito, causati proprio dalle devitalizzazioni fatte male, non dalla protesi che non aveva causato alcuna infezione.

Il dentista in questione però è ritenuto civilmente responsabile perché “era tenuto a verificare la congruità delle devitalizzazioni prima di procedere al posizionamento della protesi”. Secondo i giudici della Suprema Corte “non vi è alcuna contraddizione logica nell’affermare che il dottore eseguì correttamente il proprio lavoro ma che, tuttavia, operò in modo negligente in quanto non verificò la reale situazione dei denti sui quali andava ad installare la protesi”.  I magistrati hanno colto l’occasione per ricordare che l’articolo 2226 del codice civile “che regola i diritti del committente per il caso di difformità e vizi dell’opera, non è applicabile al contratto di prestazione di opera professionale intellettuale; essa infatti ha per oggetto, pur quando si estrinsechi nell’istallazione di una protesi dentaria; la prestazione di un bene immateriale in relazione al quale non sono percepibili, come beni materiali, le difformità o i vizi eventualmente presenti, assumendo rilievo assorbente l’attività riservata al medico dentista di diagnosi delle situazione del paziente, di scelta della terapia, di successiva applicazione della protesi e del controllo della stessa”.