Maria_LimottabArticolo a cura dell’Avv. Maria Limotta

A confronto con la violenza sulle donne indiane: non solo schiaffi…!
La statistica dei casi di violenza sulle donne in India è impressionante, a tratti sfuggente, quasi da lasciare senza parole.
Queste vittime, ancor più di quelle italiane, non hanno il coraggio e forse a volte la possibilità di denunciare i maltrattamenti patiti.

Eppure la tristezza dei loro occhi racconta la sofferenza del male subìto; le loro movenze lente raccontano di un’anima buia e sofferente.

Le giovani donne e le adolescenti si ritrovano ad affrontare il senso d’inadeguatezza quasi come se la loro condizione di discriminazione e d’inferiorità rispetto agli uomini fosse la normalità da tollerare.
Nelle pratiche di violenza in India, non sono utilizzati solo calci, pugni e schiaffi ma una “pratica” diffusa sembra essere l’attacco con l’acido.

Proprio a tal proposito, la Corte Suprema Indiana, nel luglio 2013 – a seguito del caso di una minorenne che, mentre aspettava l’autobus, fu attaccata con acido dall’uomo che aveva rifiutato di sposare -, ha stabilito delle linee guida proprio sulla vendita dell’acido al dettaglio, con aumenti nei risarcimenti per le vittime aggredite.

Mentre in India la strada verso la coscienza dei propri diritti e libertà sembra essere lontana per le vittime di violenza, volgendo lo sguardo verso l’Europa, possiamo notare che con la sentenza del 26 marzo 2013, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel pronunciarsi su un caso di violenza da parte di un cittadino belga ai danni di una donna lituana, ha inteso valorizzare non solo la violenza fisica ma anche quella psicologica, dando rilievo all’art. 3 Cedu che espressamente prevede: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

I passi verso forme di tutela adeguate sembrano ancora lenti.

Mentre l’uomo continua a lasciare lividi sul corpo femminile e segni indelebili nella mente delle donne vittime di violenza, le domande sono ancora tante: Quali sono le misure necessarie per affrontare il dramma che quotidianamente colpisce le vittime? Quali le misure necessarie affinchè gli autori delle violenze non sfuggano alla giustizia? Come fermare le parole ed i gesti che feriscono? Una tutela inesistente? Una cultura diversa?

Ancora poche le concrete risposte…!

Avv. Maria Limotta

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