Diritto di visita del genitore non collocatario al tempo del Coronavirus

A cura dell’Avv. Maria Elisa Ventriglia

All’improvviso senza alcun preavviso una realtà del tutto nuova, a velocità della luce, ha invaso e pervaso la nostra quotidianità lasciandoci spiazzati e senza le regole a cui eravamo ancorati nella gestione delle azioni giornaliere.
In questo caos generale, senza ombra di dubbio, chi ha subito la maggiore difficoltà nella riorganizzazione della propria vita sono state le famiglie, e a maggior ragione quelle composte da genitori separati o divorziati, le quali sono state chiamate ad affrontare una situazione di assoluta straordinarietà.
Naturalmente, data l’eccezionalità dell’evento, nessuna legge, né accordo tra i genitori, né sentenze del giudice, indicano come comportarsi “in tempi di Codiv 19”.

Nemmeno i decreti e le ordinanze emanate dalle singole regioni italiane, inizialmente, stabilivano precisamente come i genitori – separati e non – si dovevano comportare (salvo, ovviamente, alcune regole generali come quella che vieta di entrare/ uscire da alcune regioni o città).

Tuttavia, finalmente il 10 marzo 2020, con una nota sul proprio sito, il Governo italiano ha chiarito definitivamente «gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio».

Ovviamente le modalità di esercizio del diritto di visita dovranno coniugarsi con le disposizioni generali ed essere interpretate, soprattutto, alla luce del buon senso: evitare gli spostamenti con mezzi pubblici, evitare di mettere in contatto i minori con situazioni potenzialmente a rischio, evitare il contatto tra i minori e i nonni o con altri soggetti maggiormente esposti al rischio di contrarre il Covid-19.

Dunque, l’organizzazione dell’esercizio del diritto/dovere di visita viene lasciata nelle mani di mamma e papà che, più che mai in questa fase, devono abbandonare le loro “ragioni”, deporre le armi, l’animosità, gli antichi dissapori e valutare, in modo maturo, come riorganizzare più intelligentemente le visite, cercando di accorparle in periodi più consistenti in modo da ridurre il via-vai frequente e gli spostamenti del genitore non collocatario. Ottimo ausilio può essere aprirsi alla tecnologia che ci permette di essere “vicini” anche se lontani, con fotografie, Skype, videochiamate WhatsApp e via dicendo.

Naturalmente, è indispensabile la massima elasticità e collaborazione da parte del genitore presso il quale i minori abitano, che deve essere quanto più disponibile ad agevolare (ancora meglio, proporre e organizzare) questo tipo di incontro virtuale tra i figli e il genitore che non abita con loro e che, momentaneamente, non può raggiungerli.

Esporre se stessi ed i propri figli al pericolo di contagio, tutt’altro che remoto con un virus così aggressivo, dovrebbe indurre chi si trova oggi in questa situazione a ponderare il beneficio di una visita rispetto alle incognite che ogni trasferta può generare. La propagazione di questo male invisibile dipende, fatalmente, dai nostri gesti, anche i più innocui.

Si tratta di regole diverse e passeggere, che mamma e papà devono rispettare. Si tratta, in altre parole, di un periodo che deve essere affrontato con massima responsabilità (civica e genitoriale) e che deve cedere il passo – più che mai – alla collaborazione.

Resta pertanto, come regola generale, il buon senso che sempre deve dominare le azioni umane: in una situazione tanto emergenziale, soprattutto nelle regioni italiane maggiormente colpite, uscire da casa rappresenta un fattore di rischio che dev’essere considerato cum grano salis (come dicevano i latini, con la testa)

Avv. Maria Elisa Ventriglia
mariaelisaventriglia@libero.it

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