Giustizia, si riparte il 30 giugno

Grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia al Dl Intercettazioni, cancellata la norma che aveva prolungato il pressoché completo blocco dell’attività giudiziaria fino al 31 luglio. Parere favorevole sia del governo che dei due relatori di maggioranza.


Promotore del… “colpo di mano” il senatore Alberto Balboni, che – cosa non trascurabile – è anche un avvocato del Foro di Ferrara.

«Si metta nei panni di un presidente di Tribunale», dice il parlamentare di Fratelli d’Italia al quotidiano Il Dubbio, «si trova davanti l’articolo 83 del Cura Italia, giusto? Vi trova scritto che dipende tutto da lui. Tutto. Riaprire o no le aule di giustizia, consentire lo svolgimento delle udienze o rinviarle, adottare cautele o riprendere l’attività. Lei che farebbe, al suo posto?».

I magistrati, sottolinea Balboni, «hanno chiuso tutto. Si son detti: “E chi me lo fa fare di rischiare? Come sono perseguibili i titolari delle aziende con casi di contagio da covid, così sarei perseguibile io”. Perciò hanno bloccato l’attività nei tribunali. L’errore, madornale, commesso dal governo», osserva ancora Balboni, «è stato scaricare su di loro la responsabilità».

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La soluzione?: un piccolo emendamento al decreto Intercettazioni, in discussione a Palazzo Madama, nella commissione Giustizia di cui Balboni fa parte: “Al comma 1, sopprimere la lettera i)”. Tutto qui? «Tutto qui». All’articolo 3, comma 1, lettera i) del mitologico decreto Intercettazioni dello scorso 30 aprile (quello che in realtà ha soprattutto limitato le udienze da remoto) c’è scritto che la fine della fase 2 della giustizia è procrastinata dal 30 giugno al 31 luglio. «Significa essere rimandati a settembre», ricorda Balboni, «visto che ad agosto c’è la sospensione feriale».

Il contenuto della norma era stato condiviso in anticipo dal sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, del Movimento 5 Stelle, che alla trasmissione “Uno Mattina”, su Rai 1, aveva ricordato l’incontro di venerdì scorso a via Arenula fra il guardasigilli Alfonso Bonafede, il Cnf, l’Ocf, l’Aiga, l’Ucpi e l’Unione Camere civili: «Dopo quel confronto con l’avvocatura e con l’Anm, si è convenuto che la situazione consente di tornare a una attività regolare. E così, all’interno dei provvedimenti sulla giustizia all’esame del Parlamento, sarà prevista la ripresa dal 30 giugno».

Il decreto, infatti,  scadrebbe il 29 giugno, quindi sulla data non sussistono equivoci. «Devo ammettere», dice ancora Balboni, «che la scelta del governo mi ha un po’ colto di sorpresa. Non credevo che avrebbero dato l’ok».

Ma ormai è certo che non si andrà oltre il 30 giugno.

 


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