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Litis.it - Diritto Tributario

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La Cassazione (sentenza n. 16428 del 27 luglio 2011), pur dichiarando l’inammissibilità del ricorso per violazione del principio di autosufficienza dello stesso, ha confermato l’orientamento giurisprudenziale consolidato secondo cui “in materia tributaria, il divieto di abuso dei diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio d’imposta, in difetto di continua…

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Per la Consulta, la Commissione avrebbe prima dovuto rispondere a una serie di quesiti preliminari

Nel più ampio dibattito relativo alla deducibilità dei costi da reato si inserisce l’ordinanza n. 73 del 2 marzo della Corte costituzionale.
Si tratta di quei costi e quelle spese riconducibili a comportamenti illeciti che assumono rilevanza nell’ambito dell’ordinamento fiscale italiano nel quale, ferma restando l’imponibilità dei proventi derivanti da attività illecite, è previsto un doppio binario per i costi illeciti: deducibili, se riconducibili a illeciti civili o amministrativi (a determinate condizioni), indeducibili nel caso di illeciti penalmente rilevanti, e già in fase di trasmissione al Pubblico ministero della notizia di reato a carico del continua…

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La finalità, evitare che sulla stessa questione si formino più decisioni che creino un conflitto di giudicati

Il principio del divieto del ne bis in idem si applica anche nel processo tributario. Come recentemente affermato dalla Corte di cassazione (sentenza 15441/2010), occorre sempre procedere a una “verifica dei rapporti che possono intercorrere tra i ricorsi introduttivi (tempestivamente) proposti in tempi diversi, e tra i giudizi da essi rispettivamente scaturiti, tenendo presente che, contrariamente a quanto spesso si afferma, soprattutto nella giurisprudenza di merito (cfr. ad es., CTR Lazio, 10 marzo 2008, n. 4), il problema non può essere risolto mediante un mero richiamo all’istituto della litispendenza”. Infatti, come stabilito già da continua…

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Le pronunce della Cassazione su ripartizione dell’onere della prova e configurabilità di una doppia presunzione

Gli articoli 32, primo comma, Dpr 600/1973, e 51, secondo comma, Dpr 633/1972, consentono di porre a base della rettifica i dati concernenti qualsiasi rapporto intrattenuto dal contribuente (direttamente o per interposta persona) con gli intermediari creditizi, quando egli non dimostri di averne tenuto conto nelle relative dichiarazioni o che fossero per esse irrilevanti.
Le controversie instaurate dai contribuenti riguardano l’utilizzabilità e la valenza probatoria di tali dati.

Su tali aspetti possono delinearsi i seguenti filoni giurisprudenziali.
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In fase di ispezione il contribuente doveva esibire una dimostrazione tangibile. Così richiedeva la norma
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 22851 del 10 novembre, ha statuito che deve ritenersi legittimo l’accertamento con il quale è stata ritenuta indebita la detrazione dell’Iva sugli acquisti dell’anno precedente, memorizzati dal contribuente su supporto magnetico ma non ancora stampati sui registri cartacei al momento dell’accesso dei verificatori.

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Precluso se la violazione è stata già constatata o sono già iniziate le attività di verifica da parte dell’ufficio

Il contribuente non può avvalersi del ravvedimento operoso (articolo 13 del Dlgs 472/1997) dopo essere stato oggetto di verifica fiscale da parte degli organi di controllo competenti.
Questo il principio contenuto nella sintetica ordinanza della Cassazione n. 22781 del 9 novembre.
 
I fatti
L’Amministrazione finanziaria propone ricorso per cassazione contro una sentenza della Commissione tributaria regionale che, rigettando l’appello dell’ufficio, aveva accolto il ricorso di una società contro un atto di accertamento Iva.
 
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E’ consentito solo quando la gratuita devoluzione dei beni è prevista alla scadenza di una concessione

La deduzione di quote costanti di ammortamento finanziario è ammessa solo ed esclusivamente in presenza di una concessione e non di altre tipologie di contratti. In caso di appalto, pertanto, vanno applicati i coefficienti ministeriali. A stabilirlo è stata la Commissione tributaria di Trento con sentenza n. 63/5/10 del 18 ottobre 2010.

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Per confutare la presunzione di corrispondenza non bastano le scritture contabili della società acquirente

Il valore di cessione di un terreno accertato ai fini dell’imposta di registro è utilizzabile anche in sede di accertamento della plusvalenza realizzata dal venditore e, quindi, nell’ambito delle imposte dirette. Il principio non viene meno qualora l’acquirente sia una persona giuridica.
È questa la decisione assunta dalla Corte di cassazione, con la sentenza 22793 del 9 novembre 2010.
 
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È la conclusione degli eurogiudici su una questione controversa che coinvolge la normativa fiscale austriaca

La direttiva comunitaria 2005/29/CE è l’ultima in termini cronologici e prende il posto di altre precedenti direttive come la 84/450/CEE, la 97/7/CE e, infine, la 2002/65/CE. La controversia riguarda due società operanti nel settore dell’editoria, nell’ambito della quale la convenuta è chiamata in causa per una vendita associata ad alcuni premi.

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La Corte ribadisce il proprio orientamento, in ordine all’onere probatorio posto a capo del contribuente

Non serve, al contribuente sottoposto ad accertamento bancario, l’allegazione della perizia favorevole disposta nel processo penale. Con l’ordinanza n. 22636 dell’8 novembre 2010, la Cassazione torna così a occuparsi della legittimità degli accertamenti tributari fondati sulle movimentazioni bancarie, in cui, com’è noto, opera il principio dell’inversione dell’onere della prova a carico del soggetto accertato.

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