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Litis.it - Ce Giustizia

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BRUXELLES – Sentenza della Corte Ue pro-pirateria: i giudici nazionali non possono imporre alle societa’ che forniscono accesso ad internet di applicare filtri per prevenire il download di contenuti illegali. ”Il diritto dell’Unione vieta un’ingiunzione di un giudice nazionale diretta ad imporre ad un fornitore di accesso ad Internet di predisporre un sistema di filtraggio per prevenire gli scaricamenti illegali di file”, si legge nella sentenza della Corte di giustizia Ue pubblicata oggi.

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Due società slovacche hanno depositato presso l’ufficio brevetti competente una domanda di brevetto sul metodo di preparazione di un prodotto di talco che presenta un elevato livello di purezza. Le società hanno concluso un contratto di cessione di comproprietà industriale: in base a tale contratto una delle due società cedeva all’altra il 50% della propria quota di comproprietà sul brevetto non ancora registrato.
Ciò premesso, una delle società presentava una dichiarazione Iva, in cui era indicato un importo a titolo di IVA detraibile sulla fattura emessa dall’altra società per la cessione della quota di comproprietà.

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Una società di diritto tedesco, società madre di gruppo di imprese, nell’ambito di un operazione finanziaria acquistava da un soggetto bancario diritti di ipoteca e crediti relativi a contratti di mutuo poi dichiarati disdetti e risolti. Il relativo contratto di cessione prevedeva che i crediti erano detenuti per conto e a rischio del cessionario. Era esclusa per il cedente la responsabilità sul recupero dei crediti. In una comunicazione l’Amministrazione finanziaria tedesca sottolineava che l’ammontare dei crediti recuperabili era di misura inferiore al valore nominale. Essendo stabilito il periodo di recupero in circa tre anni, le parti avevano pattuito che con la descritta operazione si dava luogo a una continua…

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La domanda di pronuncia pregiudiziale nasce dal ricorso presentato dalla Commissione europea in merito al trattamento fiscale riservato ai dividendi distribuiti a società residenti in Germania rispetto alle società residenti nel territorio di altri Stati membri. La questione sollevata concerne il mancato rispetto della normativa comunitaria sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie dei diversi Stati membri di cui alla direttiva del Consiglio 23 luglio 1990, 90/435/Cee.

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La domanda di pronuncia pregiudiziale ha origine da una controversia sorta tra due società di diritto danese e l’Amministrazione finanziaria nazionale in merito al rigetto della richiesta di rimborso dell’imposta sugli olii minerali assolta e il risarcimento del danno derivante dal versamento. Le richieste delle società ricorrenti sono scaturite alla luce della dichiarata incompatibilità e illegittimità dell’imposta controversa con le disposizioni del diritto europeo.

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La domanda, verte sull’interpretazione degli articoli 10 e 49 CE ed è stata presentata nell’ambito di una controversia tra l’Amministrazione finanziaria del Belgio e una società di diritto privato operante nel settore del trasporto aereo. La questione riguarda, principalmente, il mancato riconoscimento di un credito di imposta rubricato ritenuta d’acconto figurativa sulla ricchezza mobile. L’articolo 49 CE, norma del capo III del Trattato CE, vieta restrizioni alla libera prestazione di servizi all’interno del territorio comunitario.
 
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La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 63 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea ed è stata avanzata nell’ambito di una controversia proposta dagli eredi di due cittadini di nazionalità belga, marito e moglie, in merito ai diritti di successione dovuti su azioni nominative di un’impresa la cui sede della direzione effettiva non si trova in Belgio.

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Il titolare di un marchio ha il diritto di vietare ad un concorrente di fare pubblicità – a partire da una parola chiave identica a detto marchio che tale concorrente, senza il consenso del titolare del marchio, ha scelto nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet – a prodotti o servizi identici a quelli per i quali tale marchio è stato registrato, quando il predetto uso è idoneo a violare una delle funzioni del marchio.

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Le due controversie, trattate come procedimenti riuniti dalla Corte Ue, sono sorte tra alcuni contribuenti polacchi e l’Amministrazione fiscale di appartenenza e vertono sulla questione della assoggettabilità a Iva della cessione di terreni destinati alla costruzione. 
 
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L’articolo 145 del codice generale delle imposte della Francia, aggiornato dalle varie leggi finanziarie, stabilisce le condizioni di applicazione del regime fiscale delle società controllanti. Per tale regime, occorre che il costo della partecipazione sia di un certo importo e di una proporzione non inferiore al 10% del capitale sociale della società emittente. L’articolo 146, nella versione delle annualità fiscali di cui alla causa principale, prevede la possibilità di un credito di imposta da far valere sull’anticipo di imposta versato a fronte dei proventi della partecipazione. L’articolo continua…

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