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Litis.it - Lavoro

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Spetta al lavoratore il risarcimento del danno biologico ed esistenziale se lo stesso è costretto a prestare la sua opera in condizioni stressanti dovute alla continuata violazione, da parte del datore di lavoro, delle norme sulla sicurezza. Anche se la fattispecie non integra gli estremi del monning, le gravi disfunzioni organizzative possono certamente essere causa di danni non continua…

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Il rapporto a tempo parziale si trasforma in rapporto a tempo pieno per fatti concludenti, in relazione alla prestazione lavorativa resa, costantemente, secondo l’orario normale, o addirittura con orario superiore. Il comportamento negoziale concludente, nel senso di modificare stabilmente l’orario di lavoro, è conseguente all’accertamento che la prestazione eccedente quella inizialmente concordata – resa in modo continuativo secondo modalità orarie proprie del lavoro a tempo pieno, o addirittura con il superamento dell’orario continua…

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L’incorporazione di una società in un’altra – nella specie si tratta di istituti di credito – è assimilabile al trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 c.c., con la conseguente applicazione del principio statuito dalla citata norma secondo il quale ai lavoratori che passano alle dipendenze dell’impresa incorporante si applica il contratto collettivo che regolava il rapporto di lavoro presso l’azienda cedente solamente nel caso in cui l’impresa cessionaria non applichi alcun contratto collettivo, mentre, in caso contrario, la contrattazione continua…

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La disposizione dell’ert. 2 della legge 9 gennaio 1963, n. 7.- che prevede, in caso di nullità del licenziamento della lavoratrice perché intimato a causa di matrimonio, l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere alla lavoratrice medesima la retribuzione globale di fatto fino al giorno della riassunzione in servizio, stante la dipendenza della mancata prestazione lavorativa dall’illegittimo rifiuto di quest’ultimo di riceverla – non si riferisce (sia per il suo tenore letterale, sia per la diversità della fattispecie) anche all’ipotesi della nullità delle continua…

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In tema di sanzioni disciplinari, l’esigenza della specificità della contestazione non obbedisce ai rigidi canoni che presiedono alla formulazione dell’accusa nel processo penale, né si ispira ad uno schema precostituito e ad una regola assoluta e astratta, ma si modella in relazione ai principi di correttezza che informano un rapporto interpersonale che già esiste tra le parti ed è funzionalmente e teleologicamente finalizzata alla esclusiva soddisfazione dell’interesse dell’incolpato ad esercitare pienamente il diritto di continua…

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In tema di assunzioni obbligatorie, il datore di lavoro può legittimamente rifiutare l’assunzione non soltanto di un lavoratore con qualifica che risulti, in base all’atto di avviamento, diversa, ma anche di un lavoratore con qualifica “simile” a quella richiesta, in mancanza di un suo previo addestramento o tirocinio da svolgere secondo le modalità previste dall’art. 12 della stessa legge n. 68 del 1999.

Ed infatti, spiega la Cassazione, la ratio della legge 2 marzo 1999, n. 68, art. 9 – che attribuisce al datore di lavoro la facoltà di indicare nella richiesta di avviamento la qualifica del lavoratore disabile da assumere a copertura dei posti riservati in un sistema di c.d. avviamento mirato – va ravvisata nel consentire, mediante il riferimento ad una specifica qualifica, la indicazione delle prestazioni richieste dal continua…

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Nessun addebito disciplinare può essere contestato al lavoratore che, a casa per malattia, si adegua alle prescrizioni del suo medico curante. Tenuto anche presente che, nella fattispecie, non é emerso lo svolgimento di altre attività lavorative da parte del levoratore ma la ripresa di alcune attività della vita privata (spostamenti in città a piedi e in auto per acquisti e altro), cioè di attività di una gravosità di cui non è evidente la comparabilità a quella di un’attività lavorativa a tempo pieno, non può ritenersi che, neanche su un piano logico e di fatto (aspetto rilevante ai fini della logicità della motivazione), sussistesse l’onere per il lavoratore di provare, a ulteriore conferma della certificazione medica, la perdurante inabilità temporanea rispetto all’attività lavorativa.

(Litis.it, 25 Marzo 2011)

Cassazione Lavoro, Sentenza n. 6375 del 21/03/2011

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Se il dipendente è costretto dal suo datore di lavoro ad effettuare ore di straordinario eccessive e massacranti ha diritto di ottenre il risarcimento del danno biologico se gli è diagnosticato uno stress psicofisico. Lo ha chirito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione nella sentenza n. 5437 depositata l’8 marzo 2011.
La Cassazione ha anche precisato che nella quantificazione del danno biologico il giudice non può limitarsi a richiamare il criterio dell’equità e ad individuare una somma ma deve giungere alla determinazione mediante una valutazione medico continua…

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Nel caso di malattia professionale non tabellata, come del resto per la malattia ad eziologia multifattoriale, la prova della causa di lavoro, gravante sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell’origine professionale, questa può essere invece ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità. A tale riguardo, il giudice deve non solo consentire all’assicurato di esperire i mezzi di prova ammissibili e ritualmente dedotti, ma deve altresì valutare le conclusioni probabilistiche del consulente tecnico in tema di nesso causale, facendo ricorso ad ogni utile iniziativa ex officio, diretta ad acquisire ulteriori elementi (nuove indagini o richiesta di chiarimenti al consulente tecnico ecc.) in relazione all’entità ed all’esposizione del lavoratore ai fattori di rischio, ed anche considerando che la natura professionale della malattia può essere desunta, con elevato grado di probabilità, dalla tipologia delle lavorazioni svolte, dalla natura dei macchinari presenti nell’ambiente di lavoro, dalla durata della prestazione lavorativa e dall’assenza di altri fattori extralavorativi, alternativi o concorrenti, che possano costituire causa della malattia

(Litis.it, 25 Febbraio 2011)

Corte di Cassazione Sez. Lavoro – Sent. del 10.02.2011, n. 3227
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Il praticante che non ha ricevuto il certificato relativo di ammissione alla pratica e che lavora nello studio professionale può essere considerato un lavoratore subordinato. Lo afferma la Sezione Lavoro della Cassazioe nella sentenza n. 4271 del 22 febbraio 2011

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Cassazione Civile, Sezione Lavoro, Sentenza n. 4271 del 22/02/2011

(il documento, in formato Pdf, viene inviata via email subito dopo l’acquisto su server sicuro)

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(Litis.it, 23 Febbraio 2011)

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