Penale

Il diritto alla salute prevale sulle esigenze di giustizia

1223157-medici_sgattoniAnnullate le condanne per favoreggiamento nei confronti dei due medici che operarono un camorrista in casa senza denunciarlo

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Secondo la Suprema Corte di Cassazione “in tema di favoreggiamento ascritto ad un soggetto esercente la professione sanitaria, la situazione di illegalità in cui versa il soggetto che necessita di cure non può costituire in nessun caso ostacolo alla tutela della salute”. Per questa ragione, la Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne per favoreggiamento emesse – in primo grado dal Tribunale di Torre Annunziata e confermate dalla Corte di Appello di Napoli – nei confronti dei due medici, Luigi A. e Mario T.

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Quando la donazione è considerata sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

pulcinella-su-piattoIn tema di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, la Corte di cassazione ha stabilito, con la sentenza n. 36378 del 9 settembre 2015, che deve ritenersi legittimo il provvedimento di sequestro preventivo disposto sui beni donati dall’indagato alla propria figlia – nella specie, soggetto estraneo alle indagini – quando l’atto di liberalità è avvenuto dopo la notifica dell’accertamento fiscale.
E non solo: la presenza di molti altri beni nel patrimonio del contribuente e la possibilità della revocatoria non fanno venir meno la punibilità.
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Reiterate omissioni dell’Iva. Non c’è continuità del reato

senza_continuoPer il riconoscimento del requisito, con conseguente riduzione della pena, occorre verificare l’unitarietà progettuale degli illeciti, valutazione che compete al giudice di merito

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Affinché si possa sostenere la continuazione del reato di omesso versamento dell’Iva, non è sufficiente che il contribuente evochi la reiterazione della condotta criminosa a causa della profonda crisi economica in cui versa il settore commerciale: il disegno criminoso e i suoi eventi debbono essere previsti ab origine dal reo.

Per determinare le imposte evase possono bastare anche i soli ricavi

calcoloL’imputato non può limitarsi a contestare la correttezza della metodologia, senza specificare quali voci passive sarebbero state ignorate e quale l’incidenza di esse sul calcolo finale

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Con sentenza n. 35773 del 28 agosto 2015, la sezione feriale penale della Corte di cassazione ha rilevato che, laddove si proceda per il reato di omessa dichiarazione (articolo 5 del Dlgs 74/2000), il giudice può ritenere superata la soglia di punibilità alla luce dei soli ricavi, se non emergono evidenze circa eventuali costi.

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Reato di dichiarazione infedele: rilevante è la data di spedizione

spedizione_letteraPer la corretta imputazione al periodo di riferimento, è in quel momento che la fattura si considera emessa, qualora ci sia difformità con quanto annotato nel documento.

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Al fine della configurazione del reato di dichiarazione infedele (articolo 4 del Dlgs 74/2000), la fattura attiva si considera emessa all’atto della sua spedizione.
È quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 34722/2015, qui disponibile nel suo tesro integrale.

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Omicidio Meredith Kercher: “Clamorose defaillance nell’inchiesta”. Le motivazioni della Cassazione

Il processo per l’uccisione di Meredith Kercher ha avuto “un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillance o ‘amnesie’ investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine”. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni dell’assoluzione di Knox e Sollecito. Ad avviso della Suprema Corte, se non ci fossero state tali defaillance investigative, e se le indagini non avessero risentito di tali “colpevoli omissioni”, si sarebbe “con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità” di Knox e Sollecito rispetto all’accusa di avere ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia il 1 novembre 2007.

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L’asserito fallimento societario non scagiona dall’omissione Iva

chiuso-causa-fallimentoÈ comunque prospettabile un onere di allegazione, anche se nel diritto processuale penale non è previsto a carico dell’imputato un onere probatorio come nel processo civile

L’esimente delle difficoltà economiche non può essere invocata dal legale rappresentante di una Srl che si sia limitato ad affermare in giudizio che la sua società era fallita poiché, per poter ravvisare la causa di giustificazione della forza maggiore, è necessaria la prova rigorosa che la violazione del precetto penale è dipesa da un evento del tutto estraneo alla sfera di controllo del soggetto agente. Lo ha affermato la Corte di cassazione, con la sentenza 34851 del 4 agosto 2015.
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Confisca per equivalente legittima anche su beni futuri

sequestro_beni_2Se il prezzo o il profitto derivante dal reato è costituito da denaro, non occorre la prova del nesso di derivazione diretta tra la somma materialmente oggetto del provvedimento e il reato

Una volta accertato il profitto o il prezzo del reato, la confisca per equivalente può colpire (sempre nel rispetto del limite costituito dall’importo individuato come prezzo o profitto) non soltanto i beni già individuati nella disponibilità dell’imputato, ma anche quelli che vi entrano o vi sono ritrovati dopo l’emanazione del provvedimento.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 33765 del 30 luglio 2015.

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L’offesa su Facebook equiparata alla diffamazione aggravata a mezzo stampa

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La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 24431/2015 ha stabilito nei giorni scorsi che offendere una persona scrivendo un “post” sulla sua bacheca di Facebook comporta il reato di diffamazione aggravata, esattamente come se l’offesa venisse portata dalle colonne di un giornale.

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La Cassazione si esprime sulla validità della L. 67/2014

Modello F23 pagamento delle imposte

Finché non saranno emanati i decreti delegati previsti dalla legge delega sulla depenalizzazione n. 67/2014, chi non versa i contributi previdenziali ed assistenziali, anche se per importi inferiori a Euro 10.000,00 per ogni periodo di imposta,commette un reato e non un semplice illecito amministrativo. Lo ha stabilito la Terza sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza n. 20547/2015, qui sotto leggibile nel suo testo integrale.

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