Resoconto presentato da Valery Giscard d’Estaing, presidente della Convezione sul futuro dell’Europa, al Consiglio europeo di Bruxelles, 24 ottobre 2002

Resoconto
presentato da Valery Giscard d’Estaing, presidente della Convezione sul
futuro dell’Europa, al Consiglio europeo di Bruxelles, 24 ottobre 2002

 

Signor Presidente del Consiglio
europeo,

Signori Capi di Stato e di Governo,

Signor Presidente della Commissione,

Signore e Signori Ministri,

Quattro mesi fa a Siviglia [1]

, ho avuto l’onore di presentarvi
un primo rapporto orale sui lavori della Convenzione, conformemente alla
dichiarazione di Laeken.

Oggi devo nuovamente presentarvi
questo rapporto, cosa che mi permetterà di "sentire il parere dei
Capi di Stato e di Governo".

Riprendero’ lo stesso schema
descrivendovi in ordine:

  1. Lo stato dei lavori della
    Convenzione

  2. Le prime indicazioni che si
    possono ricavare da questi lavori

  3. Le tappe successive dei dibattiti
    della Convenzione

I. Innanzitutto, lo stato dei lavori
della Convenzione

Abbiamo concluso, nel mese di
luglio, la fase di ascolto, sulle aspettative dei nostri concittadini
rispetto all’Europa. Questa fase è sembrata inutile ad alcuni. Io penso
che sia stata indispensabile. Poichè ha permesso di accreditare l’idea
che noi non lavoriamo all’interno di un circuito chiuso, nell’universo
iniziatico delle istituzioni europee, ma che ci preoccupiamo di
individuare le percezioni, le frustrazioni e i bisogni dei nostri
concittadini nei confronti dell’Europa.

E’ emersa da questo ascolto,
l’esistenza di un immenso bisogno di semplificazione. L’architettura
dei Trattati, semplice all’origine, è divenuta col tempo, e con le
sedimentazioni successive, estremamente complicata ed illeggibile per i
cittadini. Si devono necessariamente semplificare le procedure, precisare
le competenze e rendere più chiara l’architettura dei Trattati.

So che questa, oltre ad essere
l’aspettativa dell’opinione pubblica, è anche quella dei membri del
Consiglio europeo, molti dei quali me ne hanno chiaramente riferito. Da
parte nostra ci siamo impegnati in questo, ma la franchezza mi costringe a
riconoscere che suscita meno interesse e beneficia di minori sforzi
rispetto ai classici luoghi comuni del dibattito istituzionale, che
consistono nell’affrontare in maniera semplicistica la ripartizione dei
poteri tra le istituzioni, senza essersi prima impegnati nel definire bene
le competenze dell’Unione e la maniera di esercitarle.

Quindi chiedo anche che i membri
della Convenzione nominati dai governi apportino il loro contributo attivo
nell’indispensabile sforzo di semplificazione. E devo notare che i
Convenzionali tedeschi sono quelli che hanno apportato il contributo più
attivo a questo lavoro.

Dal mese di settembre la Convenzione
è entrata nella seconda fase: la fase di studio. E’ una fase cruciale
per il successo della Convezione. Il contenuto vero e proprio dei problemi
che abbiamo identificato ed esaminato per gruppi di lavoro. I dieci gruppi
cosi’ costituiti dovranno rendere un rapporto alla Convenzione prima della
fine del trimestre in corso.

I loro temi di ricerca sono i
seguenti:

  • il controllo della sussidiarietà
  • la personalità giuridica
    dell’Unione

  • il ruolo dei Parlamenti nazionali
  • la Carta dei diritti fondamentali
  • il governo dell’economia e la
    "governance" sociale

  • le "azioni
    complementari" dell’Unione

  • la semplificazione degli
    strumenti e delle procedure

  • la sicurezza e la giustizia
  • l’azione esterna
  • la difesa

II. Le prime indicazioni che si
possono ricavare da questi lavori

Due gruppi hanno già presentato i
loro rapporti alla Convenzione:

  • quello presieduto da Mendez de
    VIGO sulla sussidiarietà,

  • quello presieduto dal
    Vice-Presidente AMATO, relativo alla personalità giuridica.
  1. Sulla sussidiarietà

Il rapporto si conclude con tre
proposte che hanno ottenuto un ampio consenso durante il dibattito della
Convenzione.

  • la necessità di migliorare
    l’applicazione e il controllo della sussidiarietà in seno alle tre
    istituzioni europee

  • Il controllo politico
    coinvolgerebbe in primo luogo i Parlamenti nazionali, attraverso un
    meccanismo di avviso preventivo (early warning system)

Quest’ultima sarebbe
un’innovazione importantissima, associando per la prima volta nella
storia della costruzione europea, i Parlamenti nazionali al processo
legislativo europeo, (nè allungare, nè bloccare, nè ritardi
supplementari, nè trasferimento di potere decisionale)

  • Il controllo giurisdizionale
    della Corte di giustizia verrebbe esteso per l’estensione del
    diritto di ricorso ai Parlamenti nazionali, e, eventualmente, al
    Comitato delle Regioni, secondo delle modalità che restano da
    definire.
  1. Riguardo alla personalità
    giuridica

    Il dibattito ha permesso di
    constatare un consenso molto ampio in favore del principio di una
    personalità giuridica unica per l’Unione e le Comunità europee,
    espressamente prevista nel futuro trattato costituzionale.

    Cio’ apre la strada, chiusa fino
    a questo momento, alla fusione dei trattati (TCE ET TUE), in un testo
    unico, cosa che costituirà un passo importante verso la
    semplificazione del sistema, attesa dall’opinione pubblica, ma porrà
    anche il problema della riscrittura di un numero considerevole di
    articoli nel futuro trattato costituzionale.

    (A titolo indicativo, sui circa
    414 articoli dei trattati attuali, circa 205 potrebbero essere
    mantenuti, circa 136 leggermente modificati e circa per circa 73
    sarebbe necessaria una riscrittura).

  2. Architettura del futuro trattato
    costituzionale

Sin dalle sue prime osservazioni, e
per rispondere alla domanda dei Convenzionali di avere una prima idea
della natura del futuro testo, ho elaborato, e sottoposto alla discussione
del Praesidium un primo progetto dell’architettura del futuro Trattato
costituzionale.

Con l’appoggio del Praesidium, lo
presentero’ in occasione della prossima sessione della Convenzione, il 28e
29 ottobre prossimi.

L’orientamento che è venuto fuori
dai nostri dibattiti è verso un testo unico, comportando verosimilmente
tre parti:

  • la prima parte conterrebbe le
    disposizioni di natura costituzionale. Ritornero’ in seguito su questo
    punto.

  • La seconda parte riguarderebbe le
    politiche dell’Unione e la loro realizzazione.

  • La terza parte conterrebbe, come
    d’abitudine, le clausole finali e di continuità giuridica.

L’insieme sarebbe completato da un
numero limitato di protocolli.

La prima parte, la parte
costituzionale, dovrà presentare in una maniera accessibile a tutti , e
in particolare a tutte le liceali e i liceali d’Europa, le basi e i modi
di funzionamento della nostra Unione.

Essa conterrebbe:

  • un preambolo
  • la definizione dell’Unione, i
    suoi valori, la sua natura giuridica oltre che la sua futura
    denominazione

  • gli obiettivi perseguiti
    dall’Unione

  • i diritti fondamentali, in
    funzione dei risultati del gruppo di lavoro incaricato di tale
    questione

  • il contenuto della cittadinanza
    europea, esercitata parallelamente a quella nazionale, che chiaramente
    verrà mantenuta

  • l’enumerazione precisa delle
    competenza dell’Unione

  • la descrizione delle procedure e
    degli strumenti d’azione dell’Unione

  • le basi della vita democratica
    dell’Unione

Nella seconda parte, questo nuovo
testo, unico, riprenderebbe un numero importante di clausole degli attuali
Trattati. Non c’è ragione di disfare o rifare per principio cio’ che ha
dato soddisfazione: gli articoli sul Mercato Unico e l’Unione monetaria
ne sono chiari esempi.

La dichiarazione di Laeken ci invita
a riesaminare, e, se possibile, rifondare il sistema istituzionale, cioè
costituzionale. Ma non rientra nelle nostre competenze esprimersi sul
contenuto delle politiche.

Per quanto riguarda la seconda parte
relativa alle politiche dell’Unione e alla loro realizzazione, saremo
dunque chiamati a proporre quei cambiamenti che risulteranno necessari
come conseguenza del nostro intervento sulla prima parte. Infatti, gli
strumenti e le procedure che avremo precisato, semplificato e
chiarificato, dovranno ritrovarsi anche nella seconda parte.

III. Le tappe successive dei lavori
della Convenzione

A partire dall’inizio dell’anno
2003, avremo a disposizione tutti i rapporti dei nostri gruppi di lavoro.
Questo ci permetterà di arricchire, pietra dopo pietra, l’architettura
del futuro trattato costituzionale. Passeremo quindi alla terza fase dei
lavori: la fase propositiva.

Durante questa fase dovremo
affrontare le questioni istituzionali, in particolare:

1. la maniera di garantire
un’efficacia maggiore alla missione europea del Consiglio e della
Commissione,

2. una legittimità democratica più
visibile, basata sulla doppia legittimità che si esprime attraverso il
Parlamento europeo e i parlamenti nazionali,

3. la futura presidenza del
Consiglio

4. le modalità di nomina del
Presidente della Commissione

5. le modalità di ricorso al voto a
maggioranza qualificata

6. la rappresentanza esterna
dell’Unione

7. gli avanzamenti verso la politica
europea di Difesa

8. le considerazioni sugli effetti
dei numeri sul Consiglio europeo (52 membri) e sulla Commissione (25
membri)

Questi punti potranno essere
dibattuti solo dopo aver svolto i compiti che sono affidati in questo
momento ai vari gruppi di lavoro. Poichè esiste una chiara relazione tra
le competenze e le missioni dell’Unione e la sua architettura
istituzionale.

Inoltre, prima di concludere questo
resoconto, vorrei rendevi partecipi di due riflessioni scaturite dai
lavori della Convenzione.

1. E’ generalmente condiviso che
nel Trattato costituzionale ci sarà una struttura istituzionale unica. Le
tre grandi istituzioni ” Parlamento europeo, Consiglio e Commissione,
che formano il famoso triangolo istituzionale, hanno ciascuna un ruolo da
svolgere nell’ambito dell’Unione. Tuttavia, le loro rispettive
responsabilità variano in funzione delle materie trattate, e in base alla
presenza di attribuzioni di competenze a livello europeo. Poichè emerge
chiaramente dai nostri dibattiti che non esiste uno schema unico,
uniforme. Le procedure e le responsabilità dei settori comunitari sono e
resteranno differenti dalle procedure e dalle responsabilità delle
materie che restano di competenza degli Stati membri, e per le quali i
Trattati prevedono una stretta cooperazione.

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