Giustizia: le ricette di cittadini, banche e imprese per uscire dalla crisi

Piccole, tante e concrete. Sono le
lamentele e le proposte emerse dal convegno organizzato ieri a Roma da
Cittadinanza attiva, Organismo unitario dell’Avvocatura e Associazione nazionale
magistrati, «Giustizia, un bene comune». Un incontro un po’ fuori dall’usuale,
con gli addetti ai lavori che per una volta sono stati a sentire i fruitori del
servizio giustizia: «occorre che la giustizia esca dal percorso autoreferenziale
per cui l’unico interlocutore riconosciuto è la politica ufficiale ” ha detto
Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanza attiva ” un nuovo ruolo
dev’essere riconosciuto anche ai cittadini». Tra le altre proposte, Cittadinanza
attiva chiede la garanzia del diritto all’informazione, introducendo negli
uffici giudiziari sportelli e guide informative rivolte ai cittadini, il
rispetto della privacy, consentendo la presenza alle udienze delle sole parti.
Sui tempi dei processi, si propone un migliore gestione dei fascicoli
processuali per un controllo più accurato delle notifiche, stretta osservanza
dei termini con sanzioni per chi non li rispetta e riduzione, nel civile, delle
udienze inutili.
Dal dialogo con i cittadini è emerso un quadro come prevedibile allarmante, ma
anche una serie di “cose” possibili da realizzare: è stata reclamata maggiore
attenzione per le vittime dei reati, «la loro tutela va inserita in
Costituzione» ha detto il presidente dell’Associazione tra i familiari delle
vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, che ha anche chiesto
l’approvazione del disegno di legge sulla materia in discussione in Parlamento.

E’ stata chiesta la riduzione dei costi o, che è come guardare l’altra faccia
della medaglia, un maggiore impegno dello Stato per il gratuito patrocinio,
attualmente limitato ai reddito sotto i 9mila euro: «I costi sono una barriera
d’accesso al diritto», ha detto Ole Neuhaus, presidente del Comitato italiano
dell’Assicurazione di tutela giudiziaria. La risposta delle assicurazione è
quella tipca della loro mission, ovvero stipulare polizze per coprire i
costi di tutela legale, per tutti i tutti i tipi di controversie tranne quelle
amministrative.
Critiche pesanti all’inefficienza delle strutture giudiziarie sono venute
Antonio Paravia, componente della Giunta di Confindustria: «L’infrastruttura
giustizia civile è sempre più importante, ma su temi quali il recupero crediti
e i contenziosi, siamo ormai ultimi in Europa». Da un monitoraggio effettuato
dall’Associazione degli industriali emerge il fallimento delle conciliazioni
arbitrali delle svolte dalle Camere di commercio: «non ci si puo’ contare», ha
detto Paravia. Affermazione confermata dal ministro Castelli, che ha spiegato
come sono poche decine di migliaia le controversie affidate alle camere
arbitrali, a fronte del milione e mezzo di cause che ogni anno arrivano davanti
ai giudici ordinari.
Paravia ha proposto di abolire l’inaugurazione dell’anno giudiziario: «si
riepiloga e pubblicizza il fallimento della giustizia, creando un forte
marketing criminale. Si da il messaggio che nel nostro Paese la violazione della
legge non viene punita».
Dall’associazione delle banche italiane (Abi) è arrivata la notizia della
prossima modifica dell’Ombudsman (anche nel nome), con lo scopo di incrementare
il numero di controversie risolte, magari attraverso conciliazione, senza
arrivare alla giurisdizione ordinaria: «sarà aumentata a 50mila euro la
competenza per valore ed esteso l’ambito dei soggetti a tutti i clienti delle
banche, consumatori e imprenditori», ha detto Donata Monti, responsabile Abi dei
rapporti con i consumatori. Perplessità, invece, sulle class action: «il
sistema americano non sta producendo grandi effetti, se non per il businnes dei
grandi studi legali. Noi non siamo contrari, ma la legge va scritta bene, per
esempio rispetto ai soggetti abilitati a promuovere le azioni». Su questo
fronte, qualche differenza si è registrata anche tra gli organizzatori, se
Cittadinanza attiva chiede con forza l’introduzione delle azioni collettive, l’Oua
avanza qualche perplessità mostrando scetticismo sulle «aspettative salvifiche»
riposte nelle class action. Dalla presidente dell’Oua, Michelina Grillo,
è arrivata una proposta di metodo: attivare tavoli di confronto in tutti i 26
distretti di Corte d’Appello «sui vari settori della giustizia e anche su
aspetti particolari» per produrre proposte concrete di immediata realizzabilità.
L’Oua ha molto insistito anche sul processo telematico, rispetto al quale ieri
è finalmente emersa una novità: sono state definite le regole tecniche per
effettuare la sperimentazione. Non è ancora il via libera, ma un passo avanti
significativo. Per l’approvazione formale del decreto ministeriale mancano i
visti del Comitato nazionale informatizzazione pubblica amministrazione (Cnipa)
e dell’Autorità per la privacy.
Ai lavori è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Roberto Castelli che
ha rivendicato il lavoro fatto dal governo sottolineando come i problemi della
giustizia risiedano soprattutto sull’enorme carico di lavoro: «Tra il 1960 e il
1970 il numero delle cause sopravvenute oscillava tra 400 e 500 mila, nel 2002,
dopo una costante crescita, è arrivato ad un milione e mezzo. Per non parlare
dei 25 milioni di notifiche». Numeri che, secondo il ministro, spiegano perchè
anche se l’Italia spende in rapporto al Pil quanto gli altri Paesi europei, il
livello di efficienza è molto più scadente: «le alte spiegazioni vanno cercate
nella mancanza di riforme e di interventi efficaci sull’efficienza. E’ invece
frutto di una leggenda metropolitana ” ha detto il Guardsigilli ” attribuire le
responsabilità ai magistrati che non lavorerebbero o agli avvocati litigiosi».(m.t.)

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