Tutela del risparmio: la legge slitta ma poi dovrebbero essere tutti d’accordo


Slittamento con accordo. Il Ddl sulla tutela del risparmio
all’esame delle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera
arriverà in Aula con una settimana di ritardo ” non più il 10 ma il 17 maggio
” ma contemporaneamente maggioranza e opposizione riescono a trovare un accordo
di massima sul testo. Martedi’ prossimo, 4 maggio, i due relatori al
provvedimento, Gianfranco Conte (Fi) e Sergio Gambini (Ds) proporranno alle
commissioni un testo base sul quale dovranno poi essere presentate le proposte
di modifica. Ci sarebbe dunque l’accordo politico sui punti più critici del
provvedimento, ossia quelli riguardanti il Governatore della Banca d’Italia e il
ruolo del Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio).
A spiegare l’accordo raggiunto è stato il presidente della commissione
Attività produttive, Bruno Tabacci (Udc): «Il coordinamento tra le autorità
indipendenti ” Amef (la nuova Consob), Bankitalia, Antitrust ” avverrà in sede
parlamentare mentre al Cicr restano le competenze attuali; andrà mantenuto un
carattere monocratico al governatore di Bankitalia, con un mandato a termine
fissato per legge e con il parere della commissione parlamentare designata». I
presidenti delle due commissioni hanno comunque espresso «apprezzamento per il
tentativo riproposto dai due relatori di raggiungere il punto di equilibrio
possibile nella elaborazione conclusiva del testo unificato; cio’ comporta di
recuperare qualche giorno». Ecco perchè lo slittamento di una settimana.
Per quanto riguarda la Banca d’Italia, ha spiegato Giorgio La Malfa la soluzione
pensata «prevede che l’organo resti monocratico ma che il governatore sia
nominato a termine e l’idea è che venga nominato per otto anni. Per la sua
nomina servirà il parere vincolante della commissione parlamentare ad hoc che
vigilerà sulle authority».
«Il parere del Parlamento ” ha detto il relatore diessino Gambini ” rende
obbligatorio trovare una soluzione in qualche modo concertata fra i tre
interlocutori, Banca d’Italia, Governo e Parlamento». Mentre per quanto riguarda
la discussione del provvedimento il relatore dell’opposizione ha dichiarato che
il cammino si sta facendo sempre più «bipartisan e mi sembra ” ha aggiunto ”
che i nodi siano stati abbastanza risolti, c’è un’intesa politica che consente
di depositare il testo base». Tecnicamente, ha spiegato Gambini, sarà il
governo ad inviare «alla nuova commissione parlamentare sul credito il
nominativo del prescelto dal Consiglio superiore di Bankitalia per il parere che
deve essere emesso con una maggioranza di due terzi». Ma non è ancora ben
chiaro che cosa succederà nel caso in cui il governo voglia bloccare la nomina
non trasmettendola, ad esempio, al Parlamento. Ma questa, ha continuato Gambini,
sarebbe «una situazione patologica, di non collaborazione tra le istituzioni,
che invece noi vogliamo evitare». «Certamente ” il parere parlamentare rende
obbligatoria una nomina consociativa tra Bankitalia, Governo e Parlamento dando
a questo termine un’accezione non negativa come avviene oggi».
per quanto riguarda invece il Cicr, questo non cambierà e non subirà modifiche
neanche la questione dell’opponibilità del segreto di ufficio da parte dei suoi
componenti. Cosi’ come è previsto già adesso, non sarà quindi possibile
opporre il segreto al ministro dell’Economia in quanto presidente del Cicr sulle
questioni relative allo stesso organo ministeriale. Forse sul nuovo testo
potrebbero esserci ulteriori specificazioni sul perimetro delle questioni sulle
quali il ministro dell’Economia potrà richiedere ed ottenere informazioni.

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