Diritto e Informazione: Tivù interattiva e videofonini, ecco i nuovi rischi per la vita privata


Non vi è conflitto, in una democrazia solida, tra
una efficace tutela dei dati personali e le ragioni di sicurezza che talora
possono apparentemente mettere in discussione il diritto ormai ritenuto
fondamentale di preservare la privacy: c’è sempre una via di
bilanciamento in grado di garantire le ragioni della sicurezza e quelle della
protezione della riservatezza. Parola del professor Stefano Rodotà, presidente
dell’Autorità per la protezione dei dati personali che ha presentato ieri nella
Sala della Lupa di Montecitorio (sala simbolica, che “saluto'” la Repubblica
nascente nel ’46 ma che oltre vent’anni prima accolse gli incontri degli
aventiniani
contro il fascismo) la Relazione per il 2003 sull’attività
dell’Authority. Un report che rende viva l’attualità del ruolo di questa
Autorità, sempre più vicina ai cittadini, ma che, nella sua purezza diciano
cosi’ teorica, apre molti interrogativi non certo sui buoni propositi ”
legalmente sanciti ” in materia di tutela della privacy ma sulle forme
concrete, soprattutto preventive, di tale protezione. Una materia, ha ricordato
nel saluto alla cerimonia di presentazione il presidente della Camera Pier
Ferdinando Casini (all’incontro erano presenti il Capo dello Stato, Carlo
Azeglio Ciampi e le più alte cariche), che si trova a realizzare «il
bilanciamento tra interessi, tutelati dalla Costituzione, di grande portata»
.
E, per fare esempi stringenti, ha citato alcuni binomi in cui tale opera
di garanzia e vigilanza si concretizza: la libera propaganda anche sui
new-media
e la politica, la libertà e l’informazione, la tutela della
privacy
e il ruolo del giornalismo, la tutela dei minori e la
spettacolarizzazione fino al cinismo della cronaca. Ma per Rodotà e per i
componenti della “sua” Authority, il diritto alla riservatezza (assai
più ampio dell’originario, anche se storicamente recente “diritto ad essere
lasciati soli”) non corre pericoli: la vigilanza è attenta, le coscienze sono
più sveglie, la normativa oltre ad essere più chiara è in costante sviluppo,
sia nell’elaborazione che nell’interpretazione. Ma vediamo ora, per punti
sintetici, cosa è emerso da questo settimo bilancio dell’Autorità Garante.

 


La dimensione “politica”

” La difesa della privacy, ora che i cittadini si mostrano sempre più
consapevoli dei propri legittimi diritti, richiede impegno costante e attenzione
crescente. E il Garante (che di fronte ha un uditorio adeguato, dal Presidente
della Repubblica a quelli delle Camere, dal sottosegretario a Palazzo Chigi,
Gianni Letta, al ministro La Loggia in rappresentanza del Governo) ha il tono
garbato quando va a batter cassa per dire che l’Authority ha bisogno di
risorse, anche finanziarie, e visto che l’attesa della prossima manovra di
bilancio è lontana suggerisce dove pescare la vile ma utile pecunia: nel fondo
di riserva. Potrebbero dargli retta, visto che l’Autorità (gli altri
membri sono Mauro Paissan, Gaetano Rasi e Giuseppe Santaniello, segretario
generale Giovanni Buttarelli) di risultati ne ha sfornati parecchi: i numeri
sono più evidenti nei testi presentati (Relazione 2003, allegati e
presentazione sono disponibili, in formato pdf sul sito del Garante
all’indirizzo

www.garanteprivacy.it
) ma uno spicca su tutti: le oltre trentottomila
telefonate ricevute per ottenere chiarimenti, consigli, interpretazioni rapide
delle norme. E’ una cifra, comunque la si voglia interpretare, più da call
center
che da istituzione di nicchia (nonostante le ottime pubblicazioni, il
buon sito Internet e la discreta visibilità mediatica è lecito ipotizzare che
molti italiani non ne suppongano neppure l’esistenza ) e in qualche modo vuol
dire che il lavoro di Rodotà e della sua squadra sta dando frutti. D’altra
parte il Garante ha già incassato l’attenzione, non monetizzata, di Parlamento
e Governo dato che il 2003 è stato l’anno della maturazione del nuovo Codice in
materia di protezione dei dati personali, un testo organico, sufficientemente al
passo con i tempi (ma si tratta di una rincorsa, come vedremo oltre) entrato in
vigore nel gennaio scorso. Nondimeno i numeri parlano chiaro: oltre settecento
le questioni “risolte”, più di quattromila quelle affrontate, quasi settanta le
ispezioni effettuate, pochi ma significativi i casi di segnalazioni all’Autorità
giudiziaria. Ma, soprattutto, una mole rilevantissima di provvedimenti e
comunicazioni di chiarimenti: insomma una casistica consultabile in grado di
sciogliere molti dubbi, almeno sulle questioni di principio (utilissimo in
proposito il Massimario pubblicato appunto nel 2003, relativo ad anni
precedenti), e un feedback con il cittadino che, a sentire Rodotà, è
incoraggiante. Infine, sempre nel politichese della giornata, c’è da
registrare la soddisfazione dell’Authority di essere “figlia” (nel senso
delle nomine) del Parlamento: l’eventualità, sebbene remota allo stato attuale,
di una designazione da parte dell’esecutivo viene esorcizzata con grande
chiarezza; ma di questa ovvia e condivisibile osservazione forse non c’era
bisogno, visto che si tratta di una considerazione a futura memoria. Ma,
evidentemente, qualche preoccupazione in prospettiva è ritenuta credibile se
anche Giuseppe Santaniello, componente dell’Autorità, ha tenuto a ricordare
che  «la fonte parlamentare che proviene dalla nomina ad opera delle due
Camere è la più genuina, per consentire il lavoro più efficace ai membri
dell’Authority. Questa formula
” ha spiegato durante la conferenza seguita
alla relazione del Garante –
assicura piena
indipendenza da qualunque influenza politica e da qualunque interferenza e
ingerenza».

 


Le minacce della tecnologia ”
La tecnologia corre e nella
sua accelerazione porta con sè nuovi vantaggi e nuove minacce. Alla privacy,
naturalmente. Da dove arrivano? Secondo il Garante ” che, per la cronaca, ha un
occhio attento a quanto succede oltre confine e oltre Oceano ” nel nostro
tricolore orizzonte sono almeno due i settori “caldi”: la tivù interattiva (in
grado quindi di “registrare” anche le nostre preferenze in vari settori, consumi
materiali inclusi) e la telefonia mobile di terza generazione e oltre. Settori
nei quali l’invasività è dietro l’angolo, anzi, in certi casi si puo’
azzardare che è addirittura compresa nel prezzo. Ma controil Grande Fratello di
chi vuole sapere tutto dei nostri gusti, dei nostri consumi, dei nostri
desideri, le misure di tutela non mancano. Certo, affinchè queste siano
efficaci il consumatore deve crescere, documentarsi, operare scelte a ragion
veduta e non sull’onda emotiva della novità tecnologica (che alla piacevolezza
e all’utilità, spesso ludica, affianca costi crescenti e lesioni alla
riservatezza), una volta valutate le offerte del mercato. Ma cosa c’è di cosi’
“invasivo”? Per esempio la localizzazione. Ovvero quei servizi, connessi alla
telefonia mobile, che indicano al gestore “dove” (con uno scarto di poche decine
di metri) si trova il titolare di una utenza di telefonia cellulare; cio’
significa, oltre un potenziale ” e illecito ” tracciamento dei propri
spostamenti, anche la possibilità di ricevere pubblicità “mirata” da parte
degli operatori commerciali delle vicinanze. Ma, anche, una invasività a
posteriori, attraverso i tabulati che restano in mano ai gestori telefonici per
anni (c’è stata una proroga della conservazione, ma il Garante sottolinea i
fini di sicurezza che l’hanno motivata e le “contropartite” attraverso più
rigore nello storage e nell’accesso motivato) e con i quali,
potenzialmente, si puo’ ricostruire uno spicchio di vita di chiunque (fatti
salvi i fortunati che non hanno un telefono cellulare). E poi c’è il pericolo “videofonino”,
un aggeggio con il quale chiunque, in qualsiasi momento e a vostra insaputa,
potrà riprendervi e inviare la vostra immagine a chi desidera a vostra insaputa
(sia che vi troviate seduto al ristorante con un collega sia che siate in fila,
in auto, al semaforo o altrove): una minaccia che ora fa sorridere ma sulla
quale è ipotizzabile una mole di ricorsi e richieste di pareri (per non parlare
delle webcam fisse che riprendono scorci delle città in diretta).

 


Il “difensore” tecnologico

” Attenzione a demonizzare la tecnologia (cosa che, peraltro nessuno ha fatto)
è il senso delle osservazioni del ministro Lucio Stanca, preposto appunto
all’Innovazione. «Pur apprezzando l’opera svolta in questi anni dal Garante
sulla
privacy su un tema cosi’ importante per una società che sempre di
più si avvale dell’innovazione tecnologica, nella relazione annuale del
presidente Rodotà
” ha detto Stanca – mi è parso di cogliere cenni un
po’ troppo preoccupati per la forza e la rapidità delle nuove tecnologie e
delle loro applicazioni».
Comprensibile osservazione, sebbene il Garante per
la privacy non avesse generalizzato, anzi tutt’altro. Resta il fatto che
sui parametri di valutazione di come, quanto  e di valore delle
tecnologie vi sia, tuttora, una certa confusione (prova ne sia la controversa
questione dell’iperlodata patente Ecdl, validissima ma non unica metodica
di acculturazione informatica, privilegiata dall’Innovazione e duramente
bacchettata dalla giustizia amministrativa anchei n un’ottica di par condicio
nella concorrenza).

 


Ai confini della fantascienza ”
Occorre dire che,
manierismi e ottimismi a parte, il Garante per la privacy, negli ultimi
anni, ha sempre precorso i tempi (o nella peggiore delle ipotesi vi si è
affiancato), evento insolito per la Pubblica amministrazione. Ora il professor
Rodotà, oltre a lanciare un comprensibile allarme di carattere generale sui
rischi delle tecnologie, sorprende i meno attenti (nel pianeta politico,
soprattutto) segnalando che nuove tecnologie vi’olano la privacy più
concreta, persino modificando il corpo. E’ il caso, per ora sperimentale,
dell’azienda statunitense che offre di inserire sottopelle un microchip
in grado, oltre che di garantire l’identità dell’impiantato, anche le
sue credenziali elettroniche, ovvero di rendere automatica, in un’apposita
sessione di prossimità la presentazione virtuale di una carta di
credito, di un Bancomat, di una qualunque certificazione altrimenti
legata ad un supporto materiale (dalla patente alla carta d’identità
elettroniche). Ma cosa c’è ” sebbene per ora si tratti di uno sfizio made in
Usa
” che non convince il Garante? C’è, prima di tutto, la modificazione
del corpo umano. Una misura che, anche se autorizzata dal diretto interessato,
trova forte opposizione e scetticismo negli analisti (e per fortuna anche nei
legislatori) più illuminati: la modificazione del corpo per questi fini, dicono
in coro, è illegittima, va respinta, in ogni caso non è ammissibile. Insomma
la tutela della privacy, ad oggi, non si sposa con l’uomo bionico. E
Internet?

 


Vantaggi e limiti della “Grande Rete”

–  Il Garante si è già pronunciato più volte su questioni legate a Internet.
E l’Autorità fa sapere che questa attenzione è crescente, al pari della
diffusione della Rete nella vita normale dei cittadini. E dunque: tutela delle
identità e-mail (ribadita in vari provvedimenti), lotta allo spamming
(posta elettronica promozionale e non, ma non sollecitata dal destinatario),
contrasto alle operazioni di profiling troppo invasive. Tutte misure che
a volte si bloccano ai confini nazionali ma che, in un’ottica di reciproci
riallineamenti, saranno presto di portata omogenea nell’Unione europea. Perchè
la Rete, in teoria, sarà il parallelo della vita reale e sostituirà o
includerà posta, telefonia, contatti diretti: lasciarla come una terra di
frontiera sarebbe impensabile, proprio ora che le varie legislazioni nazionali
iniziano a considerarla come un terreno di diritti reali.


“Valore aggiunto” per la democrazia

” Frase a effetto ma bella: la privacy come un valore aggiunto della
democrazia. Vero. Ed è sul confine tra legittimità e violazione che si
combatte la sua difesa. Le “etichette intelligenti” (etichette a radioemittenza
che seguono il prodotto sul quale sono applicate, prima per favorire la
movimentazione di magazzino e di cassa, poi per “spiare” l’acquirente) sono le
parenti giovani del “braccialetto elettronico” ” per controllare chi è agli
arresti domiciliari o in semilibertà ” e le antenate del chip sottopelle
che vorrebbe trasformarci in appendice di un sistema informatico di controllo.
Tutte ipotesi, quelle che sconfinano dal controllo nell’invasione, da
scongiurare, codice alla mano. Ma il confine tra tutela della privacy e
legittime pretese della giustizia (antiterrorismo compreo, anzi, visti i tempi,
in prima linea) fin dove è difendibile. Casini, presidente della Camera dei
deputati non ha dubbi: non si possono «cedere auote della nostra libertà per
affermare più sicurezza»
. Rodotà, Garante per la privacy, gli fa
eco: le ragioni della sicurezza e la tutela dei dati personali possono
coesistere. Il settimo bilancio dell’Authority è leggibile, giustamente,
anche via Internet. Non è leggibile invece perchè, in alcuni rari casi,
occorra raccontare cose private (richieste sproporzionate rispetto ai fini
conseguiti, ed  è stata molto vaga e difensiva la posizione tutta italiana del
Garante) per poter salire su un certo aereo o perchè, se si ricevono e-mail
inaccettabili spedite da un server di un Paese sperduto, non si puo’ fare
letteralmente nulla per bloccarle. Ma questa, naturalme

https://www.litis.it

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