Ordinamento giudiziario: ora la strada dovrebbe essere in discesa


La strada della riforma dell’ordinamento
giudiziario dovrebbe essere in discesa, la maggioranza ha ritrovato compattezza
e l’Associazione nazionale magistrati è tornata sul piede di guerra riprendendo
l’ipotesi dello sciopero. Ieri il ministro della Giustizia, Roberto Castelli è
uscito visibilmente soddisfatto dalla commissione Giustizia della Camera dando
per «quasi sicuro» l’arrivo in Aula del provvedimento per il 18 maggio prossimo,
data stabilita dalla conferenza dei capogruppo. La riforma è entrata quindi nel
vivo con la votazione degli emendamenti e all’interno della maggioranza sembrano
essersi risolte le divergenze di questi ultimi tempi; «Non vorrei fare
autocelebrazione – ha detto il ministro – ma in questi ultimi giorni mi sono
speso molto per trovare un accordo». Accantonato l’emendamento proposto dalla
Lega sull’elezione diretta dei giudici di pace: «abbiamo registrato la netta
contrarietà del centrosinistra – ha detto la responsabile giustizia della Lega,
Carolina Lussana – che ha avanzato un pericolo di politicizzazione dei giudici
di pace, anche se noi vediamo una politicizzazione molto più forte all’interno
della magistratura espressa nelle varie correnti». Sull’emendamento avrebbero
espresso parere favorevole sia An che Udc; ma un’elezione diretta dei giudici di
pace creerebbe qualche problema “tecnico”, soprattutto di gestione viste le
ultime vicende che hanno registrato comportamenti non troppo corretti da parte
di alcuni – pochi fortunatamente – giudici di pace attualmente sotto
osservazione anche da parte del Csm. Sulla scia delle vicende legate all’attività
“poco chiara” di alcuni giudici di pace – vedi articolo tra gli arretrati di
ieri e articoli sull’inchiesta di «Dirittoegiustizi@» sulle retribuzioni di
questi tra gli arretrati del 15, 18 novembre 2003 – è stata infatti aperta
un’inchiesta da parte della procura di Roma, competente territorialmente sugli
uffici “sotto osservazione”, ma soprattutto da parte del Consiglio superiore
della magistratura che per la prima volta nella storia si recherà direttamente
sul posto per verificare direttamente la situazione. Immaginare adesso tutta
questa vicenda con un’eventuale elezione popolare dei giudici di pace risulta
quindi piuttosto complicato.


Sull’ordinamento giudiziario, comunque, da oggi si
passerà alla votazione di emendamenti e sub emendamenti (più di 1200 proposte
di modifica) con un ostruzionismo “intelligente” attuato dall’opposizione.
«Stiamo portando avanti un ostruzionismo intelligente e colto – ha detto infatti
la responsabile giustizia dei Ds, Angela Finocchiaro – è una riforma che non ci
piace ma a questo punto tutto quello che possiamo fare è attuare un minimo di
azione ostruzionistica ma con un minimo di intelligenza». Ma il Guardasigilli si
è dichiarato assolutamente soddisfatto, sia per l’ampia condivisione del testo
che per «l’atteggiamento assolutamente corretto dell’opposizione». Oggi, intanto
dovrebbe essere affrontato il nodo dell’articolo 2 del provvedimento, ossia
quello riguardante l’accesso in magistratura e, «a meno di imprevedibili
incidenti», come ha affermato lo stesso Castelli, dovrebbero passare le proposte
di modifica (emendamenti e subemendamenti) presentati dal relatore Francesco
Nitto Palma: accesso alla professione con concorso unico, indicazione della
funzione prima delle prove e scelta definitiva dopo cinque anni (vedi tra gli
arretrati del 23 aprile 2004).


Meno soddisfatta l’Anm che appunto è tornata a
parlare di sciopero fissando anche una possibile data: il 20 naggio. Durante la
riunione della giunta esecutiva centrale di ieri ed esaminate le proposte di
modifica, è stata chiesta la convocazione di un nuovo direttivo centrale.
«Abbiamo valutato gli emendamenti – ha detto il segretario Carlo Fucci – saranno
necessarie nuove valutazioni, ma ci sono ancora tante perplessità e
preoccupazioni alla luce di questi primi esami». E allora il prossimo Cdc dovrà
decidere che cosa fare sullo sciopero “sospeso” dopo l’apparente apertura
prospettata soprattutto dal presidente della commissione Giustizia di
Montecitorio, Gaetano Pecorella (Fi). «Il quadro che emerge da questi
emendamenti è preoccupante – ha detto il vicepresidente Piero Martello – è
venuto meno lo spirito di confronto, visto che delle nostre proposte non c’è
traccia». «La nostra valutazione – ha detto il presidente dell’Anm Edmondo Bruti
Liberati – è certamente negativa». «Il clima di apertura – ha continuato Bruti
Liberati – sembra modificato da questi emendamenti, con i quali si arriva
certamente alla separazione delle carriere in magistratura». Secondo il leader
di Unicost, Fabio Roia il testo è «inaccettabile», mentre per l’8 maggio sono
convocati gli organismi direttivi della corrente. «Disattesi tutti i segnali di
disponibilità al dialogo» secondo il segretario di Md Claudio Castelli.
Critiche anche per le modalità di discussione e l’improvvisa accelerata della
Camera.


Torna alla ribalta quindi l’ipotesi dello sciopero contro la
riforma: la decisione spetterà al parlamentino dell’Anm che si riunirà sabato
8 maggio. Una data che secondo Martello dovrebbe essere anticipata, mentre dalle
correnti arriva un’unica indicazione: scioperare. E una delle date “papabili”
potrebbe essere il 20 maggio, prima cioè che la Camera possa approvare il
provvedimento.

https://www.litis.it

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