Vademecum privacy. La promessa del garante nell’incontro con i Cdo forensi. Di Stefano Sansonetti
di Stefano
Sansonetti
Un codice deontologico e un vademecum per aiutare
gli avvocati negli adempimenti connessi alla disciplina in materia di protezione
dei dati personali. Due strumenti che avranno l’obiettivo di semplificare le
attività richieste dalla legge e tranquillizzare i legali dopo gli allarmismi
conseguenti all’entrata in vigore del codice sulla privacy (dlgs 196/2003). Del
resto, la conferma che sono ancora profondi i dubbi e le preoccupazioni sugli
obblighi cui gli avvocati andranno incontro sulla base della nuova normativa è
arrivata sabato scorso, quando presso la sede del Consiglio nazionale forense si
è svolto un incontro con i rappresentanti del garante per la privacy al fine di
diradare le nebbie di fronte a cui si trovano i legali.
Proprio per questo il Cnf ha deciso di scendere in
campo con due strumenti: un codice deontologico della categoria dedicato alla
protezione dei dati personali e un vademecum di ulteriore semplificazione. A
spiegarne contenuto e obiettivi è il presidente del Cnf, Remo Danovi. ´Il
codice dovrà contenere chiarimenti su come gli avvocati si devono comportare
nel trattare dati che si riferiscono ad altri soggetti’, spiega a ItaliaOggi.
´Il lavoro sarà svolto dal Cnf scegliendo tra due possibili opzioni’, continua
Danovi, ´o la costruzione di un regolamento aggiuntivo al codice deontologico di
categoria, oppure l’elaborazione di articoli che andranno a integrarlo’. Il
presidente del Cnf non vede particolari difficoltà di contenuto
nell’elaborazione del testo. ´Bisogna pensare che i principi sono già fissati
dalla leggè, puntualizza, ´e in questo senso il codice deontologico ha una
semplice funzione integrativà. A questo punto, quindi, potrebbe essere proprio
quella degli avvocati la prossima categoria a munirsi in tempi brevi dello
strumento che è già stato varato da giornalisti, storici e statistici. E’
ancora Danovi a chiarire la possibile tempistica. ´I lavori sul codice
cominceranno quando a fine maggio si sarà insediato il nuovo consiglio.
Speriamo che sia pronto entro l’estatè. Una volta approvato, il documento
dovrà essere trasmesso al garante, che dovrà formulare su di esso un parere.
Successivamente il codice verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dalla
stessa Authority.
Ma quali
sono le semplificazioni che gli avvocati chiedono di inserire nel codice? Si
tratta, come spiega il vicepresidente del Cnf, Guido Alpa, di uno spettro
piuttosto ampio di previsioni. Per esempio sul problema dei fascicoli: gli
avvocati, cioè, chiedono di poter lasciare su di essi il nome dei clienti,
oppure di poter mantenere al loro interno i vari documenti finchè tutti gli
adempimenti con i relativi clienti sono cessati. E poi la questione
dell’utilizzo del computer, per la quale Alpa riterrebbe auspicabile la
previsione di una password d’accesso. Insomma, soltanto alcuni esempi per
chiarire il contributo che verrà dal codice deontologico della privacy. ´Si
tratterà comunque di un contributo ispirato alla massima semplificazionè,
chiarisce il vicepresidente del Cnf, ´tenendo conto anche del fatto che la
maggior parte degli studi legali italiani sono di tipo familiare, hanno cioè
piccole dimensioni’. E poi il capitolo relativo al vademecum. Lo strumento, in
questo caso, si identifica in una sorta di memorandum che verrà messo a punto
dal Cnf per aiutare ulteriormente gli avvocati a capire come comportarsi di
fronte al codice della privacy. Un’attività di semplificazione, quindi, che
conterrà, spiega ancora Danovi, alcune indicazioni base. Per esempio quella che
chiederà agli avvocati di fissare nelle sale d’aspetto dei propri studi avvisi
che informino i clienti che tutti i dati che li riguardano vengono trattati
secondo le regole del codice. Ma si pensa anche alla fissazione di moduli
esemplificativi cui gli avvocati potranno fare riferimento per le lettere che
devono essere inviate ai clienti per i quali si impone un determinato
trattamento dei dati sensibili..



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