L’Associazione Nazionale Magistrati proclama lo sciopero per il 25 Maggio
L’Associazione Nazionale
Magistrati, di fronte al perseverare della maggioranza di governo in una
posizione da sempre criticata sulla legge di riforma dell’ordinamento
giudiziario proclama uno sciopero per il 25 maggio e denuncia le disfunzioni
della giustizia.
L’ANM ritiene che la filosofia
del disegno di legge resti "quella della riduzione dell’autonomia e indipendenza
dell’ordine giudiziario e del magistrato nel concreto esercizio della funzione.
L’Associazione nazionale magistrati ritiene che una riforma dell’ordinamento
giudiziario sia necessaria, ma deve essere una buona riforma, organica,
razionale e rispettosa dei principi costituzionali."
I magistrati valutano il sistema
proposto con il disegno di legge non "idoneo ad assicurare una migliore
funzionalità ed efficienza del servizio giustizia, né una magistratura
professionalmente pi๠qualificata" ritenendo che invece ne scaturisca una
organizzazione giudiziaria ingestibile che "mette a rischio l’indipendenza dei
giudici e pubblici ministeri".
" L’Anm esiste e si batte in
primo luogo per la tutela dell’interesse generale ad una giurisdizione
indipendente ed efficiente – afferma l’associazione magistrati in una nota –
L’ordinamento giudiziario non è una legge che disciplina solo la carriera dei
magistrati ma è legge che dà attuazione ai principi costituzionali di
indipendenza ed autonomia della magistratura. Di qui l’allarme per la messa in
pericolo dell’assetto costituzionale della magistratura, la scelta, sofferta,
dello sciopero, nel giugno 2002 dopo dieci anni dal precedente, e, infine, la
proclamazione di un’altra giornata di sciopero l’8 febbraio scorso."
Ricordando di aver sospeso lo
sciopero previsto per l’11 e 12 marzo di fronte all’apertura di disponibilità
da parte di esponenti istituzionali e di rappresentanti della maggioranza in
commissione giustizia – ed il riferimento è all’UdC ed all’on. Pecorella, i
magistrati rilevano che tali dichiarazioni "non hanno avuto alcun seguito. La
discussione in commissione giustizia della Camera dei deputati è stata chiusa
precipitosamente, gli emendamenti presentati da esponenti della stessa
maggioranza in accoglimento di alcune osservazioni critiche avanzate da pià¹
parti sono stati ritirati."
Ma i magistrati osservano che
"le modifiche proposte dal relatore sono soltanto apparenti e confermano la
scelta di fondo, tesa a ridurre l’indipendenza nell’esercizio della funzione
giudiziaria."
Il testo del Senato viene
giudicato dai magistrati addirittura peggiorato, per via dell’"abbandono della
ipotesi di concorso iniziale con prove distinte per giudici e PM… accompagnato
da un separazione definitiva delle carriere, contraria alla Costituzione", per
il "sistema dei concorsi, che reintroduce un assetto gerarchico piramidale della
magistratura, in contrasto con il principio costituzionale di pari dignità di
tutte le funzioni", per il "il sistema disciplinare idoneo a generare
conformismo e disfunsioni ulteriori consentendo anche al P.G. la rimozione del
segreto delle indagini preliminari", per l’"impostazione eccessivamente
gerarchica dell’organizzazione complessiva degli Uffici del pubblico ministero,
soprattutto tramite introduzione di nuove figure di avocazione del procuratore
generale".
Inoltre i magistrati rilevano
che "nulla è stato modificato con riguardo alla Scuola della magistratura, anche
con riferimento alla natura e alla finalità dei corsi di formazione, è stata
abbandonata definitivamente ogni prospettiva di revisione delle circoscrizioni"
e che inoltre la riforma progettata manifesti "in tutti i suoi aspetti la
volontà di circoscrivere, limitare, erodere le attribuzioni del Consiglio
Superiore della magistratura, in contrasto netto con il sistema di governo
autonomo dell’ordine giudiziario previsto dalla Costituzione".
I magistrati lamentano anche che
"le condizioni in cui quotidianamente si amministra la giustizia continuano a
peggiorare. Il Ministro, cui la Costituzione assegna la responsabilità di
assicurare mezzi e risorse per il funzionamento del servizio, continua ad
omettere qualsiasi iniziativa per rimediare alle gravi condizioni di
inefficienza degli uffici giudiziari e al disagio quotidiano di cittadini,
magistrati, personale amministrativo, avvocati."
" Accanto alla indifferenza per
il disservizio – continuano i magistrati – il Ministro della Giustizia ha
adottato alcuni provvedimenti che realizzano una sostanziale interferenza nel
potere che la Costituzione affida al Csm in materia di conferimento degli
incarichi direttivi" e citano la viocenda del blocco, da parte del ministro,
"per oltre due anni la nomina del Procuratore della Repubblica di Bergamo,
risolta solo con l’intervento della Corte Costituzionale".
Altro caso ricordato quello del
Procuratore della Repubblica di Napoli Cordova "per il quale il Ministro ha
prorogato per sei mesi la permanenza, così paralizzando la esecuzione della
decisione del Csm di trasferimento per incompatibilità ambientale. Mentre la
richiesta di ulteriore motivazione sulla nomina del nuovo Procuratore della
Repubblica, in sè legittima, appare un nuovo elemento di opposizione al il
Csm."
I magistrati ritengono che con
queste sue iniziative il ministro Castelli violi "in modo clamoroso il principio
di ‘leale collaborazionè con il Csm, pi๠volte ribadito dalla Corte
Costituzionale, e si assume la grave responsabilità di mantenere, in un ufficio
così rilevante, un clima di tensione e di paralisi dell’attività , procrastinando
il recupero della serenità e della efficienza che è interesse primario non dei
magistrati di Napoli, ma dei cittadini."
Inoltre, l’associazione
magistrati nota che "mentre si svolgeva il dibattito sull’ordinamento
giudiziario, al di fuori di ogni ipotesi di ‘necessità ed urgenzà, è stato
definitivamente convertito in legge il decreto legge sulla riammissione in
servizio dei magistrati, in termini che contrastano con il pi๠elementare
criterio di buona amministrazione, creando nuovi posti direttivi e cercando di
introdurre ipotesi di promozione automatica. Anche tutto ciò è in netto
contrasto con il principio costituzionale che riserva al Csm ogni decisione
sulle nomine dei magistrati."
L’ANM ritiene che si sia "scelto
di tornare al clima di contrapposizione e all’impostazione di riforme ‘contro’
la magistratura. Le condizioni che avevano responsabilmente indotto a recedere
dalle iniziative di protesta sono venute meno."
Pertanto è stato proclamato uno
sciopero di tre giorni in date da definire, di cui la prima è fissata per il 25
maggio 2004. Inoltre l’ANM ha indetto per il giorno 22 maggio 2004 ore 10.00
un’assemblea nazionale nell’Aula Magna della Cassazione a Roma per presentare un
documento che, proseguendo sulla strada del libro bianco presentato in occasione
dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, evidenzi responsabilità e
comportamenti del Ministro della Giustizia foriera di disfunsioni e
inefficienze.
L’ANM ha inoltre invitato i
magistrati a far rilevare nella settimana dal 10 al 15 maggio 2004 tutte le
situazioni nelle quali "l’udienza si svolge pur nella assenza del cancelliere e
dell’ufficiale giudiziario" e invita le giunte locali a raccogliere i dati cosi’
rilevati al fine di presentarli alla assemblea del 22 maggio 2004".
by
www.osservatoriosullalegalita.org
http://www.osservatoriosullalegalita.org/04/notizie/maggio1/0611magistrati.htm


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