FA DISCUTERE L’OPERA CHOC DI CATTELAN, BAMBINI FANTOCCIO IMPICCATI


L'opera di Cattelan
MILANO
– Tragico epilogo, dopo le polemiche sull’ultima opera choc di Catellan, tre
manichini raffiguranti dei bambini, "impiccati" ad un albero in piazza XXIV
Maggio a Milano. Un uomo di 42 anni è precipitato dall’albero sul quale era
salito per staccare i fantocci. Trasportato subito all’ospedale Fatebenefratelli,
non sarebbe in pericolo di vita, anche se i medici attendono la risposta dei
primi esami per sciogliere la prognosi. L’uomo che ha tolto due dei tre
manichini, si chiama Franco e ha 42 anni: ha agito da solo con l’ausilio di una
scala e di un seghetto.
Secondo quanto ha raccontato la guardia giurata, che era stata messa a
sorvegliare l’opera d’arte di Maurizio Cattelan, l’uomo si è presentato
intenzionato a tirar giù l’installazione. ”Più volte ho cercato di fermarlo –
ha raccontato il vigilante – ma ogni volta ritornava alla carica, fino a quando
è riuscito ad appoggiare la scala e a salire sull’ albero. Li’ ha estratto un
seghetto e, in equilibrio precario, ha tagliato le corde che tenevano due
manichini”. Ma quando ha cercato di fare lo stesso con il terzo bambino di
plastica ha perso le forze ed è rimasto in bilico sul ramo per alcuni minuti,
sotto gli occhi di una piccola folla che si era nel frattempo radunata. A un
certo punto si è lasciato penzolare dal ramo tenendosi con le braccia, fin
quando ha perso la presa ed è caduto a terra, con un volo di alcuni metri.
L’urto è stato ancora più violento perchè l’uomo è caduto sulla sbarra di
ferro che delimita l’aiuola della quercia. L’ambulanza è arrivata subito: il
medico e gli infermieri hanno effettuato sul posto i primi soccorsi e poi l’uomo
è stato portato all’ospedale Fatebenefratelli. Si ignorano per ora le sue
condizioni, ma al momento di essere caricato sull’ambulanza respirava, seppure a
fatica.
I Vigili del Fuoco, con l’ausilio di una scala, hanno rimosso anche il terzo
bimbo-manichino dopo che gli altri due erano caduti a terra, uno sull’altro.

In giornata tutti, o quasi tutti, avevano gridato contro la scultura choc. Alla
gente che grida ‘tirateli giù e che comincia a fare accostamenti con certe
immagini di torture che le tv rilanciano da Baghdad non era venuto proprio da
pensare che questa potrebbe essere arte, perchè opera di un riconosciuto
artista.
Hanno gridato anche i politici, dall’opposizione ma anche da dentro la
maggioranza, e si sentono parole come ”orrorè’ e ”scempio” . Ma il sindaco
Gabriele Albertini, chiamato direttamente in causa da tanta polemica, lui che
una foto mostra sorridente ieri all’inaugurazione dell’opera, non ha rinnegato
la scelta fatta dalla giunta, non è tornato sui suoi passi, anzi si è mostrato
compiaciuto del fatto che l’espressione artistica susciti discussione.
Albertini ha sottolineato che il padovano Cattelan è ”artista conosciuto in
tutto il mondo”, che la sua è ”un’espressione artistica e come tale suscita
opinioni discordanti. Si puo’ apprezzare o criticare – afferma il sindaco -,
senza dimenticare tuttavia che la libera espressione del pensiero e della
creatività è fondamento della nostra civiltà”. ”Com’era prevedibile –
conclude Albertini – un’opera cosi’ provocatoria farà discutere. Ebbene, si
discuta. Non c’è nulla di scandaloso nella contrapposizione tra consenso e
dissenso, anzi questi elementi sono indispensabili alla dialettica culturale di
una società evolutà’.
Più di un passante oggi ha promesso, e uno ci ha anche provato in mattinata, a
raggiungerli e a tirarli giù. Mentre il vicesindaco Riccardo De Corato ha fatto
sapere che la cosa non è materia di sua competenza, Albertini aveva dalla sua
la posizione dell’assessore alla Cultura, Salvatore Carrubba.
”Ho dato il patrocinio e me ne assumo al responsabilità. Ma non lo ritirero’
perchè è stato concesso a un importante artista e a un importante fondazione.
Sarei accusato di censurà’. Carrubba ha spiegato pero’ che se avesse saputo che
l’opera si sarebbe presentata in quel modo, una volta allestita, avrebbe si’
dato’ la sua approvazione ma l’avrebbe fatta esporre in uno spazio chiuso.
In Comune la prima mosse dell’opposizione è stata un’interrogazione del
consigliere Marilena Adamo (Ds), che chiede appunto quali siano state le ragioni
della scelta, e propone di sostare l’opera in uno spazio espositivo. Ma è
dall’interno della maggioranza, e in particolare da esponenti di An, locali e
nazionali, che sono venute le critiche più accese.
”Via quello scempio!”, aveva ordinato il sen. Michele Bonatesta, della
direzione nazionale di An. ”I bambini-fantoccio impiccati ad un albero in una
piazza di Milano non sono arte: sono solo il tentativo di provocare, di colpire,
di impressionare, di destare sensazione e scandalo per far parlare di sè, farsi
pubblicità  e alimentare il proprio conto in bancà’. Gli hanno fatto eco diversi
consigliere di An, e la Lega, sbrigativamente e con un tocco di ironia, aveva
promesso per bocca del capogruppo Matteo Salvini: se entro domani il Comune di
Milano non avrà tolto i manichini, ”ci penserà la Lega Nord, armata di scale
e cesoie, a tagliare il cappio, facendo attenzione a non rovinare la
pregevolissima opera del grande artistà’.
 

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