Scattano i rincari delle tariffe forensi
Nelle nuove tariffe civili, gli scaglioni inferiori sono stati
accorpati e nelle tabelle sono stati indicati minimi e massimi per ogni range
di valore, in modo da evitare le difficoltà legate all’applicazione di un
coefficiente. Per le liti tributarie, invece, sono stati distinti i due gradi
di giudizio. La tariffa penale, a differenza di quella civile, tributaria e
amministrativa, valuta anche le condizioni economiche del cliente. La difesa da
un’identica imputazione puo’, quindi, avere un trattamento diverso a seconda
del reddito dell’assistito. Più in generale, in campo penale, i prezzi tengono
conto delle innovazioni subite dal processo: le indagini difensive e l’utilizzo
di attrezzature tecnologiche. Inoltre, viene contemplata anche la possibilità,
per gli avvocati, di organizzarsi in società. In questo caso, i compensi per
la società sono quelli spettanti a un solo professionista, anche se la
prestazione è svolta da più soci. La remunerazione a tempo è prevista solo
per le prestazioni stragiudiziali ed è commisurata alla durata della
prestazione e delle attività accessorie. In ogni caso non puo’ essere
inferiore a 65 euro all’ora. Il decreto ministeriale fissa un prezzo anche alla
consulenza online. Costa da un minimo di 15 a un massimo di 150 euro avere un parere
individuale fornito attraverso un contatto telematico. Mentre per le richieste
di poco conto, esaudite attraverso la posta elettronica, bastano da 10 a 15 euro. L’adeguamento
delle tariffe forensi apre ora la strada ad analoghe rivendicazioni delle altre
professioni: dai dottori commercialisti ai ragionieri ai consulenti del lavoro,
dai geometri agli Ordini più recenti, come gli psicologi e gli assistenti
sociali. Lo stesso ministero della Giustizia ha assicurato che, concluso il lavoro
sui compensi dei legali, le forze saranno concentrate sulle richieste di
adeguamento avanzate dalle altre categorie. In questo modo si potrebbe arrivare
ad approvarle tutte entro l’anno. ROMA • L’appuntamento è fissato al 2 giugno.
Da quella data i compensi degli avvocati aumenteranno del 25 per cento. Il
decreto 127/04 del ministero della Giustizia, che detta le nuove tariffe, è
comparso sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 115 (Supplemento ordinario n. 95) di
ieri. L’entrata in vigore scatterà dopo 15 giorni dalla pubblicazione. Il
provvedimento, siglato l’8 aprile dal ministro della Giustizia,
Roberto Castelli,
contiene il regolamento d’approvazione della delibera del Consiglio nazionale
forense del 20 settembre 2002, che stabilisce i criteri per la determinazione
degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati per le
prestazioni giudiziali, in materia civile, penale, ammistrativa, tributaria e
stragiudiziale (si veda «Il Sole-24 Ore» del 15 e 16 aprile). Viene cosi’
adeguato il vecchio "tariffario" del 1994, scaduto dal 1996. Per
fronteggiare la dinamica dell’inflazione, fotografata dall’Istat al 28% nel
periodo 1994-2004, gli onorari salgono del 25% e il rimborso forfettario delle
spese generali passa dal 10 al 12,5% dei costi sostenuti dai legali. Le nuove
tariffe, con minimi inderogabili, costituiscono un presupposto perchè le
prestazioni dei legali rispettino standard comuni, al di sotto dei quali ”
spiega la relazione al decreto ” verrebbe meno
il diritto di difesa.
L’approvazione del provvedimento è stata accompagnata da una coda polemica. Il
Consiglio di Stato, nel parere provvisorio del 27 ottobre 2003, aveva criticato
il ministero della Giustizia, accusandolo di subire troppo la proposta del
Consiglio nazionale forense. Critica fatta parzialmente rientrare in occasione
del parere definitivo dello scorso gennaio. Cambia anche l’arrotondamento,
fissato a cinque euro per gli onorari e a un euro per i diritti. In precedenza,
era, rispettivamente, a 5mila e mille lire. All’arrotondamento per eccesso
degli onorari minimi (10,34 diventa 15), fa riscontro quello, nuovo, per
difetto sui massimi (34,67 diventa 30).
Fonte:
Il Sole 24 ore


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