Milano si candida come capitale del processo on line


Sei secoli di storia e due passi nel
futuro. Probabilmente per una coincidenza, negli stessi giorni, il Consiglio
dell'Ordine degli avvocati di Milano ha presentato due iniziative di segno
cronologicamente opposto. Lunedi' scorso è stata inaugurata la mostra «Avvocati
a Milano. Sei secoli di storia», mentre ieri è stato presentato lo sviluppo del
sistema di collegamento telematico tra studi legali e cancellerie dei tribunali.
Insomma, il passato e il futuro della professione.


Informatizzazione.
Il
sistema PolisWeb, che già dall'inizio di quest'anno permette agli
avvocati milanesi di collegarsi dal proprio studio alla cancelleria del
tribunale civile del capoluogo lombardo (vedi in arretrati del 11 dicembre
2003), si estende ai Tribunali di Lecco e Varese e tra pochi giorni anche a
quelli di Monza e Busto Arsizio.



Il sistema consente di conoscere la situazione delle cause civili
attraverso il meccanismo della firma digitale, per accedere al servizio serve
una

smart card, un lettore apposito e il software necessario. Oltre
all’abbonamento a PolisWeb.
L’allargamento è il frutto della collaborazione tra l’ordine degli avvocati di
Milano e la

direzione generale  dei sistemi
informativi automatizzati del ministero della Giustizia.



Ieri il presidente dell'Ordine milanese, Paolo Giuggioli, e
Daniela Intravaia, dirigente del ministero, hanno illustrato gli sviluppi del
sistema che consentirà a tutti i legali che si muniranno di smart-card,
(attualmente sono 1.200 sugli oltre 15mila iscritti all'ordine meneghino) di
ottenere nel giro di tre giorni documenti che spesso richiedevano un anno di
tempo.



Il sistema di consultazione telematica non è ancora
l'informatizzazione del processo civile che molti continuano ad attendere, ma
rappresenta un passo importante verso la complessiva informatizzazione degli
operatori della giustizia che in ogni caso potrà incidere positivamente sui
tempi, sia del processo di cognizione che di quello d'esecuzione.


Per gli avvocati milanesi, lo sviluppo del sistema viene visto
anche come l'aggiramento dei problemi creati dalla perdurante crisi dell'ufficio
notifiche.



La storia.

Dal Medioevo, il Broletto e il Collegio dei
Giureconsulti, al Novecento. E’ questo il lungo percorso dell’avvocatura
milanese ricostruito nella mostra «Avvocati a Milano. Sei secoli di storia»
” a cura di Ada Gigli Marchetti, Alceo Riosa e Francesca Tacchi, che è
stata allestita presso il Palazzo di Giustizia di Milano (Deambulatorio, terzo
piano, aperta fino al prossimo 10 luglio).
La mostra voluta dall’Ordine degli avvocati, ripercorre la storia
dell’evoluzione della professione nel suo intrecciarsi con quella della città,
attraverso «capitoli, personaggi e immagini esemplari, quale recupero della
propria eredità civile in stagioni di mutamenti, e quale testimonianza al
pubblico, oltre i luoghi comuni, della giustizia come fede laica, con i suoi
profeti e i suoi detrattori, gli esegeti, gli eroi, i picchi e le cadute, la
maestà dei Codici e l’attualità della satira, in costante confronto con le
metamorfosi sociali e politiche».
Il punto di partenza è il Medioevo, per poi passare al Rinascimento “sforzesco”
e, quindi, alla Milano illuminista dei Verri, di Beccaria. Con l’800 a Milano
arrivano i francesi, o meglio Napoleone e il Codice Civile del 1806 e
«l’avvocatura si dà delle regole con la costituzione dell’Ordine nel 1811». La
fase successiva, con la reazione austriaca, vede gli avvocati milanesi impegnati
nei processi ai patrioti risorgimentali. Nel 1920 l’Ordine degli avvocati
diventa universale aprendo alle donne, poco prima di essere temporaneamente
abolito dal fascismo.
La mostra ripercorre anche casi di cronaca sfociati in celebri processi, come
quello dell’anarchico regicida Bresci del 1900 o, mezzo secolo dopo, il processo
contro Rina Fort, «la belva di via San Gregorio». Tra i documenti esposti,
l’edizione del 1581 del Codice di Giustiniano; gli autografi dei Verri nei
verbali processuali di difesa; l’edizione 1767 Dei delitti e delle pene
di Beccaria; il Codice di Napoleone il grande del 1806, che segue la
Costituzione della Repubblica Cisalpina
del 1798; il Progetto di Statuto
dell’Ordine degli Avvocati
del 1859; ma anche il resoconto del processo per
oltraggio al pudore, cui fu sotto-posto nel 1910 Marinetti dopo l’uscita in
Italia del suo romanzo Mafarka il futurista; o il Ricorso di Luigi
Majno contro la sentenza Turati
; o la lettera con cui Edoardo Majno denuncia
al Ministro della Giustizia l’istituzione di «un luogo di detenzione e torture
in via Paolo Uccello 15 a Milano (soprannominato villa Triste)». Ma anche gli
atti della causa intentata nel 1881 da Tetrazzini Luisa, la bella fioraia
sfregiata per gelosia.(m.t.)


Fonte:

http://www.dirittoegiustizia.it

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