Dati dei passeggeri aerei: forti contrasti a Bruxelles


Nonostante l’opposizione
dell’Europarlamento la Commissione Ue ha dato il via libera agli Usa

La Commissione europea ha adottato la
decisione sull’adeguatezza della protezione accordata dagli Stati Uniti ai dati
personali dei passeggeri aerei, nonostante le critiche espresse dai Garanti
europei e l’invito dell’Europarlamento ad attendere il giudizio della Corte di
giustizia delle Comunità  europee. Tale decisione, accompagnata da  un accordo
internazionale con gli Stati Uniti deliberato dal Consiglio dei ministri Ue,
consentirà  alle autorità  statunitensi di accedere ai dati personali dei
passeggeri che volano verso gli Stati Uniti, allo scopo di prevenzione del
terrorismo e della criminalità  internazionale.

Il negoziato era cominciato pi๠di un anno fa,
quando gli Stati Uniti avevano minacciato sanzioni per le compagnie aeree che
avessero rifiutato di trasmettere i dati personali dei passeggeri contenuti nei
sistemi di prenotazione (dati “PNR”), e si era concluso a dicembre scorso, con
l’annuncio da parte della Commissione di un accordo con le autorità 
statunitensi.

Nei mesi successivi sia il Parlamento europeo
sia il Gruppo dei garanti europei si erano pronunciati esprimendo preoccupazioni
e critiche sulla soluzione prospettata dalla Commissione, in quanto essa non
forniva garanzie adeguate a tutela del diritto fondamentale alla protezione dei
dati personali.

Infatti, grazie a tale accordo, le autorità 
doganali statunitensi sono autorizzate ad accedere direttamente ad un novero
molto ampio di dati (34 elementi, fra cui indirizzi, numeri di telefono,
indirizzi di posta elettronica, numeri di carte di credito, informazioni
contenute nei programmi “frequent flyer”) ed a conservare per almeno tre anni e
mezzo i dati di tutti i passeggeri (al contrario del sistema australiano,
approvato dai Garanti europei, in cui i dati vengono conservati solo in presenza
di un reato o di una indagine per un presunto reato). I dati sensibili
(riguardanti la salute, le convinzioni religiose o politiche, etc.) saranno
accessibili e cominceranno ad essere filtrati soltanto quando un apposito
sistema diventerà  operativo. Inoltre, i dati potranno essere trattati per
finalità  che esorbitano dalla mera lotta al terrorismo ed essere ulteriormente
trasmessi ad altre autorità , anche di paesi terzi. Infine, i diritti dei
passeggeri europei ad essere informati, ad accedere ai propri dati ed
eventualmente a rettificarli non sembrano adeguatamente garantiti: fra l’altro,
sia per l’assenza di un organo di ricorso veramente indipendente, sia per la
dubbia vincolatività  giuridica degli impegni assunti dalle autorità 
statunitensi.

Anche sulla base di tali considerazioni il
Parlamento europeo, dopo aver già  manifestato in una risoluzione del 31 marzo
scorso la propria contrarietà  alla decisione di adeguatezza proposta dalla
Commissione (v. Newsletter
del 8-14 marzo 2004
), ha deciso di chiedere alla Corte di Giustizia delle
Comunità  europee un parere preliminare sulla compatibilità  con l’ordinamento
comunitario del proposto accordo internazionale. Pat Cox, presidente del
Parlamento europeo ha pertanto inviato una lettera ai presidenti della
Commissione e del Consiglio Ue, invitandoli a non adottare alcuna decisione fino
alla pronuncia della Corte e ribadendo il dovere di “leale cooperazione” fra
istituzioni comunitarie.

La Commissione, tuttavia, non ha accolto
l’invito del Parlamento e ha adottato la controversa decisione di adeguatezza,
cui ha fatto seguito la decisione del Consiglio Ue di concludere un accordo
internazionale con gli Stati Uniti. La firma di tale accordo, che obbliga le
compagnie aeree europee a consentire alle autorità  statunitensi l’accesso
diretto ai dati personali dei passeggeri, verrebbe inoltre a far cadere il
giudizio preliminare di compatibilità  già  richiesto alla Corte di giustizia.

L’eurodeputata Johanna Boogerd-Quaak,
vicepresidente della Commissione per le libertà  ed i diritti dei cittadini, e
Graham Watson, leader del gruppo liberaldemocratico, hanno comunque invitato Pat
Cox a percorrere tutte le vie legali disponibili per far rispettare le
prerogative dell’Europarlamento, compreso un ulteriore ricorso alla Corte di
giustizia per far annullare la decisione della Commissione e/o l’accordo
internazionale. A tal fine, è stata richiesta una riunione dei capigruppo nei
giorni immediatamente successivi le imminenti elezioni europee.

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