Slittano le misure di sicurezza. Il ministero della Giustizia annuncia un decreto con la proroga della scadenza del 30 giugno.


di  Antonello Cherchi

 

Slittano le
misure di sicurezza salva-privacy. La proroga è stata annunciata ieri dal
ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che ha intenzione di predisporre un
decreto legge ad hoc, da presentare al prossimo Consiglio dei ministri, che si
terrà la prossima settimana. Ma le regole per blindare gli archivi non sono le
sole a slittare: la proroga riguarderà tutti gli adempimenti in scadenza il
prossimo 30 giugno. Un intervento generalizzato che, fanno sapere dal ministero,
è indotto dalle richieste provenienti dai soggetti interessati, in ritardo con
gli obblighi.
Le misure di sicurezza. La proroga principale è, tuttavia, quella delle
misure di sicurezza. Il 30 giugno, infatti, chi gestisce dati personali deve
adottare le misure minime di sicurezza "nuove", previste dal Codice della
privacy, entrato in vigore il 1° gennaio scorso. In particolare, pero’, la
proroga inciderebbe sulla predisposizione del documento programmatico sulla
sicurezza (Dps), che devono adottare tutti quanti utilizzano dati giudiziari e
sensibili. In effetti, la scadenza indicata dal Codice per la messa a punto del
Dps è quella del 31 marzo, ma un intervento del Garante della privacy di fine
marzo l’ha inclusa fra quelle di fine giugno.
La proroga annunciata da Castelli cade nel momento in cui lo stesso Garante sta
lavorando per mettere a punto uno schema di Dps, che dovrebbe essere a breve
disponibile sul sito, e dopo che le categorie interessate, dalle aziende ai
professionisti, hanno già iniziato a ragionare sull’adempimento.
Gli altri adempimenti. Oltre alle misure di sicurezza, il decreto legge
di via Arenula farebbe slittare altri obblighi in scadenza il 30 giugno. Si
tratta, in particolare, di parte degli adempimenti indicati nell’articolo 181
del Codice, uno dei quali riguarda in maniera diretta lo stesso ministero. Entro
fine giugno, infatti, la Giustizia dovrà indicare, con un decreto, i
trattamenti di dati non occasionali effettuati con strumenti elettronici da
parte degli uffici giudiziari, del Consiglio superiore della magistratura e
degli altri organi di autogoverno, nonchè dello stesso ministero.
Lo stesso dovrà fare, sempre entro il 30 giugno, il ministero dell’Interno, che
dovrà individuare (sempre con un decreto) i trattamenti non occasionali di
informazioni personali effettuati con strumenti elettronici da parte dal Centro
elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza, da Forze di polizia
e da altri soggetti pubblici per finalità di prevenzione e accertamento dei
reati.
Un’altra proroga dovrebbe riguardare il trattamento dei dati sensibili. In
particolare, l’articolo 26 del Codice esonera dagli obblighi relativi
all’utilizzo delle informazioni particolarmente riservate le confessioni
religiose e le associazioni ed enti senza scopo di lucro. A condizione, pero’,
che indichino agli interessati le particolari condizioni adottate per proteggere
i dati sensibili raccolti. Adempimento che dovranno assolvere entro fine giugno.
L’ultima proroga dovrebbe interessare la comunicazione al Garante di particolari
utilizzi di dati personali. Secondo l’articolo 39 del Codice, infatti, il
titolare del trattamento deve mettere l’Authority al corrente dello scambio di
informazioni, non prevista da una legge, tra due soggetti pubblici. Inoltre,
deve essere comunicato al Garante il trattamento di dati idonei a rivelare lo
stato di salute previsto da programmi di ricerca biomedica o sanitaria. Anche in
questo caso, per il Guardasigilli la scadenza di fine giugno è troppo stretta.


Fonte:
www.ilsole24ore.it

 

https://www.litis.it

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