La privacy «vede» la proroga. Più tempo (si parla di altri sei mesi) per la redazione del Dps, il documento programmatico per la sicurezza dei dati
Il documento programmatico
sulla sicurezza, insieme ad altre misure salva-privacy in scadenza il 30 giugno,
slittano a fine anno. E’ l’orientamento che il ministero della Giustizia
dovrebbe formalizzare con un decreto legge da presentare oggi al Consiglio dei
ministri. Il provvedimento fino a ieri sera non risultava iscritto all’ordine
del giorno della riunione di Governo. Tra i vari punti da discutere risultava,
pero’, anche un generico «eventuali ulteriori decreti legge». Lo spazio, dunque,
c’è. L’intenzione del ministro, Roberto Castelli, è quella di dar corpo
all’annuncio fatto il 9 giugno, quando per la prima volta via Arenula ha parlato
di proroga di alcuni obblighi in materia di privacy (si veda Il Sole 24 ore del
10 giugno). Il differimento cadrebbe nel momento in cui gran parte dei soggetti,
sia pubblici sia privati, sono alle prese con la predisposizione del documento
programmatico sulla sicurezza (Dps). Il Garante della privacy ha, al riguardo,
diffuso poco più di una settimana fa una guida operativa per redigere il Dps e
Confindustria qualche giorno fa ha emanato due circolari in materia di
sicurezza. L’adempimento del Dps in realtà non è nuovo — era previsto anche
nella precedente normativa sulla privacy — ma il Codice della riservatezza,
entrato in vigore a inizio d’anno, lo ha innovato in più punti. L’iniziativa
della Giustizia sarebbe stata indotta dal fatto che molti sono in ritardo
nell’approntamento della misure di sicurezza a tutela delle informazioni
personali. La proroga. Il differimento riguarda alcuni adempimenti in scadenza
il 30 giugno. Oltre al documento programmatico sulla sicurezza, dovrebbero
slittare a fine anno altri termini fissati dall’articolo 181 del Codice. Alcuni
degli obblighi riguardano in maniera diretta la Giustizia: entro la fine del
mese, infatti, via Arenula avrebbe dovuto emanare un decreto per indicare i
trattamenti non occasionali di dati personali effettuati, con strumenti
elettronici, dallo stesso ministero, dagli uffici giudiziari, dal Csm e dagli
organi di autogoverno. Analoga operazione avrebbe dovuto fare il ministero
dell’Interno, che, sempre con un decreto e sempre entro il 30 giugno, avrebbe
dovuto segnalare i trattamenti non occasionali di informazioni personali
effettuati con strumenti elettronici da parte del Centro elaborazione dati del
Dipartimento della pubblica sicurezza, dalle Forze di polizia e da altri
soggetti pubblici per finalità di prevenzione e accertamento dei reati.
Dovrebbe essere interessata dalla proroga anche una particolare modalità di
trattamento dei dati sensibili. L’articolo 26 del Codice prevede, infatti, che
le confessioni religiose e le associazioni e gli enti senza scopo di lucro siano
esentati dagli obblighi previsti per l’utilizzo dei dati sensibili. L’esonero
è, pero’, subordinato al fatto che gli interessati, ai quali i dati si
riferiscono, siano informati sulle particolari condizioni adottate per
proteggere le notizie sensibili. Informativa che confessioni religiose e
associazioni avrebbero dovuto dare entro fine giugno. Un’altra proroga dovrebbe,
infine, interessare la comunicazione al Garante di particolari utilizzi di dati
personali da parte di soggetti pubblici, secondo quanto disposto dall’articolo
39 del Codice. Le "istruzioni" di Confindustria. L’associazione degli
imprenditori ha diramato nei giorni scorsi due circolari in materia di privacy.
La prima (n. 18029) riguarda i criteri per la predisposizione del Dps, mentre la
seconda (n. 18031) fa una panoramica degli accorgimenti richiesti dal Codice per
rendere più sicuri gli archivi.
A.CHE.
– Fonte: www.ilsole24ore.it



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