Proteste dell’avvocatura sul peso dei nuovi obblighi


Il riconoscimento della «non assoggettabilità degli avvocati» al
Testo unico sulla privacy e all’Autorità garante per la riservatezza. E’ quanto
chiede al Parlamento l’Organismo unitario dell’avvocatura, sceso in campo contro
«una disciplina estremamente complessa, articolata, composta da norme di
difficile interpretazione», che non tengono conto delle peculiarità della
professione di avvocato. In un documento approvato dalla propria assemblea il 23
giugno scorso, l’Oua invita infatti i parlamentari ad accordare
«definitivamente» ai legali «il diritto ad accedere ai dati necessari
all’esercizio dell’attività difensiva ai fini del suo corretto espletamento».
Non una "immunità" dal dovere di tutelare la privacy del cliente, sottolinea il
presidente Oua, Michelina Grillo, ma il riconoscimento dello status particolare
della professione, che già prevede l’obbligo di rispetto, per l’avvocato, del
segreto professionale e del relativo diritto alla riservatezza del cittadino. Ma
la presa di posizione dell’Oua, deliberata all’indomani del decreto legge che
proroga a fine anno i termini perchè anche i professionisti si adeguino alle
misure minime di sicurezza per la privacy, è rivolto anche al Consiglio
nazionale forense. Al Cnf — promotore, di concerto con il Garante — di recenti
linee guida per la privacy nell’attività forense, l’Oua sollecita
«l’integrazione del codice deontologico con norme di autoregolamentazione».
Sulla materia, sottolinea Grillo, «il Cnf ha piena autonomia, mentre non
comprendiamo quali siano le basi della pretesa competenza del Garante, a fronte
del ruolo che la legge assegna agli Ordini degli avvocati». La scelta
controcorrente dell’Oua — contro l’Authority, per una maggiore autonomia in
materia di privacy — nasce, ricorda la presidente, «dall’irrazionalità e l’illogicità
di molte norme sulla riservatezza, gravate spesso da sanzioni penali che sono in
netta controtendenza rispetto all’attuale favore per un diritto penale minimo».
Una posizione, di fatto, condivisa dal ministero della Giustizia: «La relazione
al Dl di proroga punta infatti il dito contro la burocratizzazione della
materia». Dello slittamento dei termini, conclude la Grillo, «siamo contenti, ma
non dobbiamo mancare l’occasione per riflettere sul ruolo del segreto
professionale a difesa della privacy. Su questo fronte, gli avvocati devono
riappropriarsi della loro autonomia».

Fonte:
www.ilsole24ore.com


 

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