Fallimenti, spunta l’ipotesi ‘spezzatinò. Possibilità di scorporare alcune parti del testo della commissione Trevisanato


Sulla riforma del diritto fallimentare prende corpo
l’ipotesi spezzatino. Al ministero della Giustizia si sta riflettendo con
attenzione sulla possibilità di scorporare alcune parti del disegno di legge
preparato dalla commissione tecnica presieduta da Sandro Trevisanato, per
garantirne un’approvazione in tempi rapidi. Due le ipotesi più gettonate al
momento: quella di un decreto legge e quella dell’innesto di alcune disposizioni
sul corpo non certo gracile del disegno di legge con le misure urgenti in
materia fallimentare, che da tempo è in discussione al Senato. Di certo, c’è
la volontà dell’Esecutivo di premere sull’acceleratore e di provare a portare a
casa anche questa riforma, che andrebbe a completare un trittico sul diritto
dell’economia, insieme con la revisione del sistema d’imposizione sulle imprese
e la riscrittura delle regole del diritto societario. La possibilità di un
decreto legge è da sempre quella preferita da Trevisanato e negli ultimi giorni
si è rafforzata al punto che sembrava potere esserne imminente la presentazione
al preconsiglio dei ministri, in vista della riunione del Governo in agenda per
sabato. La pattuglia di tecnici che ha seguito in questi ultimi mesi la messa a
punto delle norme sta infatti lavorando all’eventualità di una sintesi che si
dovrebbe concentrare soprattutto su tre punti. La procedura di crisi, il regime
delle revocatorie e la disciplina tributaria. Di fatto poi è arrivata un’altra
pausa di riflessione che non testimonia pero’ indifferenza per una soluzione che
dovrebbe essere giustificata davanti al parlamento, ma anche alla compagine di
maggioranza. Quando, infatti, il disegno di legge sulla tutela del risparmio
arranca, potrebbe apparire paradossale varare per decreto legge una serie di
misure che metterebbe tutte le forze politiche davanti al fatto compiuto. Più
rispettosa delle prerogative del Parlamento sarebbe invece la chance del Senato.
Da tempo infatti la commissione Giustizia di Palazzo Madama ha in agenda la
discussione sulle misure urgenti presentate più di un anno e mezzo fa dallo
stesso Governo. Si tratta di disposizioni che dovevano servire in un primo
momento per un semplice adattamento della legislazione alle numerose sentenze
della Corte costituzionale (che si sono stratificate sul diritto fallimentare),
ma che via via si sono arricchite di emendamenti fino a cambiare i connotati
stessi del provvedimento. A questo punto non è implausibile che al ministero si
rifletta anche sull’opportunità di utilizzare questo treno per le parti più
urgenti, e comunque irrinunciabili, della riforma. La scelta dei tecnici è
caduta, come detto, su alcuni punti qualificanti del progetto messo a punto
dalla commissione Trevisanato nel suo tormentato percorso. Che, tra altro,
dovrebbero risultare tra i meno sgraditi alle associazioni come Confindustria e
Abi, che da poco hanno istituzionalizzato un tavolo di confronto dal quale a
breve uscirà una lista delle priorità. La procedura di crisi, infatti, ha come
obiettivo il raggiungimento di un accordo tra debitore e creditori, o anche con
una maggioranza qualificata di questi, in maniera di favorire intese di
reciproca soddisfazione destinate a essere sindacate dalla magistratura solo in
casi residuali. Sulle revocatorie, poi, la convinzione della commissione
Trevisanato è quella di avere raggiunto una sintesi efficace tra le diverse
posizioni in campo: tra chi avrebbe preferito una conservazione dell’esistente,
senza compromettere le esigenze di tutela dei creditori, e chi, invece, critico
verso le numerose pronunce espansive da parte della magistratura, considera le
revocatorie uno strumento per affossare definitivamente l’impresa. La
contrazione dei periodi sospetti e una rimodulazione degli atti a rischio sono
per la commissione una testimonianza efficace della volontà di cambiare rotta,
anche se dalle associazioni si fa notare ancora una certa timidezza. Se
veramente fossero queste le parti da inserire nel futuro intervento resterebbero
al palo alcune proposte che erano maturate nel corso di questi mesi di lavoro,
come le procedura di allerta (che pero’ da subito ha incontrato l’ostilità
delle associazioni) o il nuovo regime penale. Ma questo, fanno osservare i
tecnici, potrebbe anche salire su un treno parlamentare, come il disegno di
legge Cola sulla revisione del reato di bancarotta.

G.Negri –
www.ilsole24ore.com


 

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