La ‘email tracking’ non viola la privacy. Negli Usa si apre il dibattito intorno a una sentenza di una corte federale



Il giudice ha ritenuto di non punire per violazione della legge Wiretap Act
un’azienda che per motivi commerciali aveva copiato in un archivio numerose mail
di propri clienti


 



E’ possibile

scrutare nella posta
elettronica dei cittadini e tracciare i percorsi dei messaggi da parte dei
provider che offrono spazi sul proprio server con relativa casella di posta
elettronica. E’ quanto ha stabilito una corte federale statunitense.

 



La sentenza giunge


dopo un lungo e laborioso percorso processuale che ha visto sul banco degli
imputati un’azienda americana, la Interloc Inc. che nel 1998 inizio’ a dragare
tutto il flusso di mail dei clienti che perveniva sul proprio server per
schedare tutte quelle caselle diposta presso le quali la rivale Amazon aveva
inviato materiale pubblicitario.

 



L’azienda fu accusata


di aver intercettato illegalmente i contenuti privati dei clienti. La decisione
della Corte di Appello fa discutere e apre un pericoloso varco nelle maglie
molto strette e rigide del Wiretap Act, la legge di riferimento che regola le
intercettazioni di contenuti dalle telefonate alle mail ai messaggi via
telefono.

 



Nel dettaglio la Interloc


mise sotto sorveglianza tutte le caselle di posta nele quali Amazon inviava
messaggi dove si indicavano consigli per l’acquisto di libri rari non più
ripubblicati, offrendo i propri servizi per la ricerca delle opere difficilmete
reperibili nelle librerie. Interloc ha motivato questo gesto per cercare di
dimostrare il comportamento poco corretto dei concorrenti.

 



La decisione del giudice


di non imputare alla Interloc il reato di intercettazione illegale e violazione
della privacy sta nel fatto che la società ha semplicemente relegato in un
archivio elettronico l’elenco di caselle di posta oggetto della contesa
commerciale ‘non contravvenendo a nessuna norma del Wiretap Act’.

 



D’altra parte il tentativo


di fornire interpretazioni sempre più ampie alle norme che regolano la privacy
non è argomento nuovo. Fa ancora discutere la decisione del parlamento
britannico che ha imposto a chi usa sistemi di codifica per le ‘e-mail’ non
potrà sfuggire all’occhio indiscreto del ‘Grande Fratello’: su richiesta delle
autorità, infatti, dovrà fornire la parola chiave o la stampa del messaggio
decriptato.

 



La legge è stata contestata


dalle società che operano nel campo del commercio ‘on linè, che temono di
essere danneggiate. Hanno protestato anche varie organizzazioni per i diritti
civili, che vi vedono una grave violazione della ‘privacy’.

 

https://www.litis.it

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