Ue: “Cambiate il salva-calcio”. Richiesta ufficiale all`Italia
La Commissione europea ha chiesto all`Italia di modificare
il decreto che consente alle società di spalmare su dieci anni le perdite, più
noto come "salva-calcio". La Ue ritiene che la legge "violi le norme
europee sulla contabilità". E` questo il secondo passo nella procedura di
infrazione prevista nei confronti dei paesi sospettati di avere violato le norme
comunitarie. La Commissione potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia europea.
Com`era prevedibile la Commissione europea ha chiesto formalmente
all`Italia di modificare il decreto salvacalcio. Questo non è altro che il
passo successivo della procedura avviata lo scorso novembre dal commissario Ue
per il mercato interno, l`olandese Frits Bolkestein, contro il decreto che
permette alle squadre italiane di spalmare su dieci anni le perdite dovute alla
svalutazione dei giocatori. Le procedure avviate dalla Ue contro questo decreto
(varato nel febbraio del 2003) erano due: una del commissario per la concorrenza
Mario Monti, per presunta violazione delle norme Ue sugli aiuti di stato (poi
archiviata lo scorso marzo a seguito delle modifiche apportate al decreto che
hanno permesso di azzerare gli effetti fiscali del provvedimento) ed una di
Bolkestein per sospetta contrarietà alle norme comunitarie in matera di
contabilità societaria.
E proprio quest`ultima è quella che sta procedendo. Il problema, per quel che
riguarda il `salva-calcio` è relativo alla "questione del precedente" –
ha spiegato un portavoce di Bolkestein – "Se si permette a questo tipo di
misure di essere approvate, ne verranno incoraggiate di analoghe. E` una misura
una tantum che pero’ puo’ avere effetti anche per 10 anni. In questo modo
specialmente le maggiori società calcistiche, possono presentare conti nei
quali i costi effettivi di un determinato anno sono sottovalutati, le perdite
reali occultate, fornendo agli investitori un quadro fuorviante".
Il governo italiano ha tempo due mesi per mettere mano al decreto e renderlo
accettabile agli occhi della Commissione, altrimenti questa potrebbe rivolgersi
alla Corte di giustizia. Per le scoeità comunque i "pericoli" sembrano lontani.
Infatti, anche in caso di intervento della Corte di giustizia e di condanna
dell`Italia da parte di questa, potrebbero non esserci effetti diretti sui club
calcistici, visti i tempi lunghi che potrebbe avere il verdetto. C`è pero’ la
possibilità che l`eventuale sentenza della Corte possa essere usata come base
giuridica per un`azione legale da parte di quei club che non hanno utilizzato la
"spalmadebiti" e che potrebbero pretendere dei risarcimenti a patto di poter
dimostrare di aver subi`to un danno a causa delle decisioni contabili di altri
club.


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