I legali allo scontro tra generazioni. Gli under 40 sono la metà degli iscritti all’ente previdenziale ma incassano un quarto del reddito della categoria
L’inizio della carriera è
caratterizzato da lunghi periodi di bassi guadagni – L’accesso e le pensioni tra
i principali motivi di attrito
Un conflitto generazionale a
tutto tondo spacca gli avvocati italiani. A denunciare l’esistenza di una
incrinatura tra le nuove leve che entrano nella professione e chi ormai ha una
posizione consolidata è l’ultima rilevazione della Cassa forense sui redditi
dichiarati e sulla composizione degli iscritti. Il quadro rileva due tendenze.
La prima è rappresentata dal fatto che i giovani legali, sia uomini che donne,
dopo aver affrontato le "fatiche" dell’accesso, sono costretti a sopravvivere in
un mercato che li spinge verso settori marginali e li costringe a guadagni
sempre più parchi.
Basta un dato a dare la
fotografia del fenomeno: a fronte di un universo costituito da oltre 103mila
iscritti alla Cassa (dati 2002), circa la metà (47%) è rappresentato da
soggetti al di sotto dei 40 anni che producono pero’ solo un quarto (26,7%) del
reddito complessivo dell’intera categoria.
La seconda tendenza in atto,
invece, è legata al progressivo aumento delle donne in "toga": su 105.307
iscritti all’ente previdenziale nel 2003, nel gruppo tra i 24 e 39 anni, le
femmine toccano ormai il 49 per cento. Sopra i 40 anni la situazione invece si
ribalta a favore dei maschi, che raggiungono il 79% contro il 21% delle donne.
Una contrapposizione dirompente.
Il fattore generazionale
rappresenta ormai un’emergenza che rischia di minare il tradizionale collante
della categoria, generando una contrapposizione che fa sentire i suoi effetti
immediati per il momento solo sulla questione dell’accesso, ma che è destinata
ad allargarsi a macchia d’olio.
Regole per l’iscrizione
all’Albo, necessità di formazione continua e specializzata, supporti all’attività
di avvio dello studio per le nuove leve, orientamento al mercato e necessità di
riordinare la previdenza in rapporto alle esigenze dei più giovani stanno
diventando questioni strategiche nel governo degli oltre 150mila avvocati.
La punta dell’iceberg del
conflitto, dunque, è evidenziata dalle modalità di gestione degli esami di
abilitazione alla professione, ma sotto sotto, come indicano i dati, le spinte
sono più dirompenti e fanno leva sulla precarietà dell’attività anche dopo
molti anni dall’ingresso nell’Albo.
Il redditometro che punisce i
giovani. Dal confronto effettuato dalla Cassa forense sul reddito medio Irpef
per classi d’età, espresso ai valori del 2002, negli anni 1982, 1995 e 2002
emerge che solo un gruppo ristretto di avvocati sopra i 40 anni è riuscita, a
valori monetari costanti, a portare a casa nel corso del periodo considerato
guadagni medi elevati, al netto l’inflazione. All’inizio del ventennio
considerato, cioè nell’82, la categoria che aveva il reddito medio più alto
era quella tra i 45 e i 49 anni: i 5.111 legali che vi rientravano hanno
raggiunto il tetto di 27.064 euro.
Tredici anni dopo, nel
1995, la classe tra i 50 e 54 anni, 4.416 avvocati, ha conquistato quota 75.249
euro. Nel 2002, infine, i senior tra 60 e 64 anni, 4.936 professionisti, hanno
fatto il pieno con un reddito medio di 87.787 euro. Risultati magri, invece, per
chi intraprende l’attività. Chi nel 1982 aveva da 35 a 39 anni si doveva
accontentare di 21.842 euro, tredici anni dopo di 29.420 euro, e di 29.870 euro
alla fine del ventennio considerato. Tempi duri, dunque, per i giovani,
costretti per giunta a sostenere i costi di avvio dello studio. Senza contare,
poi, che alla fine dello scorso anno, su 138.262 avvocati presenti negli albi,
solo 105.307 (il 76,16%) avevano aderito all’istituto di previdenza. Cio’
significa che esiste una fascia di giovani leve, 32.955, che opera in modo
marginale e svolge la professione senza continuità. Naturalmente, il dato va
depurato da chi fa un lavoro diverso dall’avvocato. Resta, comunque, una quota
di soggetti senza futuro pensionistico. Le avvocatesse in affanno. Dalla lettura
dei dati sulla distribuzione del reddito dichiarato ai fini Irpef per il 2002 si
rileva l’oggettiva difficoltà per le professioniste. Tra i 35 e 39 anni i
legali "in rosa" incassano in media solo 21.667 euro contro i 38.183 degli
uomini, cioè il 43,25% in meno. Stesse differenze tra i 50 e 54 anni, con solo
47.056 euro nelle tasche delle donne contro gli 82.812 dei maschi. Nè la
situazione migliora nelle fasi più mature e remunerative del ciclo lavorativo,
cioè tra i 60 e i 64 anni, dove le avvocatesse capitalizzano un reddito medio
pari a 55.262 contro i 98.665 dei colleghi.
Carmine De Pascale (Il Sole 24
Ore)


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