GIUSTIZIA – Costituita la Commissione che rifornerà il processo penale
Costituita al Ministreo
della giustizia la commissione per il remake del processo penale. L’organismo
dovrà sfornare, entro la fine dell’anno, la definizione dei contenuti di un
nuovo Codice di procedura penale. I lavori della commissione dovrebbero
soprattutto modellare le nuove norme ai principi costituzionali del “giusto
processo” (contraddittorio, regime probatorio, ragionevole durata del processo),
enunciati dall’art. 111 Cost, ed uniformare i continui interventi normativi e
giurisprudenziali che hanno reso necessario, dopo 15 anni dal “varo” un radicale
intervento legislativo sul Codice di procedura penale. Ricordiamo in proposito
che il primo intervento con forbici della Consulta avvenne soltanto dopo pochi
mesi dalla entrata in vigore del “nuovo” ” a quel tempo ” processo penale, con
la sentenza della Corte Costituzionale n. 183/90, in tema di giudizio
direttissimo, che censuro’ l’art. 452 cpp.
La commissione è presieduta
dal Prof. Andrea Dalia (docente di Procedura penale all’Università di Salerno;
già componente della commissione Pisapia che redasse il codice in vigore
attualmente) e annovera al suo interno gli Accademici Vincenzo Garofali (Uni.
Bari), Angelo Giarda (Cattolica Milano), Dario Grosso (Uni Messina), Enrico
Marzaduri (Uni. Pisa), Vito Normando (Uni. Bari), Angelo Pennisi (Uni. Catania),
Giuseppe Spagnolo (Uni Bari); i magistrati Luciano D’Angelo (Procura di Napoli),
Angelo di Salvo (Tribunale Napoli), Nicola Milo (Corte di cassazione), Giampiero
Serangeli (Tribunale di Lecco), Giovanni Silvestri (Corte di Cassazione); gli
avvocati Claudio Botti (Foro di Napoli) e Giuseppe Frigo (Foro di Brescia)
nonchè il funzionario del Ministero della giustizia Settembrino Nebbioso.
Scorrendo la lista dei
componenti la Commissione sembrerebbe che l’avvocatura ne risulti
fortemente penalizzata. Al riguardo va pero’ precisato che molti cattedratici, a
cominciare dal Presidente Dalia, vantano una esperienza anche tra i banchi della
“difesa”.
Secondo il Presidente della
commissione serve una concreta semplificazione delle forme. << Oggi ” afferma
Dalia ” abbiamo delle ripetizioni di attività che sono inutili. Basti pensare
all’avviso di conclusioni delle indagini, all’informazione di garanzia, a quella
sul diritto e sul deposito di atti. Tutti innesti che si sono prodotti
gradualmente sul codice senza effetti positivi, anzi hanno prodotto sensibili
allentamenti. Bisogna poi pensare ad una razionalizzazione delle udienze, a
partire dai ruoli, per evitare che i dibattimenti durino anni, costringendo i
giudici a tenere presenti i risultati probatori per periodi troppo lunghi. Ma
anche esponendo il processo stesso a rischi come la sostituzione dei giudici..
Uno dei cardini del nuovo processo, poi, è rimasto inattuato: la distinzione
tra la fase procedimentale e processuale. Nelle intenzioni, la fase delle
indagini doveva servire solo ad orientare magistrato e pubblico ministero
nell’esercizio dell’azione penale, mentre la prova si doveva formare solo in
dibattimento. Tutto questo è saltato, soprattutto per l’ampliamento del
giudizio abbreviato, e le indagini hanno assunto sempre di più valore
probatorio>>.
A giudizio del Presidente,
bisognerà riflettere su un reale riequilibrio che restituisca peso e la giusta
importanza al momento dibattimentale, senza tuttavia ignorare l’importanza dei
riti alternativi, pur con i limiti che questi pongono all’effettivo attuarsi del
sistema processuale, e senza abbassare il livello delle garanzie. (M. M.)


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