Autorizzazioni generali per i dati sensibili
E’ questione di
giorni e le autorizzazioni generali per l’utilizzo dei dati sensibili e
giudiziari approderanno sulla «Gazzetta Ufficiale». I sette permessi rilasciati
dal Garante saranno pubblicati su un supplemento ordinario in cui troverà posto
anche il codice deontologico per il trattamento dei dati personali a scopi
statistici e scientifici.
Anche se
l’impianto delle autorizzazioni generali sostanzialmente non cambia, vi si
trovano, pero’, i nuovi principi introdotti dal Codice della privacy, entrato in
vigore a inizio anno. Con ogni probabilità si tratterà degli ultimi permessi
con questa veste. Il Garante sta, infatti, pensando di modificarli.
Lo scopo.
L’utilizzo dei dati sensibili e giudiziari è sottoposto a particolari cautele.
L’articolo 26 del Codice prevede che le informazioni più delicate possano
essere gestite solo con il consenso scritto dell’interessato e dietro
autorizzazione del Garante. L’articolo 27 indica garanzie analoghe per i dati
giudiziari. L’articolo 40 stabilisce, infine, che l’Autorità possa rilasciare
permessi generali relativi a determinate categorie di titolari e trattamenti.
Una via che il Garante ha seguito fin dal debutto della normativa sulla privacy.
Con i provvedimenti generali, infatti, si evita di essere inondati dalle
richieste di autorizzazioni senza, allo stesso tempo, rischiare la paralisi di
determinate attività professionali. Questo non significa che non siano state
rilasciati anche permessi singoli, ma si è trattato, in tutti questi anni, di
casi veramente sporadici, giusto perchè non riconducibili nell’alveo dei
provvedimenti generali.
Sette permessi.
Le autorizzazioni sono sette, relative al trattamento dei dati sensibili: idonei
a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale (il permesso interessa
soprattutto il personale medico e paramedico); nei rapporti di lavoro;
nell’organizzazione di associazioni e fondazioni; da parte dei liberi
professionisti; da parte di diverse categorie di titolari (banche, operatori
finanziari, centri elaborazione dati, operatori turistici, agenzie matrimoniali,
società di sondaggi e ricerche, assicurazioni, gestori di fondi, casse di
previdenza); da parte di investigatori privati. La settima riguarda
espressamente l’utilizzo di dati giudiziari da parte di privati, enti pubblici
economici e soggetti pubblici.
Le vecchie
autorizzazioni sono scadute il 30 giugno scorso, ma il Garante ha assicurato la
continuità dei provvedimenti generali. I nuovi — la cui efficacia decorre dal
momento della pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» — hanno, infatti,
validità dal 1 luglio 2004 al 30 giugno 2005. Per adeguarsi alle novità dei
nuovi permessi, gli interessati avranno tempo fino al 30 settembre prossimo. E
questo perchè, in accordo con il Codice, sono stati introdotti alcuni principi,
come quello di indispensabilità: si possono utilizzare i dati sensibili e
giudiziari solo se risultano indispensabili e dopo aver verificato che non è
sufficiente il ricorso a dati anonimi.
Il futuro.
«Molto probabilmente — spiega Giovanni Buttarelli, segretario generale del
Garante — si tratterà delle ultime autorizzazioni con questa veste. L’Autorità
ha, infatti, avviato una riflessione che consentirà, dal 2005, di adottare
permessi generali rinnovati nella forma e nei contenuti. Si dovrà, infatti,
tener conto dei principi stabiliti dal Codice (quello del prior checking e del
bilanciamento degli interessi), nonchè dei codici deontologici che nel
frattempo vedranno la luce e dell’autorizzazione generale sui dati genetici, che
sarà pronta in autunno».
Antonello Cherchi
Fonte: Il Sole 24
Ore



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