“Faccia da schiaffi” è espressione diffamatoria. Confermata la condanna della Ariosto per le opinioni espresse su Sgarbi – CASSAZIONE PENALE, Sezione V, Sentenza n. 36086/2004
Attenzione a
dare del "faccia da schiaffi" e del "cortigiano" ad una persona perchè si
rischia la condanna per diffamazione. Lo ha chiarito la quinta sezione penale
della Cassazione con la sentenza 36086/04.
E’ quanto è accaduto a Stefania Ariosto, il teste "Omega" che con le sue accuse
sulla corruzione dei giudici romani ha portato a Milano sul banco degli imputati
– tra gli altri – il capo dei Gip della capitale Renato Squillante, l’avvocato
Giovanni Acampora e l’ex ministro della difesa Cesare Previti. L’Ariosto si era
vista infliggere dalla Corte di appello di Milano una multa di 600euro per aver
affermato, nel corso di un’intervista pubblicata sul periodico La Provincia
"accusa me di avere venduto oggetti falsi, ma sotto processo per una perizia su
un certo quadro è finito proprio Sgarbi". E poi ancora, rivolgendosi sempre
all’onorevole Vittorio Sgarbi, "la cortigiana sarei io che da Berlusconi non ho
mai preso un lira […] non pare che lui possa dire altrettanto". Infine, "se
non lo condannano mi faccio giustizia da sola, lo prendo a schiaffi come ha
fatto Teodoro Bontempo con il giornalista Giancarlo Perna".
I giudici di legittimità, nel confermare la sentenza della Corte di appello di
Milano, hanno sottolineato che la frase della teste omega "[…] lo prendo a
schiaffi" non è intimidatoria ma "aggredisce" la figura morale del
destinatario. Infatti, richiama un’espressione gergale "faccia da schiaffi" che
comunemente indica una persona da disprezzare. Per cui non si tratta di minaccia
ma di diffamazione.
E se Giuliano Ferrara è stato assolto per aver dato della "cortigiana " a
Stefania Ariosto (si veda in proposito l’articolo del 19 marzo 2003), ahimè la
stessa sorte non è toccata a lei. Infatti, il semplice riferimento al ruolo di
"cortigiana" – rimane ancora "funzionale" all’esercizio legittimo del diritto di
critica politica, anche se il destinatario non è un personaggio politico. Ma
quando è accompagnato dall’allusione alla disonorevole condotta "di aver preso
i soldi da Berlusconi" non c’è alcun dubbio: è diffamazione.
Fonte:
www.dirittoegiustizia.it



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