Anche per gli obesi via libera ad assegno invalidità – CASSAZIONE CIVILE, Sezione I, Sentenza n. 16251/2004
Cresce l’obesità tra gli italiani e la Cassazione
prende atto che il fenomeno del sovrappeso sta un po’ stretto nei limiti
previsti dal Ministero delle Finanze per concedere l’assegno di invalidità a
chi ha molti chili di troppo. Per questo la Suprema Corte ha stabilito che non
sono più vincolanti le tabelle – fissate da un decreto ministeriale del 1992 –
usate per misurare il punteggio di invalidità e che attribuiscono una
percentuale di handicap agli obesi che in nessun caso supera il 40 per cento
(per avere l’assegno serve il 74 per cento). Ad avviso dei magistrati di
legittimità, invece, specie nelle forme gravi di accumulo adiposo, occorre
valutare questa disfunzione in ”maniera svincolata dai limiti tabellari” e
dare punti più elevati, superiori al 40 per cento, a chi ha un rapporto molto
squilibrato tra altezza e peso corporeo.
A questa decisione – sentenza
16251 della Prima sezione civile – ha portato la vicenda della signora Rita G.
di Torino, un metro e mezzo di altezza per 130 chili, concentrati soprattutto
sulle cosce. Proprio per le sue dimensioni, Rita aveva chiesto di essere
dichiarata invalida al 74 per cento, ma il ministero aveva bocciato la sua
richiesta. Cosi’ la donna si è rivolta (senza successo) alla magistratura che
per due volte – prima il Tribunale e poi la Corte di Appello torinese – le
rispose che, nonostante la mole, non raggiungeva il punteggio necessario. Il
consulente tecnico, infatti, dopo aver sottolineato ”l’obesità ginoide con
aspetto elefantiaco delle coscè’ di Rita, concludeva la sua perizia dicendo
che, ”secondo le tabelle ministeriali per l’invalidità civilè’, poteva darle
solo il 40% di invalidità. Dunque, niente assegno.
Contro il ”no” Rita si è
rivolta alla Cassazione e il suo ricorso ha fatto breccia tra i giudici che lo
hanno accolto, nonostante il parere contrario espresso dalla Procura che aveva,
addirittura,chiesto la declaratoria di ”inammissibilità ” del reclamo. In
particolare, i supremi giudici hanno affermato che è vero che le tabelle
”includono l’obesità nella fascia di invalidità dal 31 al 40%”, ma tale
percentuale è calcolata in riferimento a persone che hanno un ”indice di massa
corporea compreso tra 35 e 40”, che non tiene conto delle nuove forme di
obesità o di quelle più gravi. Rita, ad esempio, ha un indice di massa
corporea – calcola la Suprema Corte – del 57,7 che ”si ottiene, in base alle
indicazioni ministeriali, dividendo il peso del soggetto per il quadrato della
sua statura espresso in metri”. Nel caso in questione, spiegano gli ‘ermellini’:
”kg 130: 2,25 (1,50 per 1,50)= 57,77”. Deve quindi concludersi – afferma la
Cassazione – che una ”situazionè’ come quella di Rita ”richiede una indagine
diretta ad acclarare il grado di invalidità, svincolata dai limiti specificati
dalle tabellè’.
In pratica, adesso,
alle persone ‘oversizè, potrà essere riconosciuto un punteggio di handicap
maggiore del 40 per cento dato che – per effetto di questa decisione della
Suprema Corte – i periti chiamati a valutare il livello di obesità dovranno
tenere presente non più solo le tabelle, ormai inadeguate per misurare le nuove
obesità, bensi’ la reale situazione ”invalidantè’ di chi è afflitto da
questa malattia.



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