Proteggere i dati personali per tutelare la dignità dei cittadini. 250 esperti da tutto il mondo riuniti a Wroclaw, in Polonia
Questo il filo conduttore della
26ma Conferenza Internazionale delle Autorità garanti. Dal marketing politico
al rapporto tra privacy imprese e consumatori, passando per il diritto di
cronaca
Diritto alla
protezione dei dati personali
come
strumento per la protezione del diritto alla dignità della persona: questo il
filo conduttore della 26ma Conferenza Internazionale delle Autorità garanti per
la protezione dei dati personali, che ha riunito 250 esperti da tutto il mondo e
che si conclude oggi a Wroclaw, in Polonia.
La Polonia
ha un’autorità
di
protezione dei dati personali di tipo monocratico, creato nel 1998 dopo
l’approvazione della legge sulla protezione dei dati. Nei tre giorni di lavori,
si affrontano temi come il rapporto tra diritto alla privacy e la sicurezza
pubblica, l’uso delle nuove tecnologie di identificazione a radiofrequenza, la
privacy dei lavoratori, la cooperazione tra le autorità nazionali e
internazionali, i rapporti tra privacy e media, le violazioni su internet, le
minacce alla privacy nell’era della democrazia elettronica.
Ma anche
questioni
legate a un
approccio economico alla protezione dei dati, al marketing politico, all’uso
delle biometrie, il trasferimento dei dati nei paesi extra Ue e le sfide
dell’economia globale. "La propaganda politica è uno strumento fondamentale di
partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Dobbiamo pero’ evitare un
suo uso distorto e tutelare i diritti e le libertà dei cittadini", ha
affermato durante i lavori Giovanni Buttarelli, segretario generale dell’Autorità
italiana, parlando di "marketing politico".
"Occorre –
ha affermato
Buttarelli –
evitare di restringere la circolazione delle idee e delle proposte politiche, ma
promuovere un marketing responsabile che non riduca le scelte degli elettori o
allontani dall’arena politica chi teme un uso a fini di profilazione dei suoi
dati personali". Buttarelli ha osservato che il marketing politico diretto a
singole persone presenta problemi analoghi al marketing commerciale, ma puo’
comportare maggiori rischi per l’interessato a causa dei dati di natura
"sensibile" che riguardano aspetti legati alla sua identità personale e alle
sue convinzioni.
A maggior
ragione,
dunque, chi effettua marketing politico deve ottenere il preventivo consenso
all’uso dei dati da parte dei cittadini. Senza confondere "la pubblicità di
diritto con la pubblicità di fatto", come succede spesso con gli indirizzi di
posta elettronica: il fatto che essi siano su internet e conoscibili da
chiunque, in sostanza, non significa che possano essere usati liberamente per
scopi commerciali.
Oggi, la
competizione politica
è diventava
piùintensa e capillare e il marketing di propaganda elettorale usa nuove
tecniche, come i banner sul web, o come gli sms, che sono diventati uno
strumento appetibile per un candidato. Il segretario generale dell’Autorità
italiana ha esaminato recenti casi di utilizzo degli sms in Italia alla luce
degli orientamenti emersi in ambito internazionale. Per quanto riguarda gli
elenchi telefonici, Buttarelli ha sottolineato le novità introdotte in Italia,
primo paese in Europa, a partire dal 2005.
Esse
prevedono l’inserimento,
con il consenso dell’interessato, anche dei numeri cellulari e soprattutto la
possibilità per gli abbonati di scegliere se ricevere o meno pubblicità. Chi
la accetta vedrà il suo nome contrassegnato con uno speciale simbolo. Grande
attenzione dovrà quindi essere posta a un’adeguata informazione degli abbonati
per consentire loro una scelta libera e consapevole.
Altrettanto
delicato il capitolo
relativo
agli aspetti economici della privacy. Per Gaetano Rasi, altro esponente dell’Authority
italiana ”il diritto alla tutela dei dati personali è destinato a svolgere una
funzione fondamentale per disegnare i futuri assetti del rapporto tra imprese e
consumatori. La tutela dei dati personali puo’ diventare una leva di sviluppo
economico e non un fattore frenante della crescità’ ha affermato, ricordando i
profondi cambiamenti causati dalla tecnologia sulle attività umane, in
particolare sulla produzione e distribuzione dei beni con la conseguente
necessità di considerare la privacy come una esigenza connessa alla qualità
dei beni e dei servizi in vendita, dunque come una risorsa per emergere sui
concorrenti nel moderno mercato.
Se da una
parte c’è il rischio
di un
consumatore assediato dalle nuove tecnologie, che invadono la sua vita privata
con proposte di acquisto, dall’altra parte c’è quello che il mercato non riesca
più a entrare in contatto con il cliente e stabilire un rapporto diretto. Ed è
qui che la protezione dei dati personali puo’ dimostrarsi un utile strumento per
la definizione di un corretto rapporto tra imprese e consumatori: ”L’esistenza
di norme di tutela dei dati personali – secondo Rasi- puo’ permettere di
migliorare la qualità del rapporto con il cliente e con il cittadino perchè le
aziende possono disporre di informazioni corrette e genuine, raccolte con il
consenso di una persona interessata a essere contattatà’.
”Diritto di
sapere, libertà di comunicare,
trasparenza – caratteristiche fondamentali di una società democratica – non
possono cancellare il bisogno di intimità, il diritto di sviluppare liberamente
la personalità, di costruire liberamente la propria sfera privatà’ ha
affermato dal canto suo Mauro Paissan, intervenuto su privacy e diritto di
cronaca. Parlando del rapporto tra diritto di informazione e libertà
personale, ha ricordato che il Garante svolge in Italia un ruolo forte rispetto
agli altri Paesi europei, in quanto i principi della protezione dei dati
personali indicati dalla direttiva del 1995 trovano applicazione anche nel
settore giornalistico.
Due sono gli
strumenti
ai quali il
Garante fa riferimento per bilanciare gli interessi in conflitto: la normativa
generale sulla protezione dei dati personali, raccolta nel Codice della privacy,
e uno strumento più flessibile, il Codice deontologico relativo all’ attività
giornalistica. L’entrata in vigore della normativa sulla protezione dei dati
personali e l’annuncio della stesura di un codice deontologico hanno suscitato a
suo tempo polemiche nel settore giornalistico, ma i fatti hanno dimostrato – ha
detto Paissan – che non solo il Garante non funziona da censore o svolge una
mera funzione antigossip, ma che aiuta anzi a costruire un corretto rapporto tra
diritto di cronaca e privacy dei cittadini.
Lo sviluppo
tecnologico
apre
problematiche inedite nel settore giornalistico che richiedono l’elaborazione di
un’apposita normativa, ha affermato Paissan. Il web, per esempio, permette di
divulgare dati poi difficilmente eliminabili. Nel caso di false notizie esse
raramente vengono cancellate ed è sufficiente un motore di ricerca per
riportarle alla luce, tanto che si è giunti a parlare di fine del ”diritto
all’oblio”.
Fonte: Rai News



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