26a Conferenza internazionale dei Garanti per la privacy Sintesi dell’intervento di Stefano Rodotà

Il
Presidente dell’Autorità Garante, Stefano Rodotà, ha concluso oggi la
Conferenza mondiale sulla privacy, che si è tenuta a Wroclaw, in Polonia.

Rodotà ha messo in
evidenza il legame sempre più stretto tra privacy, libertà e dignità. Senza
una forte tutela dei loro dati, le persone rischiano sempre di più di essere
discriminate per le loro convinzioni, credenze religiose, condizioni di salute:
la privacy, dunque, non è più riducibile al diritto d’essere lasciato solo, ma
è ormai diventata un elemento essenziale della


società dell’eguaglianza
.
Senza una forte tutela delle opinioni politiche, dell’appartenenza partitica,
sindacale, associativa, i cittadini rischiano di essere esclusi dal processo
democratico: la privacy si presenta cosi’ come componente della


società della partecipazione
. Senza una
forte tutela del "corpo elettronico", dell’insieme delle informazioni raccolte
su ciascuno di noi, la stessa libertà personale viene messa in pericolo: la
privacy si precisa cosi’ come una condizione ineliminabile della

società della libertà

, come uno strumento indispensabile per contrastare le spinte verso una società
della classificazione, della sorveglianza, della selezione sociale.

Anche quando è necessario
combattere il terrorismo, questa legittima finalità non puo’ essere perseguita
con pesanti limitazioni della democrazia e dei diritti, adottando logiche
autoritarie. Proprio la memoria dei paesi come la Polonia, che ha conosciuto le
prassi dittatoriali delle schedature e del controllo capillare dei cittadini,
dovrebbe renderci consapevoli della necessità della privacy per rimanere
all’interno di una

società della dignità

.

Questi
valori – eguaglianza, partecipazione, libertà, dignità – rappresentano gli
ineludibili criteri di riferimento per stabilire l’accettabilità democratica e
la compatibilità con il rispetto della persona del ricorso a strumenti
tecnologici sempre più sofisticati e invasivi.

Rodotà ha
segnalato in particolare 4 problemi:

1.      
il passaggio da
forme di sorveglianza mirata verso soggetti pericolosi ad una sorveglianza
generalizzata, trasformando tutti i cittadini in "sospetti";

2.      
le trasformazioni
del corpo, utilizzato come una "pasword" attraverso i dati biometrici,
accompagnato da strumenti elettronici (braccialetti, microchip) che rendono
possibile seguirlo e localizzarlo in maniera permanente;

3.      
la
videosorveglianza generalizzata che fa scomparire la libertà di circolazione e
le lunghe conservazioni dei dati che rendono ciascuno di noi "prigioniero" del
proprio passato e dei controllori delle grandi banche dati;

4.      
la necessità di
un "habeas data", di una protezione integrale della persona nella dimensione
elettronica, che adempia alla stessa funzione di garanzia delle libertà che ha
storicamente svolto l’ "habeas corpus", l’impegno a rispettare il corpo e la
libertà della persona.

In questa
prospettiva, proprio una forte tutela della privacy puo’ liberare le nuove
tecnologie dal rischio di utilizzazioni lesive dei diritti fondamentali. Esse
possono cosi’ divenire pienamente disponibili per una più diffusa ed effettiva
partecipazione politica e sociale, per un più largo accesso alla conoscenza ed
alla comunicazione, per accrescere il benessere personale e rendere possibili
interventi proporzionati ed adeguati per la sicurezza individuale e collettiva.

La tutela della privacy si
proietta cosi’ al di là della semplice protezione della sfera privata e diviene
elemento essenziale della

cittadinanza del nuovo millennio
.

Wroclaw,
16 settembre 2004

 

https://www.litis.it

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