Riforma delle professioni, è pronto il nuovo testo. Previdenza garantita per i senza albo
Professioni
con l’esame di stato fuori dalla competenza delle regioni. Uno o più enti
previdenziali per l’erogazione delle pensioni dei professionisti non iscritti a
un albo e probabile eliminazione della commissione istruttoria del ministero
della giustizia che aveva voce in capitolo sull’organizzazione delle professioni
in ordini o associazioni. Sono queste le principali novità contenute del nuovo
testo di riforma delle professioni che nei prossimi giorni i tecnici (tra i
quali anche due consulenti che facevano parte della commissione Vietti, Antonio
Maria Leozappa ed Enrico Caratozzolo) consegneranno al ministero della
giustizia. Modifiche che dovrebbero consentire al testo, che oltre un anno e
mezzo fa si era arenato prima dell’esame del consiglio dei ministri per
contrasti politici, ma anche per l’opposizione delle associazioni non
regolamentate del Colap, di varcare finalmente la soglia di palazzo Chigi e
raggiungere la sua meta naturale: la commissione giustizia del senato. Dopo un
primo giro di incontri tra i tecnici e i responsabili di Cup (Raffaele Sirica) e
Colap (Giuseppe Lupoi) le possibilità di trovare un accordo sul nuovo testo
sembrano aumentate di gran lunga. A favorire un’intesa sarebbe anche la nuova
associazione di non regolamentate, Assoprofessioni, che punta ad approvare
quanto prima la riforma. Le modifiche sulle quali si sta discutendo
sembrerebbero confermare questa ipotesi. Innanzitutto si sta cercando di dare
una risposta alla richiesta di assistenza previdenziale per tutti quei
professionisti che non avendo l’iscrizione all’ordine non possono usufruire di
un trattamento pensionistico adeguato alla propria attività. Un’ipotesi sulla
quale lo stesso presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza
privati, avrebbe espresso un primo parere favorevole. E sempre per venire
incontro alle esigenze delle associazioni si starebbe anche decidendo di
sopprimere la commissione istruttoria del ministero della giustizia alla quale
il testo Vietti affidava il compito di decidere quali professioni incidono su
interessi generali e devono quindi essere organizzate in ordini e quali invece
devono essere inquadrate nel sistema associativo. Da risolvere, invece, è
ancora il problema delle attività qualificanti: un punto sul quale nell’aprile
del 2003 si era consumata la rottura con il Colap. Quest’ultimo vorrebbe che si
individuasse una norma che salvaguardi le attività riservate senza comprimere a
dismisura la libertà d’azione delle non regolamentate. Nessun problema invece
per i ritocchi sulla prima parte del ddl per adeguare il testo all’articolo 117
che attribuisce potere concorrente alle regioni. In attesa che il parlamento
vari la nuova modifica che riporta allo stato l’esclusiva nel settore, la
soluzione adottata è un’interpretazione del dettato costituzionale che si rifà
all’articolo 33, comma 4: tutte le professioni per le quali è previsto un esame
statale per l’accesso saranno riportate al centro. In discussione ci sarebbero
anche altri ritocchi suggeriti, tra gli altri, dal responsabile professioni
Margherita, Pierluigi Mantini, che riguardano in particolare la tutela del ruolo
dei giovani e per una maggiore modernizzazione del settore. Veniamo ora alle
note dolenti. Nonostante le buone intenzioni, associazioni e ordini sono ancora
in una fase di reciproca diffidenza che potrebbe emergere al momento della
stesura definitiva del testo. A livello governativo, invece, la poca sintonia
tra il ministro della giustizia, Roberto Castelli (che ha deciso di seguire la
materia in prima persona) e il sottosegretario Michele Vietti (che si era sempre
occupato finora del settore) potrebbe rallentarne l’iter e ostacolarne la
riuscita.
Ginevra Sotirovic, Italia Oggi


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