La retromarcia di Castelli :”Sarò flessibile sulla giustizia”

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Sta
tutta in un aggettivo la sconfitta del Guardasigilli Castelli sulla riforma
dell’ordinamento giudiziario. Sta in quel "flessibile", in quel "saro’
flessibile", pronunciato dal ministro della Giustizia ieri sera a Montecitorio
dov’era andato per "raccomandare" al presidente Casini quello che resterà della
"sua" legge. Una giornata calvario.
La mattina, prima di partire per Milano dov’era in programma una conferenza
stampa con Formigoni, ecco il colloquio a tu per tu con Berlusconi. Il premier
conferma quanto aveva detto a Bossi: "Castelli, devi stare tranquillo, dobbiamo
aspettare l’anno nuovo". Poi la notizia peggiore: "Gli emendamenti dell’Udc, a
questo punto, li devi presentare tu". Nel primo pomeriggio la voce si diffonde,
diventa notizia: le 17 richieste di modifica dell’Udc che giacciono da due
settimane al Senato, di cui Castelli aveva detto "se non le ritirano io daro’
parere contrario e le respingero’", passano di mano e saranno presentate dallo
stesso governo sotto forma di un nuovo maxi-emendamento, il terzo della serie
come ricordano subito quelli dell’Anm. Che fanno una battuta: "Questi maxi
finora non hanno portato fortuna". L’Udc ha vinto, Castelli e il falco aennino
Bobbio (relatore della riforma al Senato) hanno perso. Il sottosegretario
centrista alla Giustizia Vietti fa mostra di fair play: "E’ inutile andare a
vedere chi ha vinto e chi ha perso. Ha vinto il buon senso di chi vuole una
riforma meno vulnerabile". Ma l’Udc non puo’ nascondere la sua grande
soddisfazione, anche se Vietti la butta sul politico e ribadisce: "E’ la stessa
storia del federalismo. Prima ci hanno criticato per le richieste di luglio,
adesso ci danno ragione". Il segretario centrista Follini è rimasto dietro le
quinte, ma ha tenuto duro. Diceva dall’inizio di settembre che quella
dell’ordinamento giudiziario sarebbe stata la battaglia dell’autunno, cosi’ è
stato, e Berlusconi che vuole evitare a tutti i costi scontri con le toghe per
via del suo processo (e di quello di Dell’Utri) lo ha assecondato. Diceva ieri
in Transatlantico il forzista Cesare Previti con il suo inconfondibile accento
romanesco: "Si fa, si fa, magari ci prendiamo un po’ di tempo, ma si fa". A
questo punto tocca a Castelli caricarsi addosso la battaglia perduta: lui voleva
che la riforma passasse immediatamente al Senato, pena la sua "morte" per via
dei tempi. E ieri ha riparlato di morte di nuovo, con una frase sibillina:
"Voglio dare prova di massima flessibilità. Non possono chiedermi di essere
l’assassino della riforma". "Loro" sono soprattutto quelli dell’Udc, ma anche i
forzisti. Al responsabile Giustizia azzurro Gargani, che ancora ieri insisteva
per un vertice dei saggi della giustizia (Castelli, Vietti, Gargani, La Russa),
il ministro ha risposto: "No, voglio incontrare prima te. Vediamoci da me alle
14". Fresco delle audizioni del commissario Ue Buttiglione, Gargani oggi arriva
da Bruxelles dove ha difeso l’esponente centrista dagli attacchi delle sinistre
e vede Castelli. Ma già ieri Gargani anticipava la linea: "I magistrati con cui
abbiamo parlato io e Bondi non si accontentano certo degli emendamenti dell’Udc,
lo hanno detto chiaramente. Hanno accettato il tavolo del confronto, ora bisogna
dargli una risposta vera". Resta la battuta di Castelli che non vuole fare
"l’assassino della riforma". Che vuol dire? Qualcuno (Berlusconi?) ieri gli ha
chiesto di accantonarla definitivamente? O la battuta nasconde una velata
minaccia di dimissioni? Castelli sarà "flessibile" nel gestire un prossimo
maxi-emendamento, ma fermo nella richiesta di garantire un iter spedito alla
Camera dopo l’approvazione al Senato. Per questo, al presidente Casini il
ministro ha chiesto di dargli rassicurazioni sul futuro. Convinto com’è che i
tempi giochino contro la riforma, il Guardasigilli vuole a tutti i costi
approvarla entro l’anno per occuparsi poi dei decreti attuativi. Processi di
Berlusconi permettendo.
                                                           


LIANA MILELLA, Repubblica




 

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