Misure Alternative – Niente carcere per metà dei condannati
Per ogni dieci condannati che
vanno in carcere, pi๠o meno altrettanti accedono a una delle misure
alternative. Uno in semilibertà, tre ottengono la detenzione domiciliare e sei
prendono la strada dell’affidamento in prova ai servizi sociali. La fotografia
dell’esecuzione della pena in Italia al 30 giugno 2004, come emerge dai dati
forniti dal ministero della Giustizia, è questa: senza un’alternativa alla
detenzione, i problemi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria
raddoppierebbero. Anzi, di pià¹. Infatti, a fronte di 35.291 detenuti in carcere,
in seguito a condanna passata in giudicato, alla fine del primo semestre del
2004 se ne sono contati altri 37.685 sottoposti alle misure alternative.
Di questi, in particolare, il 28% approda alla detenzione domiciliare, il 7%
alla semilibertà e il 65%, dato in costante aumento nel corso degli anni,
ottiene l’affidamento ai servizi sociali.
Il successo di quest’ultima misura, peraltro la pi๠remota del nostro
ordinamento, si spiega anche con la sua estensione, a partire dal 1985, ai
condannati tossicodipendenti, e poi, dal 1999, ai malati di Aids.
Su 24.360 casi seguiti nel corso del primo semestre di quest’anno, oltre un
quinto (5.239 unità) rientra infatti in queste categorie.
Che l’assegnazione ai servizi sociali sia una concreta alternativa al carcere è
dimostrato da un’altra circostanza: degli oltre 24mila "affidati" nel primo
semestre 2004, ben 19.931, l’82% del totale, provengono dalla libertà.
Solo il 18% delle posizioni censite, infatti, passa ai servizi sociali dopo aver
scontato una parte di pena presso un istituto penitenziario. L’indicatore di
provenienza dalla libertà è invece meno significativo per quanto riguarda le
altre due misure alternative: semilibertà 17% e detenzione domiciliare 57 per
cento.
In ogni caso, il numero di individui che riescono a evitare il carcere aumenta
al crescere della popolazione penitenziaria, ma il dato rilevante è la diversa
velocità. Secondo le cifre fornite da Via Arenula, tra il 2001 e il 2003, i
presenti condannati in via definitiva sono passati da 31.024 a 32.865, segnando
un salto del 6%; nello stesso periodo di tempo, gli accessi alle misure
alternative sono saliti di quasi il 24 per cento (da 21.930 a 27.133). E se si
proietta alla fine dell’anno il dato parziale del primo semestre, la quota sale
al 36 per cento.
Il successo dell’applicazione delle varie formule, dipende anche dal
comportamento del soggetto interessato. Ogni tipo di pena alternativa è
costantemente sottoposta a verifiche e controlli, a volte da parte della
Pubblica sicurezza, a volte a cura del Centro servizi sociali.
Dunque la lettura dei numeri raccolti dal ministero sarebbe parziale senza
un’occhiata alle revoche: il dato complessivo varia dal 7% del 2001 al 5% del
primo semestre 2004. Nello specifico, però, l’affidamento al servizio sociale è
anche la soluzione pi๠solida e duratura: dal 1 gennaio al 30 giugno 2004,
infatti, le revoche sono state 790, pari al 3% dell’ammontare dei casi seguiti,
contro l’11% delle semilibertà annullate.
Seppure meno rilevanti come valori assoluti, sono significative anche le cifre
raccolte dal Dap sulle misure sostitutive, quali la semidetenzione e la libertà
controllata. Si tratta di due istituti minori, applicabili per pene di breve
durata, fino a un anno la prima, fino a sei mesi la seconda.
Il trend, in questo caso, è esattamente opposto a quello delle “alternative”.
Basti considerare che nell’intervallo 2001-2003 la flessione dei casi
complessivamente seguiti è superiore al 36%, che sale al 46% se il confronto è
relativo a quelli sopravvenuti.
A.M.CANDIDI, Il Sole 24 Ore


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