«Traditi da questa riforma», penalisti in sciopero
Ettore
Randazzo ci è ormai abituato: è la sesta volta, sotto la sua presidenza, che i
penalisti scendono in sciopero. Parla di tradimento l’avvocato, mentre annuncia
che il 24 e il 25 novembre lui e i suoi colleghi non indosseranno la toga.
Astensione dalle udienze, di nuovo e ancora contro la riforma dell’ordinamento
giudiziario che ha «tradito le promesse» di una separazione delle carriere tra
giudice e pm. «L’ultima stesura del provvedimento ha sicuramente aspetti
migliorativi, tuttavia non realizza ancora quella terzietà del giudice per la
quale ci battiamo», dice il penalista, aggiungendo che una divisione netta tra
le carriere sarebbe possibile anche senza modificare la Costituzione. In queste
ore la giunta dell’Unione delle Camere penali sta mettendo a punto un documento
nel quale ribadirà le ragioni dello sciopero, senza tralasciare un accenno alla
Carta costituzionale europea che per gli avvocati «annida al suo interno
trappole per le garanzie civili del cittadino». Presidente, perché uno sciopero
proclamato a così lunga scadenza? «Non escludiamo niente. Possiamo sempre
ricevere buone notizie», risponde Randazzo.
Non sperano tanto, invece, i magistrati. àˆ vero, anche loro lasciano sempre
aperta la strada del dialogo ma troppo spesso hanno dovuto constatare che è
stata rinchiusa senza grandi passi in avanti. Domani la giunta dell’Anm si
riunisce a Roma, proprio alla vigilia della prima protesta di giudici e pm.
Assemblee in tutti gli uffici giudiziari e contemporaneo stop alle udienze,
dalle 12 alle 13. Si valuterà successivamente, anche in base all’iter del
disegno di legge, se e quando fissare la data di uno sciopero che al momento
appare sempre pi๠probabile. Dice il presidente dell’Anm Edmondo Bruti Liberati:
«La protesta dei penalisti dimostra ancora una volta che questa riforma incontra
un dissenso diffuso. Al di là della separazione delle carriere, c’è ampia
convergenza tra noi e gli avvocati». E ulteriore convergenza c’è anche da parte
dei costituzionalisti. Ieri, da Udine, il presidente emerito della Corte
costituzionale Giovanni Conso ha invitato il Parlamento alla riapertura del
dialogo: «Se riforma ha da esserci e sono convinto che possa esserci, è
necessario che sia la migliore possibile, altrimenti sarà un provvedimento che
avrà dei punti deboli e che potrebbe essere controproducente». Sarà la
conferenza dei capigruppo, che si riunisce in questa settimana a Palazzo Madama,
a dettare l’iter del provvedimento, che da domani è nuovamente all’esame
dell’aula: contingentamento dei tempi o fiducia, sono le uniche due alternative
per una maggioranza che intende portare a casa il pi๠presto possibile questo
provvedimento.
MARIA
PAOLA MILANESIO, Il Mattino


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