Il decreto immigrati elude la sentenza della Corte costituzionale. Parere negativo della commissione Giustizia con la maggioranza latitante
Il Dl
peggiorato dal Senato stravolge l’equilibrio generale delle competenze
giurisdizionali e viola il principio di uguaglianza e il diritto di difesa
Il decreto legge del governo sugli immigrati è sbagliato, elude la sentenza
della Corte costituzionale e viola il principio di uguaglianza. E le modifiche
del Senato lo hanno solo peggiorato. Sono queste le motivazioni che hanno
indotto la commissione Giustizia della Camera a esprimere parere contrario (il
documento è leggibile tra i correlati) al decreto legge 241/04 approdato a
Montecitorio dopo essere stato modificato dal Senato (vedi in arretrati del 21
ottobre 2004).
Il parere presentato dalla responsabile giustizia dei Ds, Anna Finocchiaro e
firmato da esponenti di tutta l’opposizione, è stato approvato anche grazie
alle numerose assenze tra le fila della maggioranza: al momento del voto erano
presenti in commissione solo tre deputati della Cdl, Isabella Bertolini e
Michele Saponara di Forza Italia e Vittorio Messa di Alleanza nazionale.
Nel documento approvato ieri, che è già stato trasmesso alla commissione
Affari costituzionali si sostiene che il decreto legge, nato per colmare il
vuoto normativo creato dalle sentenze della Consulta, "in realtà, più che
ottemperare alle esigenze richiamate dalla Corte costituzionale, sembra volerne
eludere le pronunce, […], con scelte di politica legislativa fortemente
discutibili e, comunque, sicuramente nè necessarie nè urgenti, in
considerazione del loro carattere strutturale e non emergenziale".
Sulla falsariga di quanto affermato nel parere negativo espresso dal Consiglio
superiore della magistratura (vedi in arretrati del 22 ottobre 2004), anche la
commissione Giustizia della Camera critica la scelta di affidare la competenza
sulle convalide delle espulsioni ai giudici di pace che contraddirebbe lo stesso
D.lgs 274/00 che ha introdotto la competenza penale per i Gdp: "laddove
all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), esplicitamente esclude dal
procedimento davanti a tale giudice le disposizioni del codice di rito relative
all’arresto in flagranza ed al fermo di indiziato di delitto, nonchè alle
misure cautelari personali". Al parere dell’organo di autogoverno dei giudici ha
fatto espresso riferimento Anna Finocchiaro: "Anche il Csm ha detto che ormai i
Tribunali sono organizzati per fronteggiare la situazione. Non si capisce
davvero perchè si vuole togliere questa competenza ai giudici togati. Forse
perchè la giurisprudenza dei Tribunali sembra orientata verso il "favor
libertatis"?".
Secondo i deputati la deroga "all’equilibrio generale delle competenze
giurisdizionali" sarebbe ressa "ancor più palese dalla modificazione introdotta
dal Senato che trasforma reati contravvenzionali di inosservanza di un
provvedimento dell’autorità – fattispecie per la quale l’articolo 650 Cp
prevede una pena fino a tre mesi di arresto – in delitti di particolare gravità
puniti con pene edittali superiori, per fare un solo esempio, a quella prevista
dall’articolo 624 Cp per il furto".
La Commissione conclude il suo parere paventando l’incostituzionalità della
norma, poichè "una sola categoria di persone, gli stranieri extracomunitari,
vede ricadere sotto la giurisdizione del giudice di pace pronunce che incidono
sul loro status libertatis, in evidente contraddizione con il principio di
uguaglianza". Cosa che avverrebbe senza che "per i tempi e per i modi previsti,
sia effettivamente garantito quel nucleo incomprimibile del diritto di difesa
sancito dall’articolo 24 della Costituzione".(m.t.)
Fonte:
www.dirittoegiustizia.it


Commento all'articolo