Custodia cautelare: ammettere le accuse non vuol dire cancellare le esigenze – CASSAZIONE PENALE, Sezione V, Sentenza n. 44883 del 19/11/2004
Il maresciallo
del Ros coinvolto nell’inchiesta siciliana che coinvolge il governatore Cuffaro
e il manager della sanità privata Aiello deve tornare in carcere
Si riaprono le porte del carcere per Giorgio Riolo. Il maresciallo del Ros
accusato di concorso in associazione mafiosa nel processo che vede come imputati
il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, e il manager della sanità
privata Michele Aiello. Per i giudici del Palazzaccio, infatti, Riolo deve
tornare in carcere perchè non ha dimostrato di aver reciso i legami con Cosa
Nostra.
E’ quanto emerge dalla motivazioni, depositate oggi, della sentenza 44883/04 con
la quale, lo scorso 19 ottobre, i magistrati di legittimità avevano dato il via
libera alla nuova carcerazione del maresciallo messo agli arresti domiciliari
dopo otto mesi di carcere iniziati il cinque novembre del 2003. L’accusa per
Riolo è quella di aver riferito al manager della sanità Aiello – visto il suo
ruolo cruciale nelle intercettazioni e nelle indagini antimafia fatte dai
carabinieri del Ros – segreti investigativi sulla presenza di microspie in casa
di indagati per mafia o sospetti collusi.
Riolo era ricorso in Cassazione contro l’ordinanza di ripristino della custodia
in carcere – emessa dal Tribunale della libertà lo scorso 29 giugno, su appello
della Procura di Palermo contraria alla concessione dei domiciliari – sostenendo
che si erano affievolite le esigenze cautelari nei suoi confronti "in ragione
della parziale ammissione degli addebiti" contestatigli. Ma Piazza Cavour non è
stata dello stesso parere e ha convalidato il nuovo arresto sottolineando che
Riolo non ha allegato "elementi realmente indicativi dell’avvenuta rescissione
del rapporto associativo, ovvero dimostrativi del venir meno di ogni pericolo di
una ulteriore attività criminosa e tali, dunque, da condurre ad un giudizio
prognostico positivo sul punto".



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