La Giustizia e i nodi invisibili
Avvocati e magistrati in sciopero. Non è una novità, ma stavolta l’astensione
è simultanea, anche se per ragioni diverse o addirittura opposte. Si direbbe
che questo Governo è riuscito a metter d’accordo, nella protesta, suocera e
nuora. Ma nella vicenda ci sono ben altri paradossi. Tanto per cominciare, ci si
sta abituando allo sciopero quale mezzo di lotta anche da parte di magistrati e
avvocati. Ma come non scorgervi una preoccupante anomalia quando a ricorrervi
ripetutamente sono soggetti come questi, investiti di funzioni e responsabilità
tutte particolari? Orbene, l’esplicita solidarietà di parte della pubblica
opinione si spiega con l’importanza dei valori che si indicano come compromessi
dalla progettata riforma dell’ordinamento giudiziario (da un lato,
l’indipendenza della magistratura, dall’altro, il «giusto processo»); ma, per
un’altra parte, più scetticamente neutrale, gioca piuttosto la sensazione che
l’una e l’altra categoria siano state pesantemente provocate ad assumere
atteggiamenti estremi: quella dei magistrati, per la virulenza delle continue
polemiche condotte contro di loro da larghi settori della maggioranza
governativa e dallo stesso premier in prima persona; quella degli avvocati, per
un affermato venir meno dell’Esecutivo a promesse lanciate a sostegno di
rivendicazioni cui la rappresentanza dei penalisti sembra tenere particolarmente
(come quella di una radicale separazione di carriere tra giudici e pubblici
ministeri, rispetto alla quale essi giudicano troppo timido quello stesso
progetto che i magistrati ritengono invece intollerabilmente eversivo). Ma c’è
un altro paradosso. Ad apprestarsi (forse) a prender corpo definitivo in
Parlamento è infatti un mero testo di legge-delega. Per renderlo operante
occorrerà tradurlo in uno o più decreti delegati, che non è affatto sicuro
possano essere redatti prima della fine della legislatura. Ma non solo: tutta
l’intelaiatura, per la macchinosità dei congegni che comporta, ancor più
difficilmente sembra destinata a reggere a lungo alla prova dei fatti. Le
battaglie di oggi si combattono dunque, da tutte le parti, essenzialmente su
questioni di principio per non dire di immagine.


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