Iscrizion a ruolo. La “rivolta fiscale” degli avvocati
Tribunale di Torino, cancelleria dei giudici di pace, le 11 di ieri mattina.
Va
in scena il primo atto del “boicottaggio fiscale” promosso dagli avvocati contro
l’aumento del contributo unificato, cioè della tassa necessaria per iscrivere a
ruolo una causa civile. Un avvocato si presenta allo sportello per depositare
l’opposizione a un decreto ingiuntivo e comunica al cancelliere che non intende
versare i 12 euro in più previsti dalle nuove norme.
Dal
primo gennaio di quest’anno, con la nuova finanziaria, c’è stato un aumento
medio del 20% e soprattutto è stata cancellata l’esenzione per le piccole
cause, quelle appunto di competenza dei giudici di pace.
Se
prima il cittadino poteva citare per danni la tintoria che gli ha rovinato il
cappotto, avviare un decreto ingiuntivo entro i 1100 euro o promuovere azioni
civili per dirimere una controversia senza dover pagare nulla; ora il contributo
minimo è di 30 euro, qualsiasi sia l’entità della causa.
Per
protestare contro questo aumento, l’Oua (Organismo Unitario dell’Avvocatura, in
pratica il “parlamentino” degli avvocati italiani) ha promosso una singolare
forma di protesta: “Ci rifiutiamo di versare la somma che eccede il “vecchio”
contributo unificato, in vigore fino al 31 dicembre ” spiega Giampaolo Mussano,
il delegato nazionale che rappresenta il distretto di Torino ” e le cancellerie,
per non incorrere nell’omissione di atti d’ufficio, devono comunque iscrivere a
ruolo la causa”.
Il
tribunale dovrà poi sollecitare il pagamento della cifra mancante e l’avvocato
avrà tempo 30 giorni per mettersi in regola. Il boicottaggio dell’Oua, al quale
ha aderito anche l’Associazione avvocati del Distretto di Torino, ha lo scopo di
creare un po’ di scompiglio nelle cancellerie e di preparare il terreno per una
ridiscussione del problema a livello nazionale. “La nostra non è solo una
battaglia corporativa ” spiega l’avvocato Mussano ” ma anche in favore dei
cittadini. Perchè alla fine dei conti, l’aumento del contributo unificato si
scaricherà sui nostri clienti e comporterà per loro ulteriori spese.”
Nel
caso di ieri mattina, ad esempio, per una normale opposizione a un decreto
ingiuntivo del valore di 2.218,65 euro, il legale “ribelle” avrebbe dovuto
versare 43 euro di contributo unificato, a fronte dei 31 che sarebbero serviti
fino all’anno scorso. Oltre a scomparire l’esenzione per le cause al di sotto
dei 1.100 euro (ora si paga 30 euro), la tassa ha subito un sensibile incremento
in tutti gli scaglioni, fino ad arrivare al tetto di 520 mila euro, al di sopra
del quale si paga sempre lo stesso contributo: fino allo scorso anno era 900
euro, con la Finanziaria 2005 è salito a 1.100.
La
singolare protesta dell’Oua, approvata dall’Assemblea nazionale, era già stata
preannunciata la settimana scorsa dall’avvocato Enrico Merli, un altro dei
delegati piemontesi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Giorgio Ballario, La Stampa


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