Il mandato d’arresto, approvato con modifiche europeo torna alla Camera
Approvato con
modifiche. Criticha l’opposizione: troppi formalismi, legge svuotata e
inapplicabile. Per il governo bilanciamento di garanzie costituzionali e impegni
comunitari
Con 109 si’, 11 no e 63 astenuti (Ds e Margherita) il Senato ieri ha approvato,
anche se con alcune modiche, il disegno di legge sul mandato d’arresto europeo.
Che ora quindi dovrà tornare alla Camera per il definitivo varo.
Nonostante l’approvazione la maggioranza e l’opposizione sul recepimento della
disciplina europea sulle procedure di consegna degli imputati tra gli Stati
membri si sono spaccate. E quello che doveva essere il primo passo per la
costruzione in Europa di uno spazio comune di giustizia e sicurezza è diventato
un terreno di scontro politico e istituzionale. "Il mandato d’arresto europeo –
ha affermato Guido Calvi, il capogruppo dei Ds in commissione Giustizia del
Senato – doveva essere lo strumento per semplificare, all’interno dell’Unione,
le procedure di estradizione, cosi’ come è stato attuato dagli altri paesi".
L’Italia invece, continua a perseverare e ad essere l’unico paese inadempiente.
Il solo che non abbia ancora recepito la decisione quadro. E ieri, con
l’approvazione di alcuni emendamenti, che rendono necessario un nuovo passaggio
alla Camera non ha fatto altro che confermare questa prassi. "Ma soprattutto –
ha aggiunto ancora Calvi – la Casa delle libertà ha apportato al testo
originario modifiche tali da rendere la legge inapplicabile. Ha, infatti,
inserito una serie di paletti e formalismi che finisce per svuotare il
significato del mandato di cattura europeo".
Della stessa opinione è il sentore Nando Dalla Chiesa secondo il quale la legge
approvata ieri dal Senato "è un passo indietro rispetto agli odierni trattati
di estradizione con i Paesi extraeuropei". Una norma – sottolinea Dalla Chiesa –
è particolarmente scandalosa: quella che nega l’esecuzione del mandato per i
responsabili di reati non previsti in Italia. "In questo modo il nostro Paese –
ha continuato il senatore – si candida al ruolo di porto franco per i criminali
di varia specie". E poi ancora "si scrive mandato d’arresto ma si legge
boicottaggio della cooperazione giudiziaria".
Soddisfatto dell’approvazione, al contrario, il relatore Luigi Bobbio di
Alleanza nazionale che ha sottolineato che l’Italia arriva ultima ma non per
ragioni di dissenso sulla necessità di questo strumento. Tuttavia, ritiene che
sarebbe stato più utile e coerente prima approvare la Costituzione europea e
successivamente adottare un diritto comune sostanziale e processuale. Nella
realtà, invece, le cose non sono proprio andate cosi’, prima la decisione
quadro e poi la Carta Ue.
Pienamente soddisfatta Jole Santelli, sottosegretario alla Giustizia, presente
ieri – in rappresentanza del Governo – alla votazione a Palazzo Madama. "Il
testo emendato dall’Aula del Senato coniuga – ha detto Santelli – con equilibrio
le due diverse esigenze emerse dal dibattito politico: la difesa delle garanzie
sulla libertà personale previste dalla nostra Costituzione da una parte e la
necessità di rispettare gli impegni internazionali assunti dall’Italia verso
l’Unione europea".
Malgrado tutto la parola ora spetta alla Camera che dovrà riesaminare il testo
emendato del Ddl sul mandato di cattura europeo.
Cristina Cappuccini


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